Giornalista, critico e saggista, Filippo la Porta è stato ospite il 23 maggio della Facoltà di Lettere. L’autore di “Meno letteratura per favore” (Bollati Borighieri 2010), noto per le sue critiche che “non risparmiano nessuno”, è intervenuto sullo scenario culturale italiano. Ad introdurre il seminario è il prof. Antonio Saccone, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, “quest’incontro, organizzato nell’ambito del corso per gli studenti della Magistrale in Filologia Moderna, si è poi trasformato in seminario per i dottorandi. Lo scopo: riuscire a coinvolgere i critici militanti. Inoltre, insegna un’ecologia della critica, a distinguere all’interno dell’ammasso cartaceo”. “Un visitatore in Italia potrebbe restare sublimato – esordisce la Porta – dalle innumerevoli iniziative culturali e dall’enorme produzione di romanzi (ci sono almeno due, tre scrittori emergenti al giorno)”. Ma il critico spiega che lo sviluppo dei consumi culturali non sempre coincide con un successivo progresso civile. “Oggi scrivere un romanzo è diventato una sorta di certificato di creatività – dice – ma, nel nostro paese, viene usato impropriamente. È mero genere di consumo”. Per questo “Meno letteratura per favore!”. Nel suo libro, la Porta spiega che questa enorme produzione di opere scritte sta causando lo svuotamento del nucleo critico-utopico della letteratura. “Gli italiani vogliono sempre raccontare una storia – afferma – ma se leggo un giornale io voglio solo essere informato sui fatti. Le persone pensano che sia il racconto a rendere interessanti gli argomenti”. Passa in rassegna molti dei moderni scrittori: Giorgio Faletti? È comico. Umberto Eco? Frivolo. Salva invece autori come Niccolò Ammaniti: “Con ‘Io non ho paura’ crea un personaggio mitico, che ti entra nella testa. Il romanziere deve saper rileggere gli archetipi narrativi della propria epoca e riscriverli”. Accusa anche i lettori: “in Italia manca un lettore esigente”. Secondo la Porta, il libro non dovrebbe essere visto solo come puro intrattenimento. Per quello ci sono le fiction televisive. Dalle opere scritte, invece, bisogna pretendere risposte di vita. È meglio essere lettori pretenziosi piuttosto che lettori inconsapevoli. “Come mai non ha citato Alessandro Baricco?”, chiedono gli studenti. “Ha delle qualità, ha talento, ma non ha molto da dire – risponde – Poi mi sembra di un narcisismo spaventoso”. E Antonio Moresco? “Lo amo ma non per i suoi romanzi. Con ‘Lettera a nessuno’, per esempio, mette in scena se stesso, crea personaggi. Mentre per le sue opere più romanzesche è un po’ come Pasolini: sento sempre lo stesso”. Termina il suo intervento con una metafora molto significativa: “La letteratura è come la bella addormentata nel bosco, solo il bacio del lettore può risvegliarla”. E ironizza: “Il problema degli italiani non è la mancanza di talento ma il fatto che sbagliano genere”.
Marilena Passaretti
Marilena Passaretti








