Fabio Balsamo, volto noto dei The Jackal, in Aula Rossa a Monte Sant’Angelo

“La comicità è pensiero profondo, scaturisce dalla condivisione di quello che si sta rappresentando”

Dalle origini, che odorano del legno dei palcoscenici teatrali, al passato recente, contraddistinto dall’innata vena comica che l’ha reso famoso al pubblico del web (e non solo) con sketch e parodie passate alla storia di Youtube. E il futuro prossimo, avviluppato intorno a progetti personali e di gruppo, alle paure delle etichette e alla propria idea di comicità, senza mai dimenticare l’arte drammatica, che ha sancito la sua nascita professionale. L’attore Fabio Balsamo, volto noto dei The Jackal, subito dopo il reading scientifico per Futuro Remoto a Monte Sant’Angelo, al quale ha prestato brillantemente la voce, si è fermato a chiacchierare con Ateneapoli. Ne è emersa una figura assai sensibile, riflessiva – “non sembrerebbe, ma io in realtà sono una persona molto seriosa” dice – e dedita al lavoro con metodo scientifico.

I The Jackal sono stati spesso ospiti delle Università. Che cosa significa per voi interfacciarvi con gli studenti, a prescindere dal taglio degli incontri?

“Noi siamo in una fase di transizione tra giovani e meno giovani, non a caso il nostro gruppo è diversificato per età. C’è il più giovane così come il meno giovane, perché cerchiamo di arricchirci continuamente. Andando nelle Università, non facciamo altro che confrontarci con le nuove generazioni, per conoscere punti di vista e idee che fermentano nei ragazzi. È un’esperienza che arricchisce sia nel dare che nel ricevere”.

Multitasking con umiltà

L’ultima volta, alla Federico II, avete parlate del fare impresa a partire dalla creatività. Voi ne siete un esempio virtuoso. Qual è la vostra strategia per essere sempre competitivi?

La strategia deve fare leva su due punti fondamentali. Innanzitutto essere multitasking, cioè pronti a cambiare ambito lavorativo. Per farlo ci vuole umiltà. Bisogna sempre approcciare i progetti come se non li si conoscesse, serve mantenere la propria identità ed essere duttili nel cambiare. Personalmente sto vivendo proprio questa situazione. Lavoro come conduttore in tv, sulle piattaforme, nel cinema. Penso sia l’unico modo per essere al passo con i tempi. Accettare che la comunicazione ormai sia crossmediale, ma sempre mantenendo forte la propria identità”.

I vostri video continuano a registrare un grande successo. A livello personale e di gruppo, come riuscite a trovare sempre nuovi stimoli?

Si trovano facendo leva su ciò che si vive. Arricchendosi personalmente con viaggi, confronti, allargando sempre la propria visione delle cose. Non si può scindere la persona dalla comunicazione. Arricchendo la prima, si arricchisce di conseguenza anche la seconda. Per avere nuove cose da dire bisogna crescere come persona”.

In un video di due anni fa, incentrato su un gruppo di ragazzi che si ritrova per ripetere assieme prima di dare un esame, avete raccontato con la solita ironia alcune difficoltà dell’università. Che studenti sono stati i The Jackal?

Eravamo un po’ anarchici, credo. Studenti che cercavano nuove forme di comunicazione e avevano tanta curiosità. Magari nella resa dei voti non eravamo un granché, anche se ci sono laureati in noi. Io in Arte drammatica, Aurora in Lettere Moderne e Simone in Architettura. In generale, provavamo comunque a dire le cose in modo diverso”.

“Mi sento un operaio dello spettacolo”

Qualche domanda più personale. Sei noto al grande pubblico per gli sketch comici inscenati sul web, tuttavia la tua formazione è ben più ampia. Tanto studio alle spalle, teatro, cinema e pure televisione. Quale di questi mezzi credi sia più vicino al tuo modo di essere attore?

