Alla fine di febbraio scadrà il mandato del prof. Stefano Consiglio quale Presidente della Scuola federiciana delle Scienze Umane e Sociali. Il regolamento prevede che si voti non prima di 180 giorni dalla scadenza, dunque sei mesi. Presumibilmente si andrà alle urne alla fine del 2026 e sarà il decano della Scuola a indire le elezioni. Consiglio è reduce da due mandati e non può dunque ricandidarsi.
Per subentrargli si è proposto il prof. Vittorio Amato, Ordinario di Geografia Politica ed Economica e Pianificazione Territoriale a Scienze Politiche, Dipartimento che ha guidato dal 2019 al 2024. Non sono emerse finora altre candidature. Amato ha già scritto il suo programma elettorale. “Il Presidente – dice – è eletto dai componenti del Consiglio, ma ho inviato il programma all’intera comunità della Scuola, ai docenti e ai ricercatori di ogni fascia, al personale tecnico amministrativo e, in primo luogo, alle studentesse e agli studenti. Sono convinto che una Presidenza autorevole nasca dal consenso ampio della comunità che è chiamata a servire, assai più che dal solo suffragio dell’organo che formalmente la designa”.
Le ragioni che hanno spinto il docente a candidarsi: “Ho svolto numerosi incarichi nell’ambito delle istituzioni di Ateneo che vanno dalla direzione del Dipartimento al coordinamento dei Corsi di Laurea fino alla direzione di un Dottorato e a due mandati in Senato Accademico. Poiché, per un criterio di rotazione, dopo un Presidente di Giurisprudenza (il prof. Aurelio Cernigliaro), uno di Studi Umanistici (l’attuale rettore Andrea Mazzucchi) e uno di Scienze Sociali (il prof. Consiglio) è il turno di Scienze Politiche, mi è parso che fosse arrivato il momento di farmi avanti”.
Sottolinea poi: “Sul versante scientifico, la mia attività di ricerca si colloca nel campo della geografia politica ed economica e affronta, negli anni più recenti, i temi dell’interdipendenza strategica, delle materie prime critiche e della vulnerabilità geoeconomica. Questioni che per loro natura richiedono il concorso di competenze storiche, economiche, giuridiche, politologiche e statistiche e che mi hanno reso consuetudinaria la pratica del dialogo interdisciplinare”.
La Scuola delle Scienze Umane e Sociali, che raggruppa sei Dipartimenti – Economia, Management e Istituzioni; Giurisprudenza; Scienze Economiche e Statistiche; Scienze Politiche; Scienze Sociali; Studi Umanistici – “è la più ampia e plurale aggregazione culturale del nostro Ateneo”. Proprio questa ricchezza di prospettive rappresenta, secondo Amato, “la ragione stessa dell’esistenza di una struttura di coordinamento, la quale trova il proprio compimento nella capacità di trasformare la pluralità disciplinare in progetti condivisi e in servizi che accrescono la forza dell’insieme e valorizzano al contempo l’identità di ciascuna sua componente”.
Il programma di Amato si sviluppa lungo vari assi. Il primo: Coordinamento e qualità dell’offerta formativa. Scrive: “Propongo di istituire un catalogo degli insegnamenti trasversali della Scuola, così da offrire agli studenti un’informazione capillare sulle diverse opportunità didattiche e da consentire loro di arricchire il proprio percorso con crediti a scelta”.
Prosegue: “Al medesimo disegno appartengono i percorsi interdisciplinari certificati mediante open badge, costruiti attorno ai grandi temi che attraversano tutte le nostre discipline e attivati con il concorso dei Dipartimenti che vi riconoscano un valore per i propri studenti, nonché la predisposizione, a beneficio delle strutture, di una fotografia d’insieme dei carichi didattici che ne sostenga le decisioni e agevoli l’esercizio ordinato della funzione di verifica prevista dallo Statuto”. Alla qualità della didattica, sottolinea poi Amato, “appartiene anche la disponibilità di aule adeguate e ben distribuite, una questione che i rappresentanti in Consiglio avvertono con grande intensità e che intendo affrontare con la determinazione che merita”. Secondo asse: Ricerca interdisciplinare e capacità progettuale.
