Il prof. Carmine Piscopo, docente di Progettazione architettonica ed ex assessore al Comune di Napoli (fece parte alcuni anni fa della Giunta De Magistris) a metà marzo è stato nominato Coordinatore del Dottorato in Architettura. Il decreto del Rettore dovrebbe essere firmato entro maggio e a quel punto il docente entrerà nel pieno delle sue funzioni.
“Il Dottorato in Architettura nacque nel 2012 – spiega Piscopo – dalla confluenza di 4 diversi Dottorati. Tutto accadde in concomitanza con la trasformazione della Facoltà di Architettura in Dipartimento. Nel tempo il Dottorato è cresciuto ed ha seguito varie linee di indirizzo”. Sono aumentati i docenti, “attualmente sono 50 e rispecchiano una pluralità di punti di vista”, e il numero delle borse “i dottorandi dal trentottesimo al quarantunesimo ciclo sono 85, un numero cospicuo. Questo dato spiega bene le ragioni di un Collegio dei docenti così esteso”. Le lezioni si svolgono in parte a Palazzo Gravina e in parte nel complesso dello Spirito Santo, in via Forno Vecchio.
“I dottorandi sono per lo più laureati in Architettura, sebbene ci siano anche persone con lauree diverse conseguite alla Federico II e in altre sedi universitarie e città”. Prima di Piscopo, il coordinamento del Dottorato era affidato al prof. Fabio Mangone. “Ci sono sempre ragioni collettive e personali – commenta Piscopo – in questo genere di scelte. La cosa più bella è per me certamente l’adesione alla vita del Dottorato, del Dipartimento e dei giovani ricercatori”. Aggiunge: “Il Dottorato in Architettura è sempre un luogo privilegiato dei rapporti con le Fondazioni, le Biennali, le Triennali, le infrastrutture della ricerca nazionali ed internazionali”.
Gli obiettivi che il neo-coordinatore persegue sono vari: “Cercheremo una maggiore adesione alle condizioni esterne e ad alcuni cambiamenti molto significativi che hanno riguardato il mondo della ricerca negli ultimi anni. Se osserviamo il quadro degli obiettivi del Pnrr notiamo che c’è stato un accrescimento del livello di partecipazione dei giovani alla ricerca, con l’aumento delle borse e dei dottorandi. Il quadro nazionale ormai prevede Dottorati di interesse nazionale, consorziati e in forma associata.
Questo crea un quadro competitivo della ricerca europea ed un nuovo quadro di opportunità. Oggi si tratta sempre più di lavorare alla costruzione di strutture di ricerca accessibili, aperte e inclusive, implementate dalla comunità scientifica stessa”. Il Dottorato in Architettura dovrà guardare, quindi, sempre più al quadro mutato delle condizioni della ricerca europea e nazionale: “Significa avere rapporti con società scientifiche, con riviste, con l’editoria, con Biennali e Triennali e con le istituzioni nel campo della valorizzazione delle conoscenze. Vuol dire inoltre aprirsi ai giovani ricercatori, affrontare temi contemporanei su spazio e società; significa ragionare sui nuovi stili di vita e aggiornare la ricerca attraverso un punto di vista dei dottorandi e dei giovani ricercatori”.
Conclude: “Ad Architettura abbiamo anche un Dottorato di eccellenza, che è nato due anni fa e che si chiama HabiT. È più piccolo di quello in Architettura, ma non è meno significativo. Sarebbe interessante lavorare alla costruzione di una Scuola di Dottorato. In un primo momento Interdipartimentale e poi Politecnica”.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 18








