“Pochi soldi, sacco a pelo” per “girare il mondo”

L’ultimo appuntamento lo ha dedicato ad Ulisse (Odisseo) e al suo viaggio della nostalgia, che in greco significa “dolore del ritorno”. Un ritorno particolare perché, ricorda, “a novembre iniziammo con la lettura di un pezzo dell’Odissea, quello del racconto che Ulisse fa del suo viaggio al re dei Feaci”. Il prof. Nicola Pagliara ha concluso il ciclo di seminari il 20 maggio a Città della Scienza, davanti ad almeno 200 studenti e ad un nutrito gruppo di docenti. Quattordici incontri, tutti molto seguiti, tutti caratterizzati da digressioni, racconti, perfino confessioni del docente agli studenti. Si è parlato insomma di architettura, ma non solo di architettura, negli appuntamenti che si sono susseguiti in tutti questi mesi. Non poteva esserci migliore sipario che quello della sala piena di Città della Scienza per una iniziativa che ha avuto il merito di recuperare il senso dell’università come momento di formazione a tutto tondo. Dunque, si è discusso di architettura, di storia, di arte, durante le lezioni di Pagliara. Il docente, però, ha stimolato anche gli studenti con riflessioni personali, aneddoti, considerazioni sulla vita, sul suo senso e sulla felicità. “L’unica soddisfazione della mia vita”, questo l’incipit del docente a Città della Scienza, “è di avere avuto tanti studenti. Tante cose ho sbagliato, tanti errori ho commesso, ma questa mi è riuscita”. Racconta dell’Odissea, di quel viaggio di Ulisse, del suo ritorno a casa, di Argo, il cane che riconosce l’eroe. Digressione: “Anche io avevo il mio Argo. L’ho trovato sulle colline intorno Potenza, l’ho tenuto per 13 anni. Un maremmano, mi disse chi ne capiva di cani. Un prodigio di intelligenza e di bontà.  Nel momento in cui l’ho perduto ho dovuto abbandonarlo sul tavolo di un veterinario”. Ancora su Ulisse. “Quando guerreggia è troppo presuntuoso ed astuto. Poi, dopo dieci anni, è stufo. Vuole andare via da Troia ed ecco il colpo di teatro, il cavallo. Distrugge un popolo ed una storia. Gli dei sono piuttosto arrabbiati con lui ed ecco che perde la strada, o meglio il ricordo di quello che gli avevano raccontato”. 
Da Ulisse ai viaggi consigliati ai giovani architetti. “Pochi soldi, sacco a pelo, girate l’Italia, l’Europa e, se potete, anche il mondo. Ci si costituisce un bagaglio di immagini e di storia”. La libertà, secondo Pagliara: “Tutti noi nella vita dobbiamo scegliere se correre dietro qualcosa che ci viene offerto su una guantiera oppure costruire noi stessi. Ecco, la libertà è esattamente costruire noi stessi”. Per diventare architetti, si rivolge alle ragazze ed ai ragazzi che lo ascoltano, “occorre impegno totale”.  Perché, ricorre ad una iperbole, “l’architetto soffia nella bocca della materia, come Dio quando crea il mondo”. Di nuovo la nostalgia. “Guardate ragazzi che non si muore né di amore né di ricordi, ma si muore di nostalgia. Che cosa è la nostalgia? Il desiderio profondo di vivere qualcosa che non si è vissuto. Anche voi, un giorno, proverete nostalgia della voglia di esistere che avete ora, a 20 anni”. Gli incontri della vita, sottolinea, sono fondamentali. Ce ne sono alcuni capaci di arricchire e non sempre sono quelli che ci si aspetterebbe a priori. “Studenti cari”, ricorda il docente, “ho avuto capi operai e tagliatori di pietra che erano dei pozzi di scienza, che mi hanno insegnato quel che mai avrei potuto immaginare o sperare. Poi ricordo un medico, si chiamava Mattioli, andai a visita da lui molti anni fa, per un problema di salute, e mi ha aperto la mente su mondi fantastici”. 
Gli ultimi minuti li dedica ai docenti i quali, dice, “hanno contribuito al ciclo delle lezioni che ho tenuto quest’anno”. Ci sono Gilberto Marselli, Giulio Pane ed altri professori. Manca, invece, Renato De Fusco, che Pagliara aveva invitato a contribuire all’ultimo incontro, ma non è potuto intervenire per motivi personali. Ha comunque inviato un contributo filmato. 
Fabrizio Geremicca  
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