Storia delle Istituzioni e delle culture politiche. I testi, i quotidiani, ma anche le visite guidate, per imparare a leggere la realtà

Non un elenco di date ed istituzioni da imparare a memoria, ma un percorso che dalle origini della formazione statuale arriva alle domande del presente: come si organizza una società? E verso quale modello ci stiamo muovendo?È la prospettiva del corso di Storia delle Istituzioni e delle culture politiche tenuto dal prof. Saverio Di Franco per gli studenti della Triennale in Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane (OGRU). Il punto di partenza: “Lo Stato non è un corpo estraneo calato dall’alto: è una soluzione”.

Da qui l’obiettivo di “concepire lo Stato non come qualcosa di lontano da noi, di alieno e soprattutto di avverso, ma come una possibile soluzione alla convivenza degli esseri umani”. Una vicenda non lineare, nella quale l’Europa occidentale ha sperimentato soluzioni molto diverse. Di Franco le richiama una dopo l’altra: “Dalla forma feudale a quella comunale, dalle leghe alle confederazioni, dalle monarchie all’impero”. A determinarne gli sviluppi sono state condizioni “economiche, politiche e religiose, fino alla forma statuale che conosciamo”. Alla base c’è un ragionamento che parte dalla condizione stessa dell’uomo.

“Abbiamo tutti una quantità smisurata di desideri, ma non siamo liberi di realizzarli come vogliamo, quando vogliamo e nelle forme che desideriamo”; da questa tensione nasce la necessità di regole e istituzioni, che comportano però una rinuncia: “una parte della libertà individuale viene limitata perché la convivenza sia possibile”. Lo Stato diventa così il risultato di un processo storico, e non una struttura immutabile.

Per quanto riguarda le metodologie adottate, accanto a PowerPoint e casi di studio ci sono le visite guidate, come l’ultima nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, davanti al mausoleo di Ladislao Durazzo. Anche un monumento, letto attraverso gli strumenti della storia delle istituzioni, può diventare una rappresentazione del potere. I testi: con Le origini dello Stato moderno di Luigi Blanco gli studenti attraversano il periodo dal Medioevo al XVII secolo, mentre per l’età contemporanea il riferimento è un volume curato da Marco Meriggi sull’evoluzione dello Stato nell’età globale, con uno sguardo anche alle esperienze dell’Est.

Perché, precisa Di Franco, “il confronto serve a non fermarsi ad una storia soltanto occidentale ma di comprendere quali condizioni abbiano prodotto altrove altre formazioni istituzionali e perché”.
C’è poi il mondo fuori dall’aula, quello che gli studenti vivono ogni giorno e che devono imparare a conoscere. Un punto sul quale Di Franco non transige: “Fin dal primo giorno in cui metto piede in aula, riferisco ai miei studenti che devono cominciare a leggere i quotidiani”. Anche gli smartphone possono diventare strumenti di conoscenza, a patto di saper a distinguere “una notizia attendibile da una che non lo è”.

Sul fronte delle verifiche, è prevista una prova intercorso nell’ultima settimana di ottobre, pensata come primo momento di confronto, mentre il primo appello ufficiale è fissato a dicembre. Ma per il docente ciò che conta non è il voto numerico ma “lo sguardo che gli studenti devono acquistare per imparare a leggere la realtà: devono essere curiosi, osservare, porsi delle domande. Un corso del genere serve, prima di tutto, a questo”.

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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 27

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