Tornei federiciani: “i più responsivi sono Medicina e Ingegneria”

Procede l’organizzazione della nuova edizione dei Giochi Federiciani. Il torneo, che vedrà diversi Dipartimenti dell’Ateneo fronteggiarsi in vari sport da fine maggio a fine giugno, sarà ospitato dal Cus Napoli.

Ateneapoli ha contattato Romina Campana, studentessa del quinto anno di Giurisprudenza che siede nel Comitato Universitario per lo Sport in qualità di rappresentante assieme al collega Nello Miele, iscritto a Scienze Politiche. Entrambi sono impegnati nella realizzazione della manifestazione. “Si tratta di un evento sportivo rivolto a tutti gli studenti (ma anche a personale docente e tecnico-amministrativo) della Federico II – ha detto Campana – c’è la possibilità di confrontarsi con le altre strutture attraverso calcio a 5 maschile, pallavolo maschile, pallavolo femminile, basket maschile, tennis singolare maschile, tennis singolare femminile, nuoto e atletica leggera. Il valore dei Giochi è di ritrovarsi fisicamente assieme, di unire i Dipartimenti, considerate dimensioni ed estensione del nostro Ateneo.

È un modo, poi, per conoscersi: l’università serve anche a questo, non solo ad intraprendere un percorso di studio ma anche a confrontarsi con colleghi provenienti da tutte altre aree”. Se la possibilità di iscriversi è scaduta il 22 aprile, a proposito dell’organizzazione in generale Campana ha riferito: “ci siamo mossi noi due rappresentanti come referenti all’interno del Cus e siamo stati in contatto con i rappresentanti dei Dipartimenti e con chi siede in Consiglio degli Studenti. L’obiettivo è stato provare ad arrivare a più iscritti possibili per coinvolgerli attivamente, allargare il target.

Al momento i più responsivi sono Medicina e Ingegneria”. I vari tornei sono aperti anche al personale tecnico-amministrativo e docenti: “negli anni scorsi c’è stata buona partecipazione anche da parte loro”. La rappresentante chiude richiamando uno dei valori ultimi dello sport: “è qualcosa di estremamente importante nella vita delle persone. Può essere quasi una salvezza, un modo per fare amicizia, aprirsi, espandere i propri confini e andare oltre i propri limiti”.

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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 43

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