Il Polo Didattico lancia una nuova iniziativa: dal 28 marzo è iniziato un corso di recupero di Lingua Inglese rivolto a tutti i fuoricorso delle Lauree Triennali dell’Ateneo. Le lezioni sono tenute dalla dott.ssa Paola Iacobone e organizzate in collaborazione con la prof.ssa Eleonora Federici presso la stanza 123 di Palazzo Santa Maria Porta Coeli in via Duomo il mercoledì e il venerdì. Gli studenti sono suddivisi in tre gruppi a seconda dell’annualità.
“L’iniziativa è nata dall’esigenza di colmare le lacune grammaticali di numerosi studenti. Io non sono una professoressa di Lingue, ma una dottoranda in Storia del teatro moderno e contemporaneo e ho vissuto in Inghilterra negli ultimi quattro anni. Poiché all’interno del dottorato è prevista una borsa lavoro di 150 ore da svolgere all’interno dell’università, si è pensato ad un corso di recupero che partisse dalle basi. Mi sento molto vicina agli studenti, perché anche io avevo questo problema con la lingua e non è stato semplice superarlo. In Italia, avevo studiato Tecniche dello Spettacolo a La Sapienza. L’anno dopo la laurea sono partita per Londra con l’intento di colmare la lacuna dell’inglese. Successivamente, ho frequentato un Master all’Accademia teatrale dell’University of London (Central School of Speech and Drama). Il superamento dell’esame di Lingua Inglese è un problema assolutamente risolvibile. Per me è stato fondamentale vivere fuori tanti anni, mi ha sbloccato”, racconta la dott.ssa Iacobone.
Gli incontri sono articolati in 100 ore e si esauriranno a metà maggio. Il primo giorno è stato di presentazione: “ogni studente ha specificato le proprie problematiche, perché dovevamo trovare un punto d’accordo per l’organizzazione. Proveniamo da diversi Corsi di Laurea e anche i programmi dell’esame variano. Ci è stato proposto come primo approccio un testo da leggere autonomamente e la sua comprensione tramite domande a scelta multipla. Verso la fine della lezione abbiamo provato ad esercitarci con il riassunto, ma tutti abbiamo esposto le nostre perplessità a riguardo e dalla prossima lezione ci saranno distribuiti dei documenti sul ‘summary’ per affinare le strategie riassuntive. Avere un contatto con il docente e concordare le spiegazioni, serve questo a noi fuoricorso”, spiega Lucia, studentessa di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe.
Il corso è strutturato in base alle esigenze degli studenti che decidono di volta in volta gli argomenti da approfondire: “oggi ho proposto un test d’ingresso per testare il livello dei ragazzi e cercheremo di affrontare le difficoltà che riscontrano. Le lezioni si svolgono in due ore: cominceremo con una spiegazione frontale di grammatica e l’ora seguente ci eserciteremo insieme sul test. Questo è un corso di recupero essenzialmente per superare lo scritto: per la prima annualità sono arrivati in 30”, continua la dott.ssa Iacobone.
“L’iniziativa è nata dall’esigenza di colmare le lacune grammaticali di numerosi studenti. Io non sono una professoressa di Lingue, ma una dottoranda in Storia del teatro moderno e contemporaneo e ho vissuto in Inghilterra negli ultimi quattro anni. Poiché all’interno del dottorato è prevista una borsa lavoro di 150 ore da svolgere all’interno dell’università, si è pensato ad un corso di recupero che partisse dalle basi. Mi sento molto vicina agli studenti, perché anche io avevo questo problema con la lingua e non è stato semplice superarlo. In Italia, avevo studiato Tecniche dello Spettacolo a La Sapienza. L’anno dopo la laurea sono partita per Londra con l’intento di colmare la lacuna dell’inglese. Successivamente, ho frequentato un Master all’Accademia teatrale dell’University of London (Central School of Speech and Drama). Il superamento dell’esame di Lingua Inglese è un problema assolutamente risolvibile. Per me è stato fondamentale vivere fuori tanti anni, mi ha sbloccato”, racconta la dott.ssa Iacobone.
