A lezione con i giornalisti per imparare a raccontare il presente in poche parole

Raccontare il presente in poche parole non è semplice per nessuno, ma ad un giornalista può riuscire meglio che a un professore. E così il seminario annuale intitolato Il presente in poche parole, organizzato dal prof. Marino Niola e rivolto agli studenti del Corso di Laurea Specialistica in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, è svolto tutto da giornalisti. Dopo l’incontro del 14 novembre con il redattore capo di La Repubblica Mauro Piccoli, gli studenti aspettano altri relatori d’eccezione (tra gli altri lo scrittore-editorialista Michele Serra). Complessivamente gli incontri sono dieci (si svolgono presso la sede dei Vincenziani). L’appuntamento pre-natalizio è previsto per il 12 dicembre (orario da definire)  con Walter Musso, capo ufficio stampa Slow Food. “Il nostro tentativo è sintetizzare i grandi problemi del presente in poche parole – dice il prof. Niola- La saggistica e le autorità accademiche lo fanno con i loro termini e le loro dimensioni, noi vorremmo invece cogliere i nodi di questo tempo con poche parole semplici. Il giornalismo ci riesce senz’altro”. Alla domanda se la semplificazione del linguaggio giornalistico non determini la perdita di qualcosa in termini di contenuti, il professore risponde che ciò che si guadagna pesa molto di più di ciò che si perde: “la semplificazione consente di migliorare la comunicabilità. Allargare i discorsi è importante, se oggi la nostra società si trova in una situazione così difficile è anche perché la cerchia di coloro che riuscivano a comunicare sui temi importanti è stata sempre troppo ristretta”.
La frequenza al seminario è obbligatoria per gli allievi iscritti al nuovo indirizzo in Reportage socio-antropologico, mentre per chi segue l’indirizzo in Spettacolo, musica e media è previsto il riconoscimento dei crediti come attività a scelta dello studente. “Questo perché i contenuti degli incontri sono vicini ai temi di formazione che intendiamo fornire agli allievi di Reportage socio-antropologico- spiega il professore- La figura che vorremmo creare è del tutto nuova, si colloca a metà tra quella dell’antropologo e quella del giornalista”. Pur non essendo per loro obbligatorio, parecchi studenti dell’indirizzo in Spettacolo, musica e media hanno seguito gli incontri. Il mondo del giornalismo affascina sempre chi studia le discipline legate alla comunicazione in genere, e la possibilità di incontrare da vicino alcuni dei suoi protagonisti è parsa molto allettante. “La lezione è stata efficace – ha detto Agnese Rumiaz, 23 anni, al termine del seminario tenuto da Piccoli- ci ha fornito utili indicazioni sulla professione giornalistica, anche tecniche”. Chiara Biggi, 22 anni, afferma che il seminario di Piccoli le ha “aperto la mente”. Il ventisettenne Antonino Marascia è rimasto particolarmente soddisfatto del modo in cui è stato approfondito un argomento di sicuro interesse per tutti gli allievi, quello riguardante gli spazi potenzialmente occupabili dalle discipline sociologiche nel panorama della stampa italiana. Sollecitato sul punto dal prof. Niola e dalla prof.ssa Elisabetta Moro, il capo redattore di La Repubblica ha espresso alcune perplessità: “non so se queste materie siano le meglio piazzate per avere spazio in pagina poiché, ruotando intorno a meccanismi reconditi e a processi interpretativi, hanno meno titoli da proporre”. E’ un fatto, tuttavia, che attualmente non ha più senso costruire il quotidiano come un notiziario. “Il lettore apprende le notizie in tempo reale da altri mezzi di informazione come la televisione e internet, così la cultura e l’approfondimento trovano un posto sempre più ampio e significativo sulla carta stampata. In questa direzione, i saperi sociologici e antropologici possono conquistarsi maggiore spazio rendendosi sempre meno professorali. Il segreto consiste nel non annoiare il lettore”. Piccoli ha rivelato anche altre verità sul giornalismo, regole generalmente conosciute ma a quanto pare ignote ad alcuni studenti, come quella delle cinque w dei giornalisti americani (un buon pezzo non deve mai prescinderne: who, what, when, where, why). “Ho imparato delle cose nuove – ha detto Mario Farina, ventiseienne laureando in Scienze della comunicazione- Finalmente un po’ di pratica dopo tanta teoria basata soprattutto sugli esami di sociologia”.      (Sa. Pe.)
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