Mare fuori: “bignami delle emozioni e dei sentimenti”

Mare fuori: “bignami delle emozioni e dei sentimenti”

Cast, regista, producer della fortunata serie televisiva al Dipartimento di Scienze Sociali

Mare fuori’ è diventato ormai un binomio automatico per molti, una metafora di speranza e rivalsa. Si tratta del titolo della serie distribuita da Rai Fiction e Picomedia dal 2020, ambientata in un immaginario istituto penitenziario minorile di Napoli – ispirato al carcere minorile di Nisida – che racconta le esperienze di giovani detenuti alle prese con un difficile incontro tra la propria interiorità e il mondo esterno della criminalità. La serie è stata protagonista di un incontro l’11 maggio promosso dal Dipartimento federiciano di Scienze Sociali diretto dalla prof.ssa Dora Gambardella in collaborazione con l’Osservatorio Giovani (OTG), nell’ambito del Progetto ministeriale ‘L’impegno delle Università italiane in tema di legalità e mafie: l’insegnamento tra innovazione e tradizione’.

Tre membri del cast, Giovanna Sannino (Carmela), Francesco Panarella (Cucciolo) e, in diretta streaming, Raiz (Don Salvatore), sono stati accolti da una platea numerosa di studenti. “Crediamo che ‘Mare fuori’ riesca bene ad esprimersi, con una giusta dose di drammaticità, su un tema così delicato e sensibile come quello della criminalità minorile”, introduce il prof. Lello Savonardo, moderatore dell’incontro e coordinatore scientifico dell’OTG. Ad affiancare gli attori altre figure essenziali come il regista Ivan Silvestrini, la producer della serie Paola Pannicelli e Francesco Pinto (in diretta streaming), già Direttore del Centro produzione Rai di Napoli, oltre che l’esperto Giuseppe Centomani, Dirigente del Centro Giustizia Minorile Campania.

L’obiettivo del seminario: accostare la testimonianza filmica della devianza giovanile a quella fenomenologica, in modo da far emergere aspetti non sempre lampanti. Il primo a prendere parola è il regista Silvestrini che spiega i punti di forza della serie: “Di storie sulla criminalità se ne sono viste davvero tante negli ultimi anni. Con ‘Mare fuori’ abbiamo provato però a dare più spazio alla presenza dello Stato e alla fiducia nel cambiamento, aspetti che in altre serie come ad esempio Gomorra non sono presenti. Volevo raccontare Napoli con la sua alternanza di bellezza straordinaria e paradisiaca e di luoghi oscuri e torbidi, lo si può ritrovare anche nei personaggi.
Abbiamo scelto di rappresentare ragazzi ricchi di pulsioni e motivazioni profonde, tratte in primis dalla sofferenza, qualcosa in cui tutti ci possiamo rispecchiare. Puntiamo tutto sulla condivisione delle emozioni. Noi coltiviamo empatia e l’empatia è l’unica cosa che, alla fine, ci potrà salvare”.

Il progetto nasce da un’esperienza profonda – fa da eco la producer Pannicelli – che è quella del carcere minorile di Nisida: “Da qui il riconoscimento di una scrittura che si nutre della realtà. Questo credo che sia importantissimo. Ci sentiamo estremamente coinvolti e fieri di questo successo, anche internazionale, che la serie sta riscontrando. Dietro di essa c’è una collaborazione continua ed empatica, appunto”. Un successo da riscontrare anche nell’ambito dello sfondo sempre solido e mai oscurato nel quale la serie è inserita. “Napoli come ‘città-mondo’ – così la definisce Pinto -, dall’identità fortissima ma anche debole, allo stesso tempo. ‘Mare fuori’ in questo caso attua un racconto di Napoli, ed è un racconto completo. Napoli si presenta, nella narrazione, come un unicum”.

Ma quali sono le possibilità e le politiche orientate al riscatto e alla rieducazione che questa città, nel concreto, ha da offrire? A rispondere è il dott. Centomani: “Credo che la figura dell’educatore sia quella più pertinente ed essenziale per affrontare il problema delle devianze giovanili. E per questo devo dire grazie a ‘Mare fuori’ proprio perché esalta queste figure in maniera straordinaria e le rende simbolo di rinascita. La serie trasgredisce l’ordinamento penitenziario, trasgredisce quelle rigide regole pensate per gli adulti. Le regole per adulti non funzionano in un contesto minorile. Gli adolescenti hanno la caratteristica di cambiare e rendersi conto che il loro punto di vista era parziale e improduttivo. Questo lo fanno grazie agli educatori. Mentre i Direttori penitenziari generano piccole carceri nelle quali si sviluppano dinamiche sbagliate, gli educatori sono in grado di creare dei veri e propri spazi di normalità in un contesto chiuso”.

Quello di cui vi è bisogno è un nuovo approccio trasformativo per i giovani: “Non più di tipo addestrativo, come erroneamente è stato coltivato per anni. Ma creare una dinamica nella quale il ragazzo si possa identificare come un vero lavoratore oltre che imparare tecnicamente un mestiere specifico. Noi oggi parliamo di povertà complessa: povertà economica ma anche educativa, emotiva, etica e relazionale. Queste commistioni generano situazioni di svantaggio dalle quali è difficile uscirne. Per questo vi è la necessità di creare solide relazioni con figure significative che danno ai ragazzi la sensazione di potersi fidare. Questi ragazzi hanno la necessità di potersi fidare di qualcuno, di lasciarsi andare. È quello che si dovrebbe fare, ed è quello che ‘Mare fuori’, bignami dell’emozione e dei sentimenti, fa”.

Un motto tra le mura della Federico II, faro perenne nella promozione della cultura: “Più sai, più sei. Questo è ciò che noi vogliamo far arrivare ai ragazzi”, conclude Centomani. La melodia, che fa da sottofondo a questo messaggio, è la voce di artisti, collaboratori della serie e non, come Raiz e Lucariello (Luca Caiazzo) le cui canzoni parlano di seconde possibilità, spiragli di luce nel buio.
Giovanna Forino

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