Sottolinea il docente: “Le opportunità di finanziamento oggi più rilevanti premiano le proposte che sanno integrare competenze diverse. Intendo, perciò, mettere a disposizione della ricerca federiciana servizi e occasioni che agevolino la costruzione di candidature ambiziose, nella consapevolezza che l’iniziativa scientifica appartiene ai Dipartimenti e ai singoli studiosi e che alla Scuola spetta il compito di amplificarne la portata”.
Chiarisce: “Nel campo della progettazione competitiva intendo muovermi in piena sintonia con l’indirizzo che il Rettore ha più volte enunciato nel corso della sua campagna elettorale e nel suo programma, laddove ha annunciato il potenziamento di un Servizio Centrale di Supporto alla progettazione posto a disposizione dell’intero Ateneo” e propone “la costituzione, in seno al Consiglio della Scuola, di un gruppo di lavoro composto da alcuni suoi componenti, con il compito di coadiuvare quel predetto servizio e di orientarne le scelte verso i bandi e i programmi più coerenti con i temi di ricerca propri della nostra comunità”.
Secondo Amato “una cura particolare e un rinnovato slancio devono essere riservati alla collana Scuola delle Scienze Umane e Sociali. Quaderni, pubblicata da FedOA, Federico II University Press, che ha già offerto uno spazio comune di riflessione e di disseminazione della ricerca, favorendo l’incontro tra competenze, metodologie e prospettive differenti”. Il programma tocca poi il capitolo della internazionalizzazione.
“Ritengo necessario – riflette il prof. Amato – passare da una costellazione di iniziative isolate ad una cornice comune, che metta a sistema le esperienze di cui i singoli Dipartimenti sono protagonisti e ne accresca la reciproca riconoscibilità e la visibilità complessiva. Intendo costruire un quadro d’insieme delle esperienze di doppio titolo e di titolo congiunto attive nei Dipartimenti, promuovere un programma di visiting fellows della Scuola capace di attrarre a Napoli studiosi il cui lavoro attraversa i confini tra le nostre discipline, sostenere l’internazionalizzazione dei percorsi dottorali e coordinare la partecipazione della Scuola alle alleanze universitarie europee, in raccordo con l’Ateneo e in coerenza con la vocazione mediterranea che il nuovo rettorato ha posto al centro della propria azione”.
Un altro tema è quello della Terza missione. Le scienze umane e sociali “offrono alla città e alle istituzioni un contributo che nessun’altra area dell’Ateneo è in grado di dare, come i due mandati appena trascorsi hanno reso evidente, e la Scuola ha il compito di aiutarle a parlare con una voce più autorevole e riconoscibile. Propongo, pertanto, di dotare la Scuola di una strategia di comunicazione verso l’esterno all’altezza del valore delle sue attività, articolata in un calendario comune della terza missione e in un sostegno stabile alla divulgazione, e di istituire un forum pubblico annuale dedicato ai grandi temi del Mezzogiorno, dell’Europa e della coesione”.
Ancora, Amato ritiene necessario “un deciso rafforzamento delle attività di placement, affinché le studentesse e gli studenti incontrino il mondo del lavoro forti della qualità della formazione ricevuta”. Servizi comuni, infrastrutture e personale tecnico amministrativo sono altri aspetti sui quali si sofferma il programma. Gli obiettivi: “valorizzare i servizi comuni secondo una logica di economie di scala, curare il patrimonio edilizio di pertinenza in accordo con l’Ateneo e di adottare misure concrete e verificabili di sostenibilità ambientale delle nostre strutture”.
Un rilievo particolare è posto alla gestione delle aule da governare “come un patrimonio comune dei Dipartimenti che condividono i medesimi plessi, proseguendo e ampliando le intese già in atto tra i due Dipartimenti dell’area economica e tra i quattro che afferiscono agli altri plessi, affinché nessuna aula resti sottoutilizzata e l’offerta didattica disponga in ogni momento degli ambienti di cui ha bisogno”. Un impegno: “sostenere presso gli organi di governo dell’Ateneo l’acquisizione delle risorse finanziarie e del personale necessari a supportare adeguatamente le attività della Scuola”.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.18 – 2026 – Pagina 3







