Un viaggio nella cultura ucraina

Si concluderà il 16 dicembre il ciclo di seminari curato dai professori De Carlo e Morabito

“L’idea di questo seminario, mia e della prof.ssa Rosanna Morabito (docente di Lingua e Letteratura serbo-croata, ndr), è nata dalla fame di Ucraina che abbiamo percepito innanzitutto negli studenti, e poi in colleghi di altre Università italiane, docenti di scuole. Ci è sembrato evidente un bisogno di conoscenza di un mondo ignorato fino allo scoppio della guerra del 24 febbraio scorso”. Una matrice nobile, propedeutica per una migliore comprensione della genesi del conflitto nell’Est europeo, alla base del ciclo di incontri online Viaggio nella cultura ucraina: lingua, letteratura, storia e folclore, curato dal prof. Andrea De Carlo, docente di Lingua e Letteratura polacca, e da Morabito. Dal giorno dell’invasione russa, i dibattiti universitari sono stati tanti, soprattutto quelli di natura storica, dove esperti della disciplina hanno provato a spiegare origini e dinamiche di quanto sta accadendo. Nel caso di questi sette incontri, cominciati il 4 novembre e che si concluderanno il 16 dicembre, invece, “l’obiettivo – prosegue De Carlo – è  quello di fornire agli studenti, e non solo, una conoscenza della cultura ucraina, delle sue tradizioni. Cose delle quali sanno poco. Per questo abbiamo invitato ucrainisti da tutta Italia che si occupano di lingua, letteratura e altri ambiti. Spesso, chi parla di Ucraina, pure su media non ufficiali, non ha la minima conoscenza del contesto storico e culturale. Il seminario serve proprio a questo: ad offrire una difesa contro le fake news. Non facciamo ideologia, ma raccontiamo la situazione così com’è”. Ad ogni appuntamento, un tema. Nel primo incontro spazio ad una panoramica dall’antica Rus’ di Kiev fino all’800, “un elemento spesso utilizzato da Putin nella sua propaganda per raccontare che l’Ucraina è russa”. Poi un focus sulla storia della lingua e sulla situazione sociolinguistica di oggi, rispetto alla quale il dibattito risente di un altro elemento di propaganda russa sul quale il docente fa chiarezza. I russofoni – le comunità che abitano il Donbass per intendersi e che secondo Putin devono tornare alla madre Russia – “sono ucraini, non russi. Dopo la caduta dell’Urss, la povertà crescente ha spinto molti russi verso città industrializzate per trovare lavoro. Lì si sono stabilite, creando piccole comunità. Ma al di là di queste, la lingua comune è sempre stata l’ucraino”. Non manca l’occasione per discutere di folclore, tradizioni popolari, movimenti di liberazione e di letteratura contemporanea, con una grande attenzione rivolta alla poesia del post 24 febbraio. Tra i tanti ospiti, da segnalare la presenza, in collegamento da Kiev, della prof.ssa Oxana Pachlovska, “docente a La Sapienza di Roma e spesso ospite nei dibattiti televisivi di La7, che allo scoppio della guerra è tornata in patria per provare a portare in Italia la madre 90enne, una nota poetessa ucraina. Purtroppo non ci è riuscita”. Oltre alla grande risonanza che il seminario ha riscontrato a livello universitario – “ne siamo rimasti molto colpiti” – un monito politico-accademico, per L’Orientale, c’è. “Nel nostro piccolo, abbiamo voluto lanciare un messaggio alle autorità. Sarebbe un peccato non aprirci all’insegnamento della lingua ucraina, che ha una storia assai complessa. Non dimentichiamo che è già stata insegnata qui. Dal 1936 al 1943 da un grande slavista come Luigi Salvini e, negli anni ’70, da una lettrice russa prima e da una nostra ex ricercatrice poi”, conclude De Carlo.

Claudio Tranchino

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