Direzione del Dipartimento di Architettura: eletto il prof. Marino Borrelli

Cambio al vertice del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale: il prof. Marino Borrelli subentra alla prof.ssa Ornella Zerlenga, che dopo due mandati consecutivi ha concluso il suo incarico e non era più ricandidabile. Per subentrarle, c’è stata una corsa a due tra Borrelli e Marco Calabrò, che insegna Elementi di Legislazione edilizia ed Urbanistica. Ha prevalso il primo, professore di Progettazione Architettonica.

Borrelli ha ricevuto 61 voti, Calabrò 32. Le schede nulle sono state 2. “La mia candidatura alla Direzione del Dipartimento – sottolinea – è nata da una spinta collettiva, da un’esigenza che molti colleghi avevano espresso e dalla disponibilità a mettere le mie competenze e il mio impegno al servizio della nostra comunità”. Come interpreterà il suo incarico? “Dobbiamo guardare al nostro Dipartimento come ad una comunità accademica forte, coesa, autorevole, partecipata, identitaria, riconosciuta dentro e fuori e la cui appartenenza possa costituire motivo di orgoglio per tutti: studenti personale tecnico amministrativo e docenti.

La nostra storia, la nostra identità culturale e la nostra responsabilità verso gli studenti e il territorio ci chiedono di mantenere al centro la cultura del progetto, la ricerca e la formazione e la terza missione”. Prosegue: “Il filo conduttore può essere la cultura del progetto nelle sue diverse declinazioni. L’architettura, la costruzione, il disegno industriale, il design, la città, il paesaggio, i materiali, le tecnologie e i processi produttivi. Questa identità deve essere aggiornata alla luce delle grandi sfide contemporanee: cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale, transizione ecologica, circolarità, trasformazione digitale, intelligenza artificiale, inclusione sociale e qualità e benessere degli spazi e quindi anche della nostra struttura”.

Invita alla partecipazione che deve diventare una pratica ordinaria del Dipartimento: “Ci saranno assemblee dipartimentali periodiche dedicate alla discussione delle principali questioni strategiche; incontri regolari con docenti, ricercatori, studenti e personale tecnico-amministrativo; consultazioni annuali sulle priorità del Dipartimento; una restituzione che sia pubblica delle proposte ricevute e delle decisioni assunte; un rapporto annuale sullo stato del Dipartimento, sugli obiettivi raggiunti e sulle criticità ancora aperte”. Ancora: “Si dovrà dialogare con il territorio, con le istituzioni locali, con le imprese, gli ordini professionali e le realtà sociali e culturali.

La terza missione non dovrà più essere considerata un’attività accessoria. Il Dipartimento può e deve essere un motore di crescita culturale, sociale ed economica per i nostri studenti e per il territorio, mettendo a disposizione le nostre competenze e il nostro saper fare. DADI_PRESS, deposito digitale della produzione del nostro Dipartimento, in questo potrebbe aiutarci perché non è soltanto un archivio. È una memoria attiva della nostra comunità e uno strumento per rendere visibili pubblicazioni, ricerche, progetti, workshop, attività didattiche, dottorati e terza missione. Nel corso degli anni abbiamo costruito e implementato diverse collane editoriali attive in open access e un’identità editoriale dotata di codice ISBN. Nel prossimo triennio dovremo consolidare questa esperienza, aggiornarla e integrarla sempre più nella strategia culturale, comunicativa e di terza missione del Dipartimento”.

Altro tema è quello delle carriere. “Un Dipartimento forte – dice il nuovo Direttore – non può ignorare le persone che lo sostengono quotidianamente. Dobbiamo avviare una riflessione sul modello di impegno dei docenti (ma direi di tutti quelli che lavorano in Dipartimento), superando una lettura rigidamente quantitativa (didattica e ricerca) e valorizzando la pluralità dei contributi alla vita del Dipartimento. La valutazione dovrà considerare in modo equilibrato: la ricerca e la produzione scientifica; la didattica e l’innovazione dei metodi formativi; i carichi didattici più onerosi; i ruoli istituzionali e gestionali; il coordinamento di progetti complessi; il rapporto con il territorio e le attività di terza missione”. Chiarisce: “Prima di introdurre qualsiasi forma di riconoscimento, sarà necessario definire criteri, procedure, modalità di monitoraggio e garanzie di equità.

Il sistema dovrà basarsi su indicatori condivisi, dati verificabili e un confronto aperto con tutte le componenti del Dipartimento. Ciò eviterà che ci sia una competizione permanente e che si affidi la valutazione a criteri discrezionali, ma di rendere visibile e riconoscibile tutto quel lavoro che spesso rimane sommerso. Su questo tema la Giunta e i Tavoli Tecnici dovranno svolgere un lavoro istruttorio serio, fondato su dati, su criteri riconosciuti e condivisi e sul confronto (con tutte le componenti)”. Per i giovani ricercatori e per le progressioni di carriera “occorre una programmazione rigorosa e sostenibile. Dovremo definire criteri chiari, giusti e condivisi, capaci di conciliare il necessario inserimento dei giovani ricercatori con le legittime aspettative dei colleghi in attesa di progressione”.

Relativamente alla didattica, Borrelli fa riferimento “alla necessità di aggiornare i programmi dei Corsi di studio, rendendoli più agili, coerenti con i linguaggi contemporanei e con le necessità della contemporaneità e delle contingenze attuali e capaci di rispondere alle trasformazioni delle professioni e della società. L’innovazione didattica dovrà essere sostenuta anche attraverso il confronto tra i Corsi di Laurea, la condivisione delle esperienze e il coinvolgimento attivo degli studenti nella valutazione dei percorsi formativi”. Altro obiettivo: “Migliorare i nostri risultati nella valutazione della qualità della ricerca sostenendo i prodotti scientifici di eccellenza di tutte le aree disciplinari. La VQR del quinto ciclo non dovrà essere affrontata soltanto come un adempimento valutativo, ma dovrà diventare un’occasione per rafforzare la qualità, l’impatto e la visibilità della ricerca dipartimentale, accompagnando anche i gruppi e i ricercatori che hanno bisogno di maggiore supporto”.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.18 – 2026 – Pagina 25

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