“Divulgare è un atto di democrazia ed aumenta le possibilità di successo di una terapia”

“Divulgare è un atto di democrazia ed aumenta le possibilità di successo di una terapia”

Cardiologa, docente presso il Dipartimento federiciano di Scienze biomediche avanzate dove coordina le attività di Terza Missione, la prof.ssa Maria Angela Losi ha aderito alla manifestazione ‘La Scienza in Bicicletta’

Ha portato i suoi pazienti al Teatro San Carlo, all’Orto Botanico e ad una manifestazione di Slow Food dove un pizzaiolo mostrava come preparare una ottima pizza senza sale. Ha organizzato un pranzo con i cardiopatici al Policlinico preparato da un cuoco di eccellenza, per dimostrare che la necessità di evitare alcuni alimenti e condimenti non significa che ci si debba rassegnare a rinunciare al gusto a tavola. Ha scritto un libro – ‘Dimmi che cuore hai e ti dirò chi sei’ edito da Rogiosi – che punta ad aprire i segreti dei battiti, della frequenza, degli atri e dei ventricoli ai profani, a chi non abbia una laurea in Medicina ed una Specializzazione in Cardiologia. La prof.ssa Maria Angela Losi, cardiologa e docente di Scienze tecniche mediche applicate presso il Dipartimento di Scienze biomediche avanzate della Federico II, si dedica alla divulgazione, oltre che alla cura dei suoi pazienti, da anni.

Ben prima che fosse coniata l’espressione Terza Missione e che queste attività fossero poste al centro dei programmi degli Atenei con importanza non diversa da quelle di didattica e di ricerca. Non è un caso, dunque, che il prof. Alberto Cuocolo, Direttore del Dipartimento, abbia assegnato proprio a Losi l’incarico di coordinare le iniziative di Terza Missione. Lei lo fa con impegno, perché ci crede, ed in questa veste a maggio, in occasione della tappa napoletana del Giro d’Italia, ha risposto a decine e decine di domande e curiosità sulla cardiologia, sulle patologie del sistema circolatorio, sul muscolo involontario che ci fa vivere.

“Noi tutti della cardiologia diretta da Giovanni Esposito – dice la professoressa – siamo molto sensibili alla divulgazione ed ai rapporti con il territorio. Cerchiamo di non rimanere chiusi nei nostri studi ed ambulatori. Io poi mi occupo di cardiomiopatie genetiche. So bene quanto sia essenziale dialogare, spiegare, informare per curare un paziente e magari convincere un giovane di 18 anni che non ha sintomi o problemi apparenti a farsi impiantare un defibrillatore. Ho famiglie intere con malattie genetiche e ho sempre parlato con tutti. Comunicare con i pazienti, ed in generale con i non esperti, è una specializzazione. Serve ad instaurare un rapporto di fiducia con il paziente e questo è fondamentale, perché quella persona dovrà seguire me, intesa non come dottoressa Losi, ma come istituzione sanitaria pubblica che lo assiste, per tutta la vita.
Noi dobbiamo convincere il paziente, compreso quello meno attrezzato culturalmente, quello che arriva pieno di tatuaggi, si esprime in un italiano tutt’altro che buono e, magari, è cresciuto in una famiglia problematica. Dobbiamo spiegare, essere chiari e fare in modo che egli si senta accolto. Deve poter accedere facilmente alla struttura sanitaria e deve capire quello che ha. Non perché poi si lasci andare a forme deleterie di automedicazione, magari tratte alla meno peggio da un qualche sito internet, e non perché viva la sua condizione come se fosse una spada di Damocle, ma perché sia consapevole e segua lo specialista con responsabilità. Divulgare è un atto di democrazia ed aumenta le possibilità di successo di una terapia. L’oscurità ed il linguaggio per iniziati, in un ambulatorio di cardiologia, non hanno spazio e diventano una forma odiosa di potere”.