“Io per natura sono una bestia da palcoscenico. Nasco sulle assi di legno, sono abituato a tenere accesa la linea di comunicazione con il pubblico, a nutrirmi della comunione tra me e loro. E aggiungo anche che mi sento un operaio dello spettacolo, lontano dal divismo. Legno, tuta, montaggio scene, costumi, sono cose che mi appartengono molto. Nasco così, e così spero di morire. Non nego poi di avere scoperto la bellezza di altri mezzi, come il cinema. Anche se, in questo caso, la dinamica è più tecnica, legata al regista”.

Circa 10 anni fa, su youtube, hai pubblicato un video intitolato “Laurea in Arte Drammatica”, insomma la tua tesi. Interpreti una persona tetraplegica. Una performance di alto livello. Hai paura di essere etichettato solo come comico?

“Certo, è la mia lotta continua. In Italia soprattutto, non solo il pubblico, ma anche il mercato è abituato a relegarti in una sola dimensione. C’è l’attore incisivo e l’attore canino, come ha detto Servillo. L’importante è essere incisivi. Io non credo nella distinzione di genere, credo al contrario che un attore, se è tale per definizione, debba essere credibile in contesti comici e in contesti drammatici. È chiaro, sono passaggi che vanno fatti gradualmente, per non stranire il pubblico. Nascendo come attore drammatico, la mia paura costante è propria questa: essere visto come una persona simpatica, e non un attore. Non sembrerebbe, ma io sono una persona molto seriosa.

La Federico II ti ha invitato, in occasione di Futuro Remoto, per il reading dove hai dato voce ad alcuni brani tratti da libri di Primo Levi, Jorge Luis Borges e Carlo Rovelli. Come ti prepari in queste occasioni?

“Mi preparo come per tutto. Leggendo e approfondendo i testi. Sono convinto che un attore per dire le cose debba innanzitutto capirle, altrimenti il rischio è di parlare a vuoto. In questo caso ho cercato di comprendere cosa gli autori volessero dire, così da poterlo comunicare al pubblico”.

Una volta, sulla tua pagina facebook, hai scritto che “il modo peggiore per fare comicità è pensare che questa sia immediata, superficiale”. Prosegui poi dicendo che al contrario è “analisi, approfondimento e coerenza”. Partendo da queste affermazioni, ci spieghi la tua idea di comicità?

“La comicità per quanto mi riguarda non è quella frivola dello scivolare sulla di buccia di banana, del fare una faccia buffa o mettersi nudo. Quello fa ridere i bambini. La comicità è pensiero profondo, scaturisce dalla condivisione di quello che si sta rappresentando. La gente ride perché si riconosce nel dramma di alcune situazioni e se ne sente un po’ sollevata. È precisamente questa la mia idea di comicità: raccontare la fragilità umana, partendo da modelli come Massimo Troisi”.

Nel 2023 ti vedremo in Lol 3. Hai già qualche trappola in mente per gli altri concorrenti? E dell’intero cast, chi temi di più?

Temo innanzitutto me stesso, perché non sono facile alla risata, ma, quando mi spiazzo da solo con un’intenzione riuscita, mi diverto tantissimo. Poi ci sono mostri sacri come Nino Frassica, Herbert Ballerina, Luca e Paolo, sono tutti il male in persona”.

Progetti in cantiere per il futuro prossimo, sia personali che con i The Jackal?

“A livello di gruppo abbiamo sempre progetti a lungo termine, non ci fermiamo solo ai social, ma ci estendiamo a lavori cinematografici, seriali. È e sarà un work in progress fino a quando staremo insieme, cioè per sempre. Dal punto di vista personale è un periodo molto particolare, perché, oltre a Lol 3 e Celebrity Hunted, ci saranno tre film in uscita nell’arco di un mese, un eccesso di uscite ma di lavori svolti in due anni, ponderati per bene. ‘Falla girare’ il 25 novembre su Prime Video, ‘Beata te’ su Sky il 25 dicembre, e ‘Tre di troppo’ di Fabio De Luigi l’1 gennaio. Insomma, spero di non annoiarvi e bombardarvi troppo con la mia presenza”.

Servizio di

Claudio Tranchino

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