Una task force di ricercatori e docenti per “intercettare le difficoltà degli immatricolati”

Un progetto di tutorato al Dipartimento di Ingegneria Industriale

Acquisire informazioni. Gestire lezioni, materiale didattico e gli esami. Sapersi rapportare ad un ambiente nuovo, più grande e dispersivo. Costruire il proprio network di contatti con persone che condividono i medesimi interessi. Essere una matricola al primo anno di università – non una qualsiasi, bensì una che sappia cominciare con il piede giusto e poi mantenere la rotta – è un onere, da affrontare con adeguata motivazione. Cosa c’è di meglio, allora, di un tutor che prende per mano studenti e studentesse e li accompagna durante l’intero anno? Una domanda legittima alla quale il Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) sta rispondendo con il suo percorso di Tutorato Dipartimentale, progetto che vede coinvolti oltre cinquanta giovani docenti e ricercatori, in veste di coach motivazionali, e già circa 500 matricole che hanno aderito registrandosi tramite il qr-code diffuso sui canali social del Dipartimento. Numero quest’ultimo che, va precisato, naturalmente è destinato a crescere tenendo conto del fatto che lo scorso anno accademico si sono immatricolati ben 1500 aspiranti ingegneri di area industriale. “L’obiettivo – spiega il prof. Raffaele Savino, referente per la didattica del DII – è intercettare le difficoltà degli immatricolati, raccogliendone esigenze ed esperienze, onde affiancarli in un momento delicato della propria carriera”. I tutor, informa, afferiscono alle quattro anime del Dipartimento – Aerospaziale, Meccanica, Gestionale, Navale – e, per ciascuna di queste aree, c’è un referente, rispettivamente i professori Pierluigi della Vecchia, Andrea Genovese, Carmela Piccolo e Fabio De Luca. La squadra, dunque è pronta. “Abbiamo cominciato a presentarci ai nuovi arrivati nel corso della seconda settimana di lezione, sia a Fuorigrotta che a San Giovanni, e contiamo di cominciare con l’attività vera e propria nella prima metà di ottobre”, informa il prof. Pierluigi della Vecchia. Dalla parte dei tutor, le moderne tecnologie digitali: “Dato l’alto numero di matricole, ciascuno di noi lavorerà con piccoli gruppi, si presuppone tra i venti e venticinque studenti. Creeremo delle classi virtuali utilizzando la piattaforma Teams in cui gli studenti, anche privatamente se lo desiderano, potranno porre qualsiasi domanda. I team serviranno anche per condividere tutte le informazioni pratiche, dagli orari alla modulistica, dalle sedi ai docenti di riferimento”. Al tutor spetta il primo passo: “Contatteremo tutti i ragazzi utilizzando Teams o l’indirizzo email nella speranza che, una volta rotto il ghiaccio e superato il timore dell’insegnante, siano loro stessi a cercarci quando ne hanno bisogno, magari di persona nei nostri studi. Non c’è,quindi, un calendario degli incontri; il percorso è fluido e calibrato sulle esigenze del singolo. Il tutorato dipartimentale, spiega ancora il prof. Della Vecchia, è stato attivato già lo scorso anno: “Gli studenti hanno condiviso questioni di diversa natura, dal classico problema con un docente specifico alle incertezze relative alla didattica mista, dalle difficoltà connesse alla logistica alla richiesta di avere più prove d’esame svolte o un maggiore approfondimento di certi contenuti. Sul versante emotivo, poi, in molti hanno manifestato un altrettanto classico disagio legato al passaggio dalla scuola all’università”. L’anno scorso, ad esempio, prosegue il prof. Savino, questa attività ci ha permesso di monitorare più da vicino gli interventi di didattica integrativa sull’analisi matematica e coordinarli meglio. Ed è anche un valido strumento per tenere il polso della situazione nei vari canali del primo anno, ne abbiamo dodici tra Fuorigrotta e San Giovanni, intervenendo là dove serve”. E conclude: “A distanza di un anno i tutor hanno ancora il contatto con gli studenti che hanno seguito, in alcuni casi ora sono proprio i loro docenti, anche per seguirli nella loro evoluzione”.

Carol Simeoli

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