Un nuovo docente per Procedura Penale

Un nuovo docente a Giurisprudenza. Insegnerà Procedura Penale. 52 anni, siciliano (originario di Messina), il prof. Dario Grosso vanta un curriculum di tutto rispetto. Ricercatore in Diritto penale a Catanzaro nell’86, associato di Diritto penitenziario a Salerno nel ‘91, poi un corso sulle Procedure penali in Europa all’Università di Roma Tor Vergata, nel ’94 è stato prima straordinario e in seguito ordinario a Messina. E oggi… “Oggi faccio anche l’avvocato – ammette- anche se l’Università l’ho vissuta a tempo pieno, quando avevo esigenze di studio”. Tralasciando per un attimo la specifica esperienza di insegnamento maturata dal professore nel corso degli ultimi quindici anni, c’è qualcosa di altrettanto importante, nella vita professionale di Grosso, che riteniamo debba essere portata a conoscenza dei lettori. “Attualmente sono componente della Commissione Ministeriale di riforma del Codice di Procedura Penale – spiega- I lavori sono cominciati ad ottobre ma il mandato sarà prorogato fino all’anno prossimo, di sei mesi in sei mesi. In particolare, io faccio parte della terza sottocommissione, quella che si occupa di ‘prove e dibattimento’ nel processo, argomenti che rappresentano un po’ il cuore della riforma, se vogliamo”. Insomma, si può dire che il professore ‘vive’ quotidianamente a tutto tondo la materia che verrà ad insegnare a Napoli. Gli chiediamo di azzardare una previsione sulla esperienza che vivrà nella nostra città. “Io provengo da Messina dove avevo, nel raggio di 50 metri, abitazione, studio e facoltà. Non c’è dubbio che a Napoli qualcosa cambierà. Eppure questa è una scommessa che volevo fare, dopo dieci anni di ordinariato a Messina avevo bisogno di una sollecitazione e questa esperienza mi offre la possibilità giusta”. Per quanto riguarda la didattica, lei come intende impostare il rapporto con gli studenti? “Facendo loro capire subito che ho un chiodo fisso… e cioè che la procedura è una materia che deve prescindere dal nozionismo. Per alcuni studenti questo è un fatto positivo, per altri è un motivo di disagio, eppure io preferisco che un giovane ricordi meno ma capisca quello che ricorda. Chi fa il magistrato, l’avvocato ed il notaio sa che quello che è nozionistico deve essere letto e riletto ma la didattica serve ad un’altra cosa, serve ad emancipare lo studente ed a fargli acquisire i metodi dell’interpretazione. Per questo motivo tento di evitare una didattica ‘a compartimenti stagni’ a favore di una didattica integrata. Prego, inoltre, i ragazzi di non studiare il manuale in modo meccanico ed acritico”. Come ha strutturato il suo corso? 
“Bisogna consentire agli studenti lo studio integrato tra i vari istituti. La Procedura penale non si può apprendere sganciando un istituto dall’altro. Anche l’esame potrebbe partire da qualsiasi domanda e collegare tutta la materia. La notizia di reato, ad esempio, è collocata all’inizio del testo ma ci proietta verso il giudicato, che invece è collocato alla fine. Diciamo che vorrei iniziare il corso fornendo le coordinate fondamentali del processo penale, per quanto possibile, visto che questa materia è particolarmente penalizzata dalla semestralizzazione. Poi vorrei tentare di arricchire il tutto con dei seminari cui prenderebbero parte magistrati ed avvocati. Credo sia un sistema valido per stimolare gli studenti e consentire loro di seguire le lezioni in modo attivo”. Chiudiamo, come di rito, con un consiglio agli studenti che sosterranno l’esame con lei. Quali sono i segreti per superarlo? “Il miglior consiglio che posso dare è quello di assistere agli esami dei loro colleghi, perché questo rappresenta il momento finale della didattica e, spesso, verificare di persona come una cattedra conduce gli esami serve a sensibilizzare lo studente ed a meglio prepararlo anche a livello psicologico. A Messina, dove le condizioni logistiche lo permettevano, esortavo i ragazzi a stare a contatto di gomito con la commissione, durante gli esami. Un altro consiglio: considerare il codice come unico vero testo fondamentale per lo studio, più del manuale. Senza concentrarsi su ciò che può pensare il docente o l’autore del manuale, perché non è un problema di opinione. Anzi, quando il tema è controverso lo studente può dire quello che vuole, argomentandolo, ovviamente. L’obiettivo del corso è far acquisire metodo ai ragazzi, lo ripeto, tanto che possano essere in grado di mettere in discussione persino l’opinione del docente. Spererei che ciò avvenisse…”.
Marco Merola
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