Quaranta insegnamenti sottoposti a valutazione. Quaranta docenti, scelti dalla sorte, giudicati dagli studenti. Continua la sperimentazione a Lettere per controllare il livello della didattica e la qualità della ricerca visti dagli occhi degli utenti, stabilita dalla Commissione Didattica dell’Ateneo. Partita in sordina nell’anno accademico ’96 – ‘97 con solo dieci professori che si offrirono come volontari, gli stessi della Giunta di Presidenza, il numero dei corsi esaminati è cresciuto di dieci unità anno per anno: venti nel ’97-’98, trenta nell’ultimo anno. La valutazione è un obbligo previsto dalla legge 537 del ’93. Gli articoli 3 e 5, infatti, impongono il controllo e successivamente la verifica dei dati raccolti, mediante la stima e l’elaborazione degli elementi pervenuti nel cervello elettronico. La stessa legge ha poi istituito un organismo generale, l’Osservatorio per la ricerca, la valutazione e per i piani di studio che afferisce presso la sede ministeriale e funge da organo centrale, nel quale convergono tutte le commissioni di ateneo; a sua volta, ogni università ha un proprio nucleo di valutazione, con sottocommissioni nelle singole facoltà o corsi di laurea. Uno schema a piramide che si dirama a raggiera. E’ quanto ha confermato il preside della Facoltà di Lettere Antonio Vincenzo Nazzaro, durante la Conferenza di servizio estesa alla stampa per illustrare, a docenti e studenti, i risultati delle precedenti valutazioni. Reperibili, al momento, solo i dati relativi all’anno accademico ‘97-’98 (i dati più recenti sono in fase di rielaborazione, ndr.): su millecinquecento questionari consegnati solo a Lettere, sono risultati corretti all’incirca la metà, appena il 54,9%; in numeri ottocentoventiquattro schede. Un dato che pone la Facoltà di Porta di Massa a metà strada, al sesto posto per essere precisi, tra le dodici facoltà della Federico II che hanno risposto correttamente al quesito. In testa Ingegneria, Scienze, Medicina; fanalino di coda Giurisprudenza. Ma in generale ci si aspetta un maggior rigore un po’ da tutti, se si calcola che su ventottomila questionari distribuiti fra le varie sedi universitarie, soltanto la metà, il 52,8%, una situazione simile a quella di Lettere, ha consegnato il modello senza errori ed imprecisioni. Ed ecco lo scopo dell’incontro voluto fortemente da Nazzaro e dall’ufficio di presidenza diretto dalla dottoressa Marina De Maio, che si occuperà della distribuzione dei modelli: illustrare in maniera chiara come compilare le due schede elaborate dall’Upsv (Ufficio di Pianificazione Strategica e Valutazioni, ndr.). Innanzitutto le raccomandazioni di prassi, elargite a gran voce dal preside. Affinchè il progetto non perda efficacia e risulti completo occorre la piena disponibilità dei docenti, che, negli scorsi anni, non sembrano aver gradito tanto l’iniziativa, destinata a diventare obbligatoria dal prossimo anno accademico ed estesa a tutti i corsi. E’ garantito l’anonimato di chi risponde e il professore in questione, ribatte Nazzaro, non dovrà fare nessuna pressione psicologica per forzare la volontà degli studenti. E’ consigliabile che si allontani dall’aula durante la compilazione del questionario prevista intorno alla metà di marzo, cioè quando si è consumato il 70% delle lezioni. Dal canto loro gli studenti dovranno essere imparziali nell’esprimere il proprio giudizio sul professore, senza lasciarsi trasportare da facili entusiasmi o solo per simpatia. Fondamentale la sincerità anche in merito alle strutture utilizzate, alla disponibilità degli spazi, alla comodità degli orari delle lezioni. “Più sono complete ed attendibili le risposte-aggiunge il professor Nazzaro-più sarà somigliante l’identikit della facoltà che il computer tirerà fuori. Un’immagine che rispecchia, in tutto e per tutto, le caratteristiche, i problemi, ma soprattutto le esigenze che interessano il singolo corso di laurea”. Quest’anno tra i professori passati a setaccio per Lettere figurano Fulco, Malato, De Vivo, Rispoli, Calenda, Capriglione, Spina, Godard. I moduli dovranno essere compilati all’inizio dell’ora di lezione, almeno per i corsi più affollati; mentre i risultati effettivi si potranno sapere solo nella primavera inoltrata. Ma vediamo nel dettaglio in che modo si dovrà rispondere. Compito questo che è stato spiegato dal professor Arturo De Vivo, presidente del Nucleo di valutazione per Lettere. Le schede sono due e saranno poi sottoposte a lettura ottica: obbligatorio l’uso della penna blu o nera, in nessun caso quella rossa. I modelli elaborati dalla Codida (Commissione didattica di Ateneo) presentano una serie di losanghe, piccoli cerchietti che devono essere anneriti e non sbarrati a secondo della propria situazione o del corso in esame. Poi le domande si spostano sui dati personali: età, anno. Il questionario poi continua con una serie di interrogativi. Chiede di esprimere il proprio giudizio da 1 a 7 sugli aspetti relativi all’intero corso. “In che misura, tanto per prendere una domanda a caso, il docente ha fornito informazioni esaurienti sulle lezioni”? Oppure (C3) “Sei soddisfatto della logistica e dell’organizzazione del corso in termini di: materiale didattico fornito o indicato; sussidi didattici, orario delle lezioni, localizzazione delle aule, capienza delle aule, ripartizione tra ore di lezione ed altra attività (laboratorio, seminari, esercitazioni, etc.)”? Lo studente ha una scala di gradazione che va da niente a molto, in numeri da 1 a 7, per l’appunto. La seconda scheda sarà, invece, tutta incentrata sull’opinione che si ha del proprio titolare del corso, sulla sua professionalità, sulla sua bravura, “sulla capacità di suscitare interesse, sulla disponibilità di fornire chiarimenti, sulla puntualità a lezione”. Inevitabile il dibattito in aula, nella sede dell’Aula Magna super affollata per l’occasione. Gianfranco Borrelli, docente di Storia delle Dottrine Politiche, membro della Commissione di valutazione dell’Ateneo, è soddisfatto per il lavoro raggiunto, per la bravura che ha avuto la Codida a sintetizzare il più possibile il questionario rendendolo accessibile nelle sue parti. E poi pone l’attenzione su una questione di grandissimo rilievo: gli incentivi, in termini di risorse economiche, che premino la facoltà che avrà risposto in positivo alle singole domande. Stesso discorso per i docenti risultati migliori. Lancia un segnale il preside Nazzaro affinchè i rappresentati degli studenti si facciano portavoci dell’iniziativa con i diretti interessati. Un appello a cui risponde Alfredo Cosco, che ha posto dei dubbi sulla struttura del questionario. Mirato l’intervento del professor Arturo Fittipaldi che invita la presidenza a mandare il resoconto, la valutazione finale, al docente interessato, garantendo la privacy delle risposte. In fondo non potrà mai essere un questionario a definire la professionalità di un professionista dell’insegnamento. Intervento che ha suscitato il plauso di tutti, seguito dal monito del professor Antonio Gargano, Presidente del Corso di Laurea in Lingue: “Guai a disperdere i dati forniti senza trasmetterli poi ai docenti, sarebbe tempo e fatica sprecate”.
Elviro Di Meo








