Recupero del Cimitero delle Fontanelle, per quattro giovani architetti un lavoro “complesso e faticoso, ma entusiasmante”

Il 18 aprile ha riaperto al pubblico il Cimitero delle Fontanelle, a conclusione di un piano di recupero che è stato condotto dal Comune di Napoli e dalla Soprintendenza. Chi ha partecipato all’evento ha avuto anche l’opportunità di vedere il risultato della riqualificazione dell’ingresso e degli spazi pubblici di via Fontanelle. È stata realizzata, su progetto di alcuni giovani architetti, nell’ambito del programma G24 ideato e sostenuto dal senatore a vita ed architetto Renzo Piano, il quale ha scelto di operare attraverso le università italiane, finanziando direttamente – con il proprio stipendio di senatore – borse di studio per giovani architetti, proponendo progetti per aree marginali e periferiche di diverse città italiane.

Nel caso di Napoli il progetto è stato sviluppato presso il Dipartimento di Architettura della Federico II, sotto il coordinamento scientifico dei professori Nicola Flora e Daniela Buonanno, i quali hanno selezionato i borsisti e coordinato l’intero processo progettuale dal 2021 ad oggi. Autori del progetto sono i giovani architetti Marino Amodio, Giuseppe De Pascale, Orazio Nicodemo e Davide Savoia.

“Hanno sviluppato integralmente la proposta progettuale – raccontano Buonanno e Flora – affrontando tutte le fasi di ideazione, definizione e realizzazione dell’intervento, all’interno di un percorso di ricerca applicata e di confronto continuo con il territorio e con i diversi soggetti istituzionali coinvolti”. Il progetto si sviluppa intorno alla Chiesa di Maria Santissima del Carmine e costruisce “un sistema continuo di spazi pubblici accessibili e inclusivi lì dove c’era un vecchio e difficilmente accessibile sagrato sempre bloccato da auto in sosta.

L’ambizione di realizzare una nuova idea di piazza, così come richiesto dal senatore Renzo Piano, ha spinto il gruppo di lavoro a ripensare in maniera radicale l’area di intervento e a proporre una soluzione progettuale più ampia, in grado di tenere insieme le diverse parti di cui il sito si compone.

Il progetto interviene infatti su tre ambiti principali: il sagrato della Chiesa di Maria Santissima del Carmine, trasformato in una piazza urbana; l’area della cordonata che è sul fianco, ripensata come spazio di sosta e aggregazione (prima chiusa da un cancello perché privata, quindi inaccessibile); l’ingresso al Cimitero delle Fontanelle, dove l’arretramento del cancello e la realizzazione di una nuova rampa lenta restituiscono uno spazio di accoglienza e una relazione più diretta tra la città e il sito monumentale”.

A questi interventi si affianca una rete di micro-piazze lungo via Fontanelle, “dispositivi urbani diffusi che ampliano e connettono gli spazi pubblici, rafforzando il senso di appartenenza e favorendo nuove forme di uso collettivo”. Fondamentale è stato il lavoro con le comunità locali – tra cui la Fondazione di Comunità San Gennaro, i giovani delle Fontanelle e le associazioni come le Forti Guerriere – che hanno partecipato attivamente al processo, contribuendo alla definizione di un progetto condiviso.

Così come necessario il processo è stato supportato dalle istituzioni pubbliche, in particolare dal Comune di Napoli e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che hanno accompagnato e autorizzato il progetto nelle diverse fasi. Il progetto è stato realizzato da Coop4Art grazie al sostegno finanziario di Fondazioni, Unione Industriali, aziende.

Grazie alla disponibilità della famiglia Meola, poi, si è avuta la concessione d’uso pubblico dello spazio della attuale cordonata sul fianco della chiesa. Il recupero dell’area antistante il Cimitero delle Fontanelle, dicono Buonanno e Flora, “rappresenta un esempio concreto di come l’architettura, quando sostenuta da un solido coordinamento scientifico dell’Università e affidata alla responsabilità diretta di giovani forti progettisti, possa diventare strumento di rigenerazione urbana, culturale e sociale”.

Entrambi il 15 aprile hanno preso parte ad un sopralluogo in compagnia dei 4 progettisti, al quale era presente anche Ateneapoli. L’area dell’intervento è delimitata nella parte inferiore da un albero di arancio amaro e in quella superiore, poco prima del vero e proprio ingresso al Cimitero delle Fontanelle, da un cipresso.

“Per i materiali – hanno spiegato i due docenti – la scelta è caduta sulla pietra di Vicenza, che dà un effetto non simile al tufo, ma è di diversa consistenza, e su un conglomerato cementizio con pigmenti”. Nell’ambito dell’intervento e grazie alla collaborazione del prof. Massimo Ramondini, che insegna Geotecnica al Dipartimento federiciano di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale “si è messo anche in sicurezza il costone tufaceo all’entrata del Cimitero e questo ha permesso di eliminare l’antiestetica tettoia che in precedenza era lì a protezione dei visitatori dal rischio che cadessero frammenti di tufo”.

Il finanziamento di Piano, hanno aggiunto Buonanno e Flora, “ammontava a circa 100 mila euro, che hanno permesso di garantire borse di studio per tre annualità a 4 neolaureati”. Una bella esperienza per i giovani architetti. Marino Amodio ha espresso soddisfazione per l’esito di un lavoro “complesso e faticoso, ma entusiasmante”.

Giuseppe De Pascale ha ripercorso sinteticamente le tappe fondamentali di un lavoro iniziato tre anni fa: “Molto formativo perché Renzo Piano ci ha seguiti e ci ha spronati a fare del nostro meglio. Lo abbiamo incontrato a Genova, a Roma al Senato ed abbiamo avuto anche contatti a distanza tramite internet. Insomma, non si è limitato a finanziare il progetto, ma ci ha davvero dato una mano”. Davide Savio sottolinea “la soddisfazione di aver contribuito a realizzare qualcosa di importante per la mia città”.
Fabrizio Geremicca

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