In questa ottica la prof.ssa Losi ha interpretato anche il ruolo affidatole l’undici maggio in Piazza Plebiscito nell’ambito della manifestazione ‘La scienza in bicicletta’, durante la quale vari Dipartimenti dell’ateneo hanno proposto laboratori e brevi seminari in tre diversi spazi: la Reggia di Portici, il complesso di Santa Maria la Nova, Piazza Plebiscito. Racconta la docente: “Con i ragazzi della Scuola di Specializzazione ho spiegato anatomia e funzioni del cuore.
Avevamo un fonendoscopio e molti, tra i quali un buon numero di bambini, hanno voluto ascoltare i battiti. Abbiamo inoltre portato cateteri e valvole per far capire come si svolge un intervento di angioplastica e come si sostituisce una valvola”
.

Tante le domande da parte di chi si è soffermato nei pressi dello spazio federiciano. La docente ne ricorda alcune. “Un ciclista giovane che voleva sapere se può fare l’autoemotrasfusione. Ha ripetuto il quesito all’infinito e mi ha un po’ sorpreso questa ostinazione. È una pratica pericolosa da sconsigliare in modo assoluto. È doping e certamente non fa bene al cuore. Glielo ho detto io e glielo ha ripetuto uno specializzando che è pure un atleta, pratica sport”. Con un ciclista amatoriale, “un settantenne asciutto ed in forma, la conversazione è stata molto più simpatica. Mi ha chiesto di vedere una valvola e gli ho mostrato una mitrale. Divertente la sua reazione di stupore: mi ha raccontato che di mestiere è meccanico ed immaginava che anche le valvole artificiali per il cuore avessero una struttura metallica”.

Altri quesiti vertevano “sull’infarto: cosa accade quando si verifica e cosa succede dopo, che vita si può condurre. Altri erano interessati agli interventi alle carotidi e all’angioplastica, che alcuni definivano più semplicemente plastica. Abbiamo spiegato come si svolgono queste operazioni e abbiamo suggerito alcuni programmi social sui quali si possono trovare informazioni attendibili e scientificamente corrette sulla nostra cardiologia”.

Il cuore, insomma, suscita sempre grande interesse. Sebbene – sottolinea la prof.ssa Losi – oggi si muoia meno che trenta o quaranta anni fa per episodi acuti. “Merito anche del fatto che in Campania con Giovanni Esposito abbiamo realizzato la rete dell’infarto con la Regione. Funziona. Siamo sempre più bravi, inoltre, nella cura delle malattie genetiche cardiache e della ipertensione. Nel terzo millennio spesso il cuore riesce ad invecchiare con noi. Questo significa, peraltro, che sono aumentati i pazienti anziani sopravvissuti a problemi acuti cardiaci, ma hanno riportato acciacchi. Vanno più soggetti a scompensi cardiaci e questo sarà il problema da gestire nel futuro, considerando anche l’impossibilità di tenere queste persone ricoverate. Sono malattie croniche. Sempre più saranno curate a casa ed è positivo, ma richiederà investimenti, risorse, assistenza sul territorio”.

Sempre in Piazza Plebiscito, nell’ambito della stessa manifestazione, il Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate era presente anche con Maria Pieri, docente di Chimica Tossicologica Forense, e Pascale Basilicata, Ricercatrice di Medicina legale, che hanno condotto un laboratorio dedicato alla guida in stato di ebbrezza ed all’alterazione da alcool.È stata una cosa per certi aspetti divertente. L’esperimento si svolgeva in due tempi. Nel primo si chiedeva ai partecipanti di afferrare una pallina. Poi si faceva indossare loro una maschera che simulava il livello di attenzione dopo che si era bevuto un bicchiere di vino e di birra e si domandava al volontario come si sentisse. Tutti rispondevano che stavano benissimo, che non era cambiato nulla. Peccato che poi il test con la pallina dava risultati diversi rispetto a quello che avevano effettuato senza la maschera. Restavano tutti sorpresi. Non si immagina che anche un solo bicchiere di alcolici influenza negativamente i livelli di attenzione e di percezione ed i riflessi. Non significa che si debba rinunciare a bere un bicchiere di vino o di birra in compagnia, ma che, se lo si fa, anche se non si esagera, è bene che poi si eviti di guidare”.
Fabrizio Geremicca

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