È appena tornata dagli Stati Uniti con una laurea in Ingegneria in Machine Learning e un’esperienza che, prima ancora del titolo di studio, le ha cambiato il modo di guardare all’Università e al proprio futuro. Eleonora Massa, 23 anni, studentessa della Magistrale in Ingegneria Gestionale, curriculum inglese, ha concluso il suo anno accademico negli USA grazie a un bando vinto nel 2025 nell’ambito dell’accordo International Engineering Program con l’Università del Rhode Island. Ora attende di discutere la tesi anche in Italia, per conseguire il doppio titolo. “È stata un’esperienza meravigliosa.
Quando dicono ‘non mollare, le prime settimane sono le più difficili’, non mentono”, racconta. Perché l’impatto con la nuova realtà non è stato immediato: “Ti ritrovi lì da sola, nello Stato più piccolo degli USA, con molto freddo e distanze infinite tra un punto e l’altro e pensi: ok, devo necessariamente restare nel campus e viverlo appieno”. Ed è proprio quello che ha scelto di fare: “Ho respirato l’atmosfera vera statunitense, fatto amicizia, parlato con persone di lingue e nazionalità diverse e ho potuto davvero riscontrare cosa significa essere italiana, essere europea”.
Il confronto più significativo, però, è arrivato sul terreno universitario e professionale.
“Negli USA ti spingono a fare”, testimonia Eleonora. Durante l’anno, infatti, ha condotto tre lavori e contemporaneamente ha studiato, scritto la tesi e completato il percorso di laurea. “In Italia invece vige ancora un sistema che se sei uno studente non puoi occuparti di nient’altro, altrimenti sottrai tempo allo studio. Ecco, questo penso sia un modo di pensare che debba essere superato”. Un’impostazione che, secondo la studentessa, si riflette anche nel rapporto tra università e mondo del lavoro.
“C’è un grande collegamento con le cose pratiche. Qui le tesi devono essere necessariamente sperimentali, dunque anche i docenti ti invogliano ad essere creativo, ad adoperarti anche e soprattutto in vista del tuo profilo professionale”. Un approccio che ha trovato particolarmente significativo in un percorso ingegneristico: “In Italia invece siamo ancora molto legati alla teoria. Qui gli esami si preparano in mesi e, anche se la preparazione è ottima, forse si perde un po’ il senso di quello che si studia, soprattutto per questo tipo di materie”.
Il lavoro di tesi – Interpretable Machine Learning for Renewable Energy Forecasting – sarà ora adattato al percorso italiano. La conclusione degli studi per Eleonora non coincide con quella dell’esperienza internazionale. “Ho già inviato varie applications, adesso il mio pensiero è lavorare”. Tra le possibilità c’è la Svizzera, dove vive parte della sua famiglia, ma resta anche il desiderio di tornare negli Stati Uniti: “Il pensiero di ritornare in America c’è, e non lo nascondo”.
Un progetto che, spiega, non è però immediato: “È complesso: per un’azienda americana assumere una persona dall’Europa comporta costi molto elevati, quindi spesso è necessario maturare prima esperienza professionale in Europa”. Per ora, dunque, il prossimo passo è ancora da scegliere, ma l’anno trascorso dall’altra parte dell’Atlantico le ha lasciato una certezza sul valore del confronto: “Quest’anno mi ha fatto rendere conto di quanto sia bello viaggiare e quanto sia importante confrontarsi con realtà realmente diverse dalle proprie, ma mi ha anche fatto capire che sono molto fortunata ad essere italiana”. E l’Italia rimane sullo sfondo del suo progetto, con la speranza, un giorno, di tornarci con qualcosa di nuovo da portare con sé: “Spero di ritornare qui con una carriera avviata”.
Il consiglio, infine, è rivolto agli altri studenti che hanno davanti la possibilità di partire: “Fatelo, vi cambierà. Tornerete con un bagaglio più ampio ed una mente più aperta. Vorrei che ci fosse modo per far vivere queste esperienze a tutti gli studenti almeno una volta nella vita”.
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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 35







