‘Mammmà’, il business innovativo e dolce di Gian Mario, laureando in Ingegneria Gestionale

Il prodotto di punta dell’azienda: un babà senza bagna alcolica

Imprenditori si nasce o si diventa? Guizzo di genio e creatività sono doti innate, non si possono insegnare. La capacità di guardare con occhi diversi, anche quella, è innestata in uno spirito giovane che desidera costruirsi con le proprie mani. E la sensibilità al nuovo non deve mancare, altrimenti che gusto c’è? Certo, ma da nutrire opportunamente con uno studio e un esercizio costanti. Allusioni al nutrimento, all’olfatto, alla vista, ma anche al più concreto saper fare sul lungo periodo – tutte queste – niente affatto casuali. Sono le componenti del progetto portato a termine da Gian Mario Maione, studente di Ingegneria Gestionale, giovane self-made man nolano di appena 25 anni, insieme a Francesca, la fidanzata laureata in Scienze del Turismo ad Indirizzo Manageriale, e con la collaborazione dei suoi genitori. È ‘Mammmà’, azienda dolciaria e shop online, “Mammmà perché è il nome evocativo per eccellenza della tradizione napoletana, rimarcato proprio dalla terza M, apparentemente fuori luogo”, e il cui simbolo è il mezzo profilo di un babà, “visto che il nostro prodotto di punta è ‘Natu Babbà’, in napoletano un altro babà, che del classico dolce partenopeo mantiene l’aspetto e il retrogusto aromatico, ma è morbido come un panettone, non è imbevuto nella bagna alcolica e ha un periodo di conservazione molto lungo, adattandosi così ad un pubblico più ampio e alla spedizione in tutto il mondo”. Un’idea curiosa, nata tra i banchi dell’Università, “in risposta ad una ricerca di mercato dalla quale emergeva che il buonissimo dolce tradizionale ha due problematiche, cioè è facilmente deperibile e non è accessibile a chi non consuma prodotti a base alcolica come, ad esempio, proprio Francesca. Il nostro babà è ricoperto da varie glassature ed è in buona compagnia tra creme spalmabili e altri dolci come la cassata napoletana, tutto preparato con prodotti artigianali e made in Campania”. Ma anche un’idea che ha avuto una gestazione abbastanza lunga “costituita di varie fasi, indagini di mercato e interviste sul territorio per raccogliere feedback, a cui è seguita la costituzione del business plan e, infine, la definizione della linea di storytelling con cui ci presentiamo”.

Buoni riscontri dall’estero 

Con uno sguardo molto direzionato all’estero “dove il nostro prodotto piace e, infatti, ho preso contatto con un’azienda che si occupa di esportazioni. Stiamo avendo buoni riscontri, ad esempio, da paesi come Svezia e Danimarca. Al momento ci stiamo impegnando per stabilizzare il brand tra Italia ed Europa, più avanti vorremmo guardare oltre, magari agli Stati Uniti o a qualche paese orientale. Voglio sottolineare, però, che non intendiamo assolutamente sostituire il classico babà napoletano, al quale ci ispiriamo, ma farlo conoscere all’estero in una forma 2.0”. Poi uno sguardo al passato: Sono cresciuto con il mito di nonno Mario. Nato nel 1937, con un titolo di studio non altissimo, partì da zero per dare vita alla sua attività, si occupava di infissi in alluminio, e alla fine è arrivato a lavorare per Banca d’Italia. Ho sempre desiderato diventare come lui ma, in linea con i tempi, creare un business che fosse innovativo. Ecco perché dopo la scuola, messa a tacere una voce interiore che mi voleva a Medicina, ho scelto di studiare Ingegneria Gestionale. E parliamo di una Ingegneria Gestionale che, a Napoli, è effettivamente molto orientata all’imprenditorialità, al mondo delle startup e di industria 4.0”. Lavorare ad un progetto del genere è stato divertente, “ma anche faticoso e sacrificante, tra ostacoli e dubbi”. La perplessità dei genitori, ad esempio: “Si aspettavano che io cercassi una sicurezza economica in un lavoro nel pubblico o nel privato, non certo che volessi costruire un’azienda sulle mie spalle. Ma poi sono arrivati i primi campioni e il supporto del professor Pierluigi Rippa è stato impagabile. Ho discusso a lungo con lui e il suo entusiasmo è stato un ulteriore slancio”. Mammmà racconta di chi non ha paura di lanciarsi verso l’ignoto: A giugno avevo ricevuto un’offerta di lavoro a Firenze, da una multinazionale, otto ore al giorno, con un contratto base. Avevo presentato domanda per questa posizione tempo prima. Forse la mia età mi concede un pizzico di spregiudicatezza, ma ho studiato sodo, come Francesca, e questo ci rende capaci e preparati”. Ingegneria Gestionale “è stata un punto di partenza fondamentale. Ho appreso tanto da insegnamenti come Organizzazione aziendale e Strategia imprenditoriale. Ogni giorno parlo di prezzi e business model. Mi relaziono con fornitori diversi, e un conto è il piccolo produttore locale e altro è l’azienda che opera all’estero, ma anche con clienti diversi. Conta tanto anche l’inglese e la capacità di saper risultare convincenti. Poi aggiunge: “Vedo tanti giovani che hanno voglia di lavorare, ma spesso sono incastrati in situazioni di sfruttamento o poco valorizzati. Un giorno con questa attività mi piacerebbe offrire un bel lavoro ad un’altra persona”. Ma prima: “devo scrivere la tesi, ora che ho terminato tutti gli esami”. E possiamo immaginare a quale docente chiederà di essere il suo relatore. Conclude: “Ho cercato la mia innovazione e l’ho trovata in qualcosa di semplice e di dolce”.

Carol Simeoli

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