C’è “un progetto importante sul Complesso di San Nicola da Tolentino”

C’è “un progetto importante sul Complesso di San Nicola da Tolentino”

“La formazione è fatta anche di stimoli che arrivano da ciò che abbiamo intorno. Svolgere una lezione in un deserto o negli Uffizi fa tutta la differenza di questo mondo”, afferma il Rettore Lucio d’Alessandro. E anticipa le novità dell’Ateneo in termini di spazi e strutture

“Orientarsi: questa è la parola che utilizziamo per gli studenti che si iscrivono. Significa sapere dove ci si trova, dove si vuole andare e con chi. Per comprenderlo, bisogna interrogare innanzitutto se stessi dandosi obiettivi chiari e scegliendo Atenei seri. Solo così arrivano i risultati”. Questo il messaggio che il prof. Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, lancia alle future matricole a pochi mesi dall’inizio del prossimo anno accademico. Un monito a riempire il presente guardando al futuro ogni giorno. Atteggiamento incarnato dallo stesso Ateneo di Corso Vittorio Emanuele che, tramite le parole della figura di massima rappresentanza, racconta le sfide formative da raccogliere e vincere. Un Erasmus tutto italiano per “recuperare un’idea di cittadinanza italiana, perché il sistema universitario è uno”. Sul tema caldo della residenzialità che tanto fa dibattere: “Abbiamo già una Casa dello studente e c’è tutta l’intenzione di allargarla”. Gli spazi: “Stiamo lavorando ad un progetto importante sul Complesso di San Nicola da Tolentino”.
Rettore, l’anno accademico 2023/24 è alle porte: quali sono le sfide che il Suor Orsola, come ente di formazione, deve raccogliere e vincere? “La sfida principale è quella di raccordare una formazione radicata, che ha contenuti permanenti, con il presente e le sue domande. Che riguardano competenze, modelli di sapere e strumenti per il loro utilizzo. Di conseguenza, il tema digitale diventa sapere e strumento. Il digitale come ambiente entro il quale i saperi si trasformano in elemento produttivo di idee, cose. E bisogna accettare questa forma di contemporaneità senza spaventarsi ma anzi, spingendo lo sguardo più in avanti possibile. Per farlo è necessario un lavoro di outing della società nel complesso, nonché del mondo produttivo e del territorio, nel quale gli enti di formazione operano. Io la vedo così: le Università sono comunità di persone che vivono in ambienti di luoghi e spazi dove si incontrano”.
Nello specifico: quali sono gli obiettivi strategici per il futuro immediato? “Il primo obiettivo è il tema degli spazi. Cioè darne sempre di più ai giovani. Penso a un luogo adeguato al bisogno formativo e che abbia al tempo stesso una grande capacità evocativa. Perché la formazione è fatta anche di stimoli che arrivano da ciò che abbiamo intorno. Svolgere una lezione in un deserto o negli Uffizi fa tutta la differenza di questo mondo”.
In quest’ottica vanno letti i lavori di ristrutturazione. “Sicuramente. Allo stato attuale il Dipartimento di Scienze umanistiche è chiuso. Stiamo operando lavori di miglioramento della rete wi-fi, degli ascensori, dell’aria condizionata. Il 5 ottobre, per l’inizio dell’anno accademico, sarà pronto. Inoltre, abbiamo completato i lavori sulle terrazze – che sono sempre un grande spettacolo a disposizione dei ragazzi. Mancano gli arredamenti: ne abbiamo fatto richiesta alla Sovrintendenza. Nel frattempo, abbiamo preso il Complesso dei Vincenziani (San Nicola da Tolentino, ndr), che si trova proprio accanto a noi. In realtà abbiamo già delle aule lì, ma speriamo di fare lavori molto importanti per il futuro”.

La proposta
Un Erasmus tutto italiano

Secondo dati Almalaurea, pubblicati sul sito di Ateneo, l’efficacia della Laurea Magistrale a un anno dal conseguimento è pari all’81,5%. Quanto conta il lavoro nell’orizzonte del Suor Orsola Benincasa? “Si tratta di un risultato, rispetto al territorio, molto significativo. Alcune Magistrali di più recente formulazione – penso per esempio a Sviluppo e sostenibilità, a Digital humanities – sono state messe in piedi lavorando con le aziende del territorio al fine di comprendere di cosa ci fosse bisogno, costruendo con loro relazioni e rapporti. Noi dobbiamo sforzarci di intercettare al meglio le esigenze del territorio, perché la nostra città – che non è affatto l’ultima del mondo – ha energie e strutture produttive. A questo si aggiunge il nostro modo di fare formazione: in campi specifici dei quali conosciamo bene numeri, saperi, richieste”.
Dallo scorso anno è possibile la doppia iscrizione grazie anche alle convenzioni con Università francesi e polacche. Che importanza avrà l’internazionalizzazione nei prossimi anni? “Un elemento certamente importante e utile, ma solo se ci sono dialogo e movimento vero di giovani. Io, per la verità, ho lanciato una proposta in un articolo sul Sole24Ore alla quale vorrei lavorare approfonditamente: un Erasmus tutto italiano. Credo che in Italia abbiamo bisogno di recuperare un’idea di cittadinanza italiana. Per renderci conto che il Paese è uno e c’è un unico sistema universitario. Per sentirsi cittadini d’Italia e non solo allievo della Normale, tanto per dire”.
In cosa deve migliorare il Suor Orsola Benincasa? “Uno degli obiettivi è offrire sempre una migliore condizione di fruizione e residenzialità. A questo proposito abbiamo già una Casa dello Studente, ma vogliamo allargarla. Bisogna lavorarci di più. Allo stesso modo approfitteremo del digitale per intensificare le relazioni. Il segreto è avere sempre l’antenna accesa, perché è così che si intercettano bisogni formativi, domande, opportunità e competenze”.
I servizi sul
Suor Orsola Benincasa
sono a cura di
Claudio Tranchino

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