Fondatrice dell’associazione Nuovo Agire, ha promosso un doposcuola sociale. L’impegno di Clelia, studentessa a Scienze Politiche, nel volontariato

“Avevo paura anch’io di uscire la sera in alcuni quartieri di Napoli. Mi chiedevo perché tanti ragazzi arrivassero a sfogarsi nella violenza e cosa si potesse fare per cambiare le cose”. Parte da una riflessione personale l’esperienza di Clelia Mele, 19 anni, studentessa di Scienze Politiche all’Orientale, fondatrice e presidente dell’associazione di volontariato Nuovo Agire, nata lo scorso febbraio. “L’idea è nata da me, poi alcuni amici e colleghi hanno deciso di sostenermi. Volevamo reagire alla deriva che interessa determinate zone della città, soprattutto nelle ore serali”. Una preoccupazione che ha spinto la giovane studentessa a interrogarsi sulle cause del disagio giovanile. “Ho 19 anni e sono appena uscita dalla scuola. Credo che una parte del problema risieda proprio nell’educazione.

Ci sono ragazzi orfani oppure con genitori che, per una serie di difficoltà, non riescono a seguirli adeguatamente. Dall’altra parte, anche la scuola fatica a dare risposte. Si organizzano tante attività di orientamento, anche al lavoro, ma a volte si ha la sensazione che manchi qualcosa sul piano dell’insegnamento e dell’educazione”. Da queste considerazioni è nata la scelta di mettere il sostegno scolastico al centro delle prime attività dell’associazione. Un doposcuola sociale gratuito, ideato con Mattia Grillo, rivolto agli alunni delle scuole elementari e medie, con l’obiettivo di affiancarli nello studio attraverso un rapporto diretto con giovani volontari universitari.

“Abbiamo deciso di partire proprio dal doposcuola, cercando di rendere lo studio più interattivo e interessante. A seguire i bambini e i ragazzi sono studenti universitari, persone più vicine a loro per età e capaci di parlare la stessa lingua. Con un giovane può nascere un dialogo diverso, forse più immediato”. Il progetto ha già mosso i primi passi in diversi quartieri della città, attraverso appuntamenti organizzati in spazi messi a disposizione sul territorio. “Abbiamo svolto attività all’Istituto Denza di Posillipo, al Vicolo della Cultura nel quartiere Sanità e in una chiesa del Rione Traiano. Successivamente abbiamo preso contatto con scuole e famiglie, facendo conoscere l’iniziativa soprattutto attraverso il passaparola. In questo modo siamo riusciti a coinvolgere diversi bambini e ragazzi”.

La sfida, adesso, è garantire continuità al doposcuola e ampliare il gruppo dei volontari. L’associazione è infatti alla ricerca di tutor disponibili a dedicare qualche ora alla settimana al sostegno scolastico. “Cerchiamo giovani che abbiano voglia di mettere a disposizione un po’ del proprio tempo. Anche poche ore settimanali possono essere importanti per portare avanti il progetto”.

Un’occasione per conoscere più da vicino l’iniziativa si è svolta il 26 ottobre, quando Nuovo Agire ha promosso l’evento ‘Un’ora che conta’, per mostrare concretamente il metodo che si utilizza nel doposcuola sociale. Ma dietro il progetto educativo c’è anche la volontà di ribaltare una rappresentazione delle nuove generazioni che Clelia considera ingiusta e riduttiva: “Come giovani vogliamo farci sentire e non essere più apostrofati come violenti o fannulloni. Siamo molto più di questo. Vogliamo aiutare, partecipare e fare in modo che i nostri figli non ereditino il mondo in cui viviamo oggi”. Un impegno che, nelle parole della giovane fondatrice, vuole tradursi in iniziative concrete sul territorio: “Spesso ci sentiamo dire che siamo il futuro, ma in realtà siamo il presente. Abbiamo deciso di agire, senza aspettare pacche sulle spalle da chi si limita a fare promesse”.

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Ateneapoli – n.18 – 2026 – Pagina 34

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