Le biotecnologie “un settore di ricerca competitivo” ma bisogna essere disponibili a trasferirsi

Il 18 settembre prova di accesso (per coloro che si sono prenotati entro il 9 settembre) per  immatricolarsi ai Corsi di Laurea in Biotecnologie per la Salute e Biotecnologie Biomolecolari e Industriali. 
I quesiti a risposta multipla predisposti dalla Facoltà riguardano le conoscenze di biologia, chimica, matematica e fisica inerenti ai programmi della scuola superiore, più alcune domande di logica e comprensione del testo.
I 600 ammessi a Biotecnologie per la Salute ed i 75 studenti che si iscriveranno a Biotecnologie Biomolecolari e Industriali, durante il primo anno di studi, dovranno affrontare gli esami di  Matematica, Elementi di Statistica, Chimica generale, Inglese, Biologia, Fisica Applicata, Chimica Organica, Introduzione alle Biotecnologie e Bioetiche, Genetica e il Laboratorio di Informatica.
I consigli dei 
professori del I anno
“E’ bene sapere che le biotecnologie costituiscono un settore di ricerca molto competitivo – avverte il prof. Stefano Bonatti, docente di Biologia Cellulare e Biologia Generale – A chi pensa che studiare Scienze Biotecnologiche sia un modo per acquisire una preparazione utile per insegnare, consiglierei di riflettere un po’. Sono studi oggettivamente impegnativi ma in ballo vi è la possibilità di lavorare in una delle tante strutture biotecnologiche all’avanguardia sparse in giro per il mondo”.
Ovviamente uno dei primi requisiti è la disponibilità a trasferirsi ma occorre anche essere predisposto ad affrontare le materie scientifiche: “è un percorso difficile per chi è abituato a ragionare nei termini della letteratura o della filosofia. Dal III anno comincia l’attività pratica.  Prima ce ne è poca per l’alto numero di iscritti”.
La Biologia è una delle materie cardine dell’intero percorso. Tutti gli studenti del I anno sostengono uno scritto di Biologia Generale e, se l’esito della prova non è sufficiente, devono affrontare anche una prova orale. “E’ impossibile calcolare la percentuale degli iscritti che supera l’esame perché solo il 65% di coloro che si immatricolano si presentano agli appelli – dichiara il professore – In tanti, dopo pochi mesi, si accorgono che questi studi non fanno al caso loro e si autoescludono. Tra quelli che sostengono almeno un esame all’anno, la percentuale dei promossi è superiore al 50%”.
“Ai neodiplomati consiglio di farsi le basi soprattutto in matematica e fisica – afferma il prof. Aldo Galeone – La chimica viene ripresa quasi da zero, invece per la matematica e la fisica alcuni concetti vengono dati per acquisiti ed è giusto che sia così”.
Il prof. Galeone insegna Chimica Organica al I anno: “il mio corso rappresenta un momento di crescita dei ragazzi che si trovano a studiare cose che saranno utili per gli esami successivi. Cominciano ad avere dimestichezza con le molecole organiche di cui il nostro organismo è costituito”. Purtroppo generalmente non tutti hanno basi di chimica sufficienti: “per l’esame di Chimica Generale non c’è una propedeuticità burocratica ma logica. E’ inutile farlo prima di Chimica Organica. C’è chi ci riesce ma solo perché sta studiando i due esami contemporaneamente”. Quanto agli sbocchi lavorativi il professore è ottimista: “si trova più facilmente lavoro nell’Italia Settentrionale ma è un discorso che può valere per il 90% delle Facoltà”.
Manuela Pitterà
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