Carriera Alias, ora alla Federico II basta l’autocertificazione

Novità dal prof. Cirino, Delegato di Ateneo agli studenti

Nel 2010 l’Ateneo Federico II fu il primo in Italia, insieme all’Università di Torino, ad introdurre la carriera Alias per i suoi studenti. L’opportunità, in sostanza, per ragazze e ragazzi in transizione di genere, di utilizzare in ambito accademico il nome che corrispondeva al genere al quale sentivano di appartenere e non a quello anagrafico. Sono state finora venticinque le richieste di carriera Alias che sono pervenute. Tutte subordinate, però, ai fini dell’accoglimento della domanda, alla certificazione che lo studente o la studentessa si erano già rivolti ad un centro per la disforia di genere. Espressione, quest’ultima, che descrive una condizione caratterizzata da una intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso. C’è ora una novità importante, come racconta ad Ateneapoli il prof. Giuseppe Cirino, che insegna Farmacologia ed è il Delegato di Ateneo per gli studenti: D’ora in avanti sarà sufficiente l’autocertificazione per accedere alla carriera alias. Non saranno necessari altri passaggi. Ovviamente il nome corrispondente alla propria identità di genere potrà essere utilizzato solo in ambito universitario. Con questa modifica rendiamo più snella la procedura, a tutto vantaggio di coloro i quali presenteranno la domanda”. Esprime la sua soddisfazione per questa modifica il prof. Paolo Valerio, oggi in pensione, che nel 2010, in qualità di referente del Centro Sinapsi, fu certamente uno dei protagonisti dell’iniziativa che adottò la Federico II di introdurre nei suoi regolamenti l’opportunità della carriera Alias. “È fondamentale – sostiene – perché in questo modo la procedura diviene più inclusiva e non è medicalizzata. Basterà un’autocertificazione”. Aggiunge Valerio: “Credo sia interessante sottolineare che sono stati proprio i rappresentanti degli studenti a chiedere al Rettore che l’Ateneo modificasse in una ottica più inclusiva l’accesso alle carriere Alias. Sull’esempio, d’altronde, di quello che era già avvenuto nell’ambito dell’Accademia delle Belle Arti. Il Rettore Lorito ha dimostrato sensibilità verso il tema”.

Un altro regolamento, approvato di recente, di interesse per gli studenti è certamente quello per il riconoscimento delle loro associazioni. Spiega il prof. Cirino: “È stato ripreso il lavoro già avviato nel 2019 e poi interrotto in concomitanza con la pandemia. Il nuovo regolamento stabilisce i criteri che deve avere un’associazione affinché sia riconosciuta dall’Ateneo. È in fase di preparazione e dovrebbe essere pronto a breve un programma informatico attraverso il quale studentesse e studenti potranno caricare i dati delle associazioni e chiederne il riconoscimento in ogni momento dell’anno e con una procedura piuttosto snella. Non appena il software sarà ultimato, lo presenterò in vari incontri che organizzerò con gli studenti nelle Scuole dell’Ateneo”. L’iscrizione sarà il requisito fondamentale affinché le associazioni possano chiedere l’assegnazione di spazi nell’ambito dei vari Dipartimenti e possano concorrere all’attribuzione dei fondi del prossimo bando di Ateneo che finanzierà le iniziative promosse dagli studenti. A Medicina, intanto, si avvia a soluzione il problema, che era stato segnalato già prima dell’estate da alcuni studenti ed associazioni, tra le quali l’Asmed, della mancanza dei distributori di bevande e merende al Policlinico. “È in corso la sistemazione di nuovi distributori. Su richiesta delle associazioni studentesche, poi, sempre a Medicina abbiamo fatto ampliare gli orari di accesso alle aree comuni degli studenti, che chiudevano troppo presto. Sto lavorando per verificare la possibilità di realizzare uno spazio dove possano consumare i pasti. Non è facile perché al Policlinico le aule sono dell’Ateneo, ma il resto è gestito dall’Azienda Ospedaliera. Al di là delle aule non abbiamo spazi nostri, ad eccezione dei giardini nei quali a suo tempo il prof. Califano fece installare alcuni gazebo”.

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