Il prof. Gianluca Giannini candidato alla direzione del Dipartimento. Una comunità orizzontale per governare una struttura che “rappresenta quasi il 10% dell’intera Federico II”

È candidato ufficiale alla direzione del Dipartimento di Studi Umanistici: il prof. Gianluca Giannini, Ordinario di Filosofia Morale e docente di Etica e Intelligenza Artificiale. Classe 1973, da anni impegnato nella vita del Dipartimento, attualmente coordinatore scientifico della task force di Ateneo Human&Future, ha incontrato i suoi colleghi nel corso di un’assemblea l’11 settembre, al termine di una campagna elettorale durata quattro mesi e mezzo. Si andrà alle urne il 30 settembre. Al centro del suo progetto, un riassetto della governance per una struttura che, con 18 Corsi di Studio, circa 14 mila studenti e 230 docenti, “rappresenta quasi il 10% dell’intera Federico II”.

È proprio la dimensione del Dipartimento a rendere necessaria, secondo Giannini, che si propone alla successione del neo eletto Rettore Andrea Mazzucchi, una nuova organizzazione: “È arrivato il momento, visto che il nostro ultimo regolamento risale al 2016, di operare una sorta di riordinamento di una struttura così complessa e grande come il DSU”. Un intervento che parte dalla sua pluralità: “Dobbiamo riuscire a tenere insieme discipline scientifiche diverse”.

Ricerca, didattica, dottorati, formazione avanzata e rapporti con il territorio sono infatti un patrimonio che, avverte, “deve essere necessariamente gestito e governato attraverso modalità e procedure stabili, in maniera tale che non diventi dispersione”. La parola chiave è comunità: “in cui i ruoli di responsabilità siano condivisi e co-elaborati e non parta tutto dal direttore, con poi degli esecutori materiali: bisogna costruire delle connessioni più stabili”. Dentro questa idea trovano spazio, naturalmente, anche gli studenti, “non più semplicemente destinatari delle nostre decisioni, ma interlocutori qualificati nei processi che incidono direttamente sulla loro esperienza quotidiana nel Dipartimento”.

Tra le priorità indicate c’è poi il rapporto tra orientamento e carriere: “Bisogna finalmente cominciare a pensare anche al concetto di placement”, sottolinea, alla luce di un mercato del lavoro che “rapidamente si trasforma” e che impone di ripensare anche gli sbocchi professionali dei percorsi Magistrali umanistici. Il progetto guarda anche al “benessere, all’accessibilità e all’organizzazione concreta dei servizi” e al rapporto con il territorio attraverso “la cosiddetta terza missione”.


Una partecipazione che, nella visione di Giannini, deve coinvolgere anche il personale tecnico-amministrativo, che “non può essere considerato un terminale esecutivo al quale il corpo docente consegna delle decisioni già prese”, ma deve diventare “una componente strutturale della capacità del Dipartimento di trasformare indirizzi e priorità in processi realmente sostenibili”.

Cinque delegati

Il nuovo assetto lo immagina articolato su tre livelli: direzione, vice-direzione e cinque aree strategiche affidate ad altrettanti delegati. La prima dovrà occuparsi dell’indirizzo strategico, della sintesi e del coordinamento generale, assumendo “la responsabilità della visione complessiva del Dipartimento”. La vice-direzione dovrebbe invece acquisire “maggiore visibilità anche operativa”, diventando “il presidio trasversale, il coordinamento operativo del presidio della qualità”. Infine, il terzo livello articolato in “cinque aree strategiche e cinque delegati diretti del direttore”, con competenze che spaziano dalla ricerca all’orientamento, dal well-being al public engagement. Giannini chiarisce: “non si tratta di una modifica burocratica, ma il tentativo di ridurre delle zone grigie che potrebbero determinarsi”.

Tra le questioni più sentite c’è poi quella degli spazi, soprattutto nel centro storico, dove “uno dei problemi cronici è quello di una comunità di docenti e studenti che vive una situazione di spazi non sempre adeguati”. Un tema che si intreccia con quello dei Corsi di studio: “possono avere delle esigenze simili, ma anche molto diverse”, osserva Giannini, citando tra gli esempi Lettere Moderne, “che ogni anno conta tra i 700 e gli 800 immatricolati”.

Da qui la necessità di razionalizzare le risorse disponibili, evitando che, all’estremo opposto, “un Corso di studi che ha un centinaio di studenti all’anno resti destinatario di spazi che, per la gestione della didattica, sono già sovradimensionati”.
Il progetto, elaborato insieme ad altri colleghi, è raccolto in un documento di 35 pagine. “Più che contenere retoriche e petizioni di principio, rappresenta la messa a terra di un’organizzazione più snella, ma anche più efficace”, riassume Giannini. Sullo sfondo, però, c’è un sistema universitario che dovrà fare i conti con risorse sempre più limitate. Dopo la stagione delle risorse straordinarie del post-Covid, “le risorse complessive sul sistema universitario si sono andate assottigliando e riducendo”. Una situazione che impone una nuova capacità di gestione: “Con meno siamo chiamati a fare di più”.

Con il predecessore Mazzucchi, Giannini rivendica una relazione di “massima intesa”. Con il quale prevede “il massimo della collaborazione”, informa. Una posizione legata anche al modo in cui interpreta il proprio ruolo istituzionale: “Da sempre mi ritengo un docente della Federico II. Poi vengono l’Ateneo, i Dipartimenti, l’architettura del DSU”. È da qui che si sintetizza il suo concetto di direzione: l’Università non come qualcosa di cui disporre, ma come un patrimonio da custodire e consegnare a chi verrà dopo. Una visione che supera il singolo mandato e rimanda ad una responsabilità più ampia: “La Federico II e i Dipartimenti ci sono prima di noi, ci sono attraverso noi e devono necessariamente esserci dopo di noi; perché se qualcuno decide di ingaggiarsi nei termini della governance deve avere un unico obiettivo: lasciare l’Ateneo leggermente meglio di come l’ha trovato”, conclude.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.15 – 2026 – Pagina 19

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