Incontro con Francesca Sibani, giornalista del settimanale Internazionale, nell’ambito del ciclo ‘Futuri possibili’. “Alla base del nostro lavoro c’è la conoscenza delle lingue straniere”

“Viaggiate e abbiate passione”. Questo il messaggio rivolto a studentesse e studenti da Francesca Sibani, giornalista del settimanale Internazionale, ospite il 10 aprile a Palazzo Corigliano in occasione dell’ultimo appuntamento del ciclo di seminari ‘Futuri possibili’, pensato per presentare le prospettive lavorative ai laureandi in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa attraverso il coinvolgimento di esponenti del mondo dell’editoria e non solo.

“È la seconda volta a distanza di qualche anno che ospitiamo la dott.ssa Sibani – ha esordito la prof.ssa Natalia Tornesello, organizzatrice dell’intera iniziativa assieme alle colleghe Flavia Aiello e Chiara Ghidini – e sono davvero contenta del fatto che ci sia la possibilità di effettuare un tirocinio nella redazione di Internazionale. Può rivelarsi una bella opportunità”.

Ed è stata la giornalista, che per il settimanale si occupa del desk Africa, a sottolineare subito l’assoluta contiguità tra ciò che viene insegnato dal Corso e il proprio mestiere: “Alla base del nostro lavoro c’è la conoscenza delle lingue straniere, non solo per lo scambio di informazioni ma anche per l’accesso alle fonti”. Sullo scopo generale dell’incontro ha detto: “mi auguro che la mia testimonianza possa darvi spunti per cimentarvi in questo lavoro: oggi, il giornalismo non è legato più alla sola scrittura di un articolo, continua a sperimentare e ad inventare cose nuove, sempre in un’ottica professionale”.

Poi ha ripreso il discorso sull’importanza di conoscere e dominare più idiomi: “le mie competenze sui vari sistemi di informazione africani, sugli orientamenti delle testate e dei singoli giornalisti sono riuscita a raggiungerle grazie alle lingue (inglese, francese, un po’ di spagnolo, tedesco, portoghese) la cui conoscenza deve essere piuttosto precisa, perché il linguaggio giornalistico ha dei codici, espressioni definite. Ma grazie alle lingue si accede anche alla storia e alla cultura dei Paesi, ai loro conflitti; si usano quotidianamente per cercare dichiarazioni ufficiali dei leader mondiali sui social”.

La lunga esperienza di Sibani le ha consentito poi di aprire una parentesi interessante sull’evoluzione che il mondo del giornalismo sta subendo, attraverso il breve racconto di cosa sia e cosa faccia Internazionale, che è nato nel 1993: “è sempre stato un settimanale cartaceo, ma in quest’epoca ha dovuto scegliere altre voci ed espandersi ad altri linguaggi, anche se continua a tenerci moltissimo alla carta, un mezzo ancora apprezzato dal pubblico e che resta al centro dei nostri pensieri. In redazione siamo una cinquantina, la maggior parte lavora sul settimanale: era ed è la nostra forma mentis”.

Dagli anni ’90 ad oggi, gli strumenti che si possono utilizzare sono decisamente di più. Nel caso di Internazionale, che nasce come settimanale che traduce articoli stranieri da testate internazionali, la giornalista fa riferimento “a google translate, tanto per fare un esempio”, e in generale a tutti quegli strumenti che sembrano offrire possibilità infinite, “io credo però che non siano ancora in grado di sostituirsi al lavoro dell’essere umano”.

L’IA: un “elefante nella stanza”

Le parole di Sibani non sono state altro che anticamera di quello che poi lei stessa ha definito “l’elefante nella stanza”: l’Intelligenza Artificiale. E sgombera il campo, almeno per ora, dalla possibilità che possa rubare il lavoro a chi collabora con il settimanale. “Noi la usiamo ancora molto poco”. Internazionale potrebbe servirsene per le traduzioni, ma non lo fa: “per la mia esperienza queste traduzioni automatiche hanno bisogno comunque di tanti passaggi umani”. Per rendere meglio l’idea, Sibani ha raccontato un aneddoto di redazione avvenuto proprio in fase di chiusura di uno degli ultimi numeri.

“Il mercoledì sera siamo soliti chiudere il giornale per mandarlo in tipografia. Tuttavia, uno degli ultimi mercoledì mattina si è diffusa la notizia di un possibile cessate il fuoco tra Iran e USA, mentre noi nei giorni precedenti avevamo realizzato ben quattro pagine in cui citavamo persone che parlavano di escalation. Insomma, sembrava tutto decisamente invecchiato e infatti l’abbiamo buttato via”. Cosa fare a quel punto? “Il giorno prima sul NYT era stato pubblicato un articolo molto ben riuscito su Trump e Netanyahu.

Parliamo di 20.000 battute da tradurre in pochissimo tempo. A quel punto abbiamo deciso di utilizzare l’IA, data l’emergenza. Il direttore ha fatto eseguire diverse traduzioni, a Chat e a Claude. Alla fine, il collega che segue gli Stati Uniti ne ha scartate diverse perché redatte al passato remoto, un segno evidente che l’IA ancora non coglie tante sfumature. La stessa versione che abbiamo scelto, comunque, è stata rivista diverse volte, come ci capita sempre quando traduciamo: la caratterizzazione giusta, la correttezza dei nomi, un fact checking generale”.

Dopo aver portato ‘dentro’ la redazione i partecipanti con i proprio racconti, Sibani ha iniziato a rispondere alle domande di studentesse e studenti, che non sono mancate. Dalla prima fila è stato chiesto se la testata abbia delle partnership o delle licenze per le traduzioni: “la segreteria di redazione si occupa, tra le altre cose, anche di fare questo lavoro fondamentale, chiedendo i diritti ai giornali di tutto il mondo.

Abbiamo rapporti con il NYT, il Financial Times e altri”. Qualcun altro torna sul tema della conoscenza delle lingue, domandando se ce ne siano alcune particolarmente richieste nel settore: “attualmente collaborano con noi persone che conoscono cinese, giapponese, coreano, turco, persiano, russo, polacco, le lingue scandinave.

Mi sono sempre chiesta se possano servirci lingue africane come swahili, hausa, ma in quel caso bisogna capire che tipo di informazione e stampa c’è, cosa troveremmo da veicolare”. Infine, concretamente – chiede uno studente di persiano – come ci si potrebbe candidare per una redazione pur non avendo competenze giornalistiche: “si potrebbe effettuare una prova di traduzione, il bacino con maggiore ricambio da noi è proprio quello, o proporsi semplicemente inviando il proprio curriculum”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 40

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