Generazione in transito: l’identità giovanile tra precarietà globale e desiderio di senso. l’indagine di Francesca, laureanda in Scienze della Formazione Primaria

Il percorso accademico di Francesca Mastromo, laureanda in Scienze della Formazione Primaria, si cristallizzerà in un progetto di tesi che appare come una necessità tanto pedagogica quanto personale. Sotto la guida della prof.ssa Maria Federica Paolozzi, la studentessa ha delineato un elaborato dal titolo emblematico, ‘Generazione in transito: come le crisi globali abbiano influenzato l’identità giovanile’, un lavoro che nasce, per sua stessa ammissione, anche “per dar da mangiare al mio ego” e per distaccarsi dai sentieri già ampiamente battuti della ricerca accademica tradizionale. Francesca, 27 anni e un bagaglio da studentessa lavoratrice, sceglie di non limitarsi alla teoria, proponendo una serie di interviste ai propri coetanei e a ragazzi più giovani, fino alla scuola secondaria di primo grado, per indagare un’insoddisfazione generazionale che appare strutturale.

La tesi collega i grandi eventi macro-sistemici – come la pandemia da COVID-19, i conflitti bellici, l’emergenza climatica e la crisi economica – alla dimensione micro-psicologica dell’individuo. “A differenza delle precedenti generazioni, a noi mancano i presupposti per costruire qualcosa di duraturo”, dichiara Francesca, evidenziando come l’orizzonte futuro sia oggi percepito non come una promessa, ma come una minaccia.

L’analisi si sposta poi sulla quotidianità di un mondo “abbastanza precario dove non ci sono basi solide per vivere”, un contesto in cui persino la pianificazione di un viaggio aereo diventa l’emblema di un’incertezza che mina la salute mentale. La riflessione della laureanda tocca corde profonde quando confronta l’attuale paradigma sociale con quello dei movimenti del ’68; se allora la crisi era l’innesco di una progettualità collettiva, oggi sembra tradursi in una forma di adattamento passivo o, al contrario, in un rifiuto dello stacanovismo fine a sé stesso.

E a contorno di tutto ciò Mastromo nota anche un’ambivalenza significativa: i giovani possiedono oggi maggiori strumenti scientifici e una consapevolezza psicologica superiore, eppure si scontrano con un sistema che “corre alla velocità della luce e chiede di essere estremamente rapidi”. In questo scenario, il mancato allineamento ai ritmi della produzione viene percepito come un rischio fatale, poiché, come sottolinea la studentessa con amara lucidità, “se non ti sacrifichi a 360 gradi per il lavoro, resti indietro perché la vita non ti aspetta”.

Questa pressione si scontra con il desiderio di una professione che sia, innanzitutto, relazione umana. Nonostante Francesca insegua il sogno di diventare insegnante fin dall’infanzia, la sua visione del futuro rimane cauta, permeata dalla consapevolezza che “i sogni in corso d’opera possono anche cambiare”. Ma c’è sicuramente, nelle sue parole, il rifiuto categorico di un’esistenza “annichilente davanti al computer otto ore al giorno” e la rivendicazione di un futuro che, pur nelle maglie strette della precarietà, non rinunci alla dimensione del contatto sociale e della solidarietà, come dimostra il desiderio di un’esperienza di volontariato in Africa.
Lu.Es.

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 42

- Advertisement -




Articoli Correlati