L’abbazia di Sant’Angelo in Formis candidata al riconoscimento Unesco

Convegno al Dipartimento di Scienze Politiche

L’antica abbazia di Sant’Angelo in Formis diventerà patrimonio Unesco, è qualcosa di cui si parla già da tempo. Grazie all’impegno profuso dal suo parroco, Don Francesco Duonnolo, e dall’Università Vanvitelli, sempre più persone hanno infatti potuto conoscere la bellezza e i misteri di questo luogo. Convegni, seminari, uscite outdoor e conferenze sul ruolo della basilica di Sant’Angelo, che si annovera tra gli insediamenti benedettini altomedievali più importanti d’Italia. Tra queste iniziative, di rilievo è l’incontro che si terrà il prossimo 14 maggio presso il Dipartimento di Scienze Politiche, dal titolo “Crocevia Appia”, in cui a fare gli onori di casa saranno il Direttore del Centro-osservatorio sul Mezzogiorno d’Europa della Vanvitelli (Cosme), prof. Giuseppe Cirillo, il Direttore del Museo bizantino di Nicosia (Cipro), dott. Joannis Eliades, il Dirigente scolastico del Liceo Pizzi di Capua, prof. Enrico Carafa, e, naturalmente, il Direttore del Dipartimento, prof. Francesco Eriberto D’Ippolito.
Tra i relatori sarà presente lo stesso Don Francesco Duonnolo, anche docente di arte e teologia con diverse pubblicazioni sull’abbazia e sul suo patrimonio pittorico e iconografico.
Sì, perché l’interno dell’edificio è decorato con un ciclo di affreschi riconducibile agli anni 1072-1087, quando l’allora abate Desiderio di Montecassino (futuro Papa Vittore III) decise di ricostruire la basilica rispettandone l’originale struttura pagana. L’abbazia, infatti, intitolata dai longobardi a San Michele Arcangelo, sorge sul terreno di un antico tempio già esistente in epoca romana, quello di Diana Tifatina, dea il cui nome ancora oggi riecheggia in alcune leggende del luogo. “La basilica di Sant’Angelo in Formis è uno tra i più straordinari esempi di architettura e arte altomedievale del Mezzogiorno – ha spiegato il prof. Giuseppe Cirillo e, senza dubbio, uno tra quelli meglio conservati. Il ciclo di affreschi, oltre al contesto in cui è inserito, rappresenta una meta di grande interesse per un turismo di tipo culturale”.
I dipinti murari, infatti, similmente a quanto avveniva in altri contesti, costituiscono uno dei più fulgidi esempi di biblia picta, cioè la rappresentazione visiva di episodi tratti dai testi sacri, un po’ come se fossero una sorta di fumetto. Questa pratica, ammirabile in altri edifici illustri, come le Porte di Bonanno Pisano del Duomo di Pisa, aveva lo scopo di rendere fruibile a tutta la popolazione, per gran parte analfabeta, le storie sacre e i precetti del cristianesimo. Esattamente come quando si mostra ai bambini che ancora non sanno leggere un libro pieno di illustrazioni.
Ma non è solo l’abbazia a costituire un naturale attrattore turistico, bensì il contesto in cui essa si colloca: “L’edificio, senza dubbio il più importante dell’area, è parte di una serie di luoghi di culto presenti sull’antica via Appia, nel tratto che giunge fino al basso Lazio. Non è solo l’abbazia, dunque, a essere candidata al riconoscimento Unesco, bensì tutto il tratto, l’antica Campania Felix, il quale testimonia l’importanza del monachesimo benedettino e la sua influenza in epoca altomedievale”.
L’abbazia di Sant’Angelo si attesta non soltanto come una delle prime testimonianze della diffusione del culto di San Michele presso i longobardi, e quindi della progressiva e costante cristianizzazione delle genti di stirpe germanica, ma anche, grazie agli ammirevoli affreschi, dell’espansione di quella corrente pittorica definita bizantino-campana, che presenta tratti assolutamente peculiari. Un’attenzione, quella del Cosme, rivolta ai grandi attrattori turistici della Campania, la cui presenza è più massiccia tra le province di Napoli e Caserta, per dare avvio a pratiche turistiche che valorizzino tutto il territorio, fin nelle sue periferie.
“Siamo impegnati da più di 8 anni nella produzione e diffusione di pubblicazioni sui grandi attrattori ha proseguito Cirillo – tra i quali si annoverano la Reggia di Caserta, quella di Carditello, l’acquedotto Carolino, il setificio di San Leucio e molti altri. Questa attività, che fa da corredo a politiche funzionali per il turismo sul territorio, serve a far comprendere che c’è molto da vedere e da conoscere, e l’abbazia di Sant’Angelo in Formis rientra di certo tra i siti di maggiore interesse storico-culturale”. I volumi, così come gli articoli pubblicati sulla rivista Mo.Do, sono il frutto di una collaborazione tra il Cosme e il Ministero della Cultura, e sono disponibili in open access sul sito delle due istituzioni.
L’abbazia di Sant’Angelo in Formis verso il riconoscimento Unesco, unitamente a quella via di epoca romana, la Appia Antica, che ripercorre non solo distanze geografiche ma anche, metaforicamente, la storia della nostra penisola. Forse solo un dettaglio, il quale tuttavia andrà a valorizzare ancora di più un territorio, quello della Terra di Lavoro, che è culla di identità, storie e tradizioni. “Siamo gli eredi di una storia importante – ha concluso Cirillo – e dobbiamo essere orgogliosi di poterla mostrare al mondo”.
Nicola Di Nardo

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Ateneapoli – n.08 – 2024 – Pagina 23

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