Gli incontri sono articolati in 100 ore e si esauriranno a metà maggio. Il primo giorno è stato di presentazione: “ogni studente ha specificato le proprie problematiche, perché dovevamo trovare un punto d’accordo per l’organizzazione. Proveniamo da diversi Corsi di Laurea e anche i programmi dell’esame variano. Ci è stato proposto come primo approccio un testo da leggere autonomamente e la sua comprensione tramite domande a scelta multipla. Verso la fine della lezione abbiamo provato ad esercitarci con il riassunto, ma tutti abbiamo esposto le nostre perplessità a riguardo e dalla prossima lezione ci saranno distribuiti dei documenti sul ‘summary’ per affinare le strategie riassuntive. Avere un contatto con il docente e concordare le spiegazioni, serve questo a noi fuoricorso”, spiega Lucia, studentessa di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe.
Il corso è strutturato in base alle esigenze degli studenti che decidono di volta in volta gli argomenti da approfondire: “oggi ho proposto un test d’ingresso per testare il livello dei ragazzi e cercheremo di affrontare le difficoltà che riscontrano. Le lezioni si svolgono in due ore: cominceremo con una spiegazione frontale di grammatica e l’ora seguente ci eserciteremo insieme sul test. Questo è un corso di recupero essenzialmente per superare lo scritto: per la prima annualità sono arrivati in 30”, continua la dott.ssa Iacobone.
Le ragioni del ritardo
Le prime impressioni degli studenti sono positive: “finalmente un corso dove ci vengono presentati dal primo giorno i campioni delle prove scritte e non spiegazioni astratte di linguistica. Abbiamo bisogno di fare pratica sul compito. I nostri docenti non lo capiscono e ci propongono manuali che non aiutano: ad esempio, il Longman Student Grammar of Spoken and Written English è una Bibbia grammaticale ma non lo consiglierei a chi è ad un livello basso o intermedio. Il libro è utile solo da un livello piuttosto avanzato in poi, perché si tratta di una grammatica descrittiva della lingua e parte dall’assunto che una lingua è ciò che si parla. Un principiante non può debuttare in inglese apprendendo l’uso vivo, deve prima praticare le nozioni dell’Inglese elementare e poi potenziarlo”, illustra Vincenzo, iscritto all’ex Corso di Laurea in Plurilinguismo e multiculturalità.
Il problema è che nessun docente parte dalle basi di grammatica, perché già il corso di Lingua Inglese I richiede un livello di ingresso equivalente al livello B1 e prevede il raggiungimento del livello B2 in uscita. “Trovo che Inglese sia la mia sconfitta personale, molti dei miei colleghi hanno preferito effettuare il cambio di lingua. È assurdo che io riesca a superare l’esame scritto di Russo al primo colpo e sono da due anni sulla prova di Inglese I. La difficoltà maggiore al primo anno? Gli esercizi di phonetics and phonology”, fa presente Marco, iscritto a Mediazione linguistica e culturale.
“Il corso prevede un po’ di linguistica, anche fonetica e fonologia, perché ogni mia spiegazione ed esercitazione si attiene al modello del test. Ho le prove scritte di tutti i professori delle varie Triennali: è vero che gli studenti sono di Corsi di Laurea differenti, ma lo scheletro della prova è più o meno lo stesso. Se si colmano le lacune di grammatica, il resto – come la linguistica – basta studiarlo”, sostiene la dott.ssa Iacobone.
La prova scritta di Inglese è sempre la stessa, cambia solo il livello di difficoltà degli esercizi: si tratta di esercizi di comprensione di un testo non letterario, di grammatica, di lessico e di riscrittura guidata (trasformazione di frasi, correzione di errori di ortografia, punteggiatura o registro) per maturare una language awareness, ossia una consapevolezza del linguaggio. La tipologia di esame scritto per il secondo e il terzo anno è ispirata ai noti esami internazionali ‘Cambridge’- in particolare FCE (First Certificate in English) e CAE (Certificate in Advanced English) sia come contenuto sia come livello.
Il problema è che nessun docente parte dalle basi di grammatica, perché già il corso di Lingua Inglese I richiede un livello di ingresso equivalente al livello B1 e prevede il raggiungimento del livello B2 in uscita. “Trovo che Inglese sia la mia sconfitta personale, molti dei miei colleghi hanno preferito effettuare il cambio di lingua. È assurdo che io riesca a superare l’esame scritto di Russo al primo colpo e sono da due anni sulla prova di Inglese I. La difficoltà maggiore al primo anno? Gli esercizi di phonetics and phonology”, fa presente Marco, iscritto a Mediazione linguistica e culturale.
“Il corso prevede un po’ di linguistica, anche fonetica e fonologia, perché ogni mia spiegazione ed esercitazione si attiene al modello del test. Ho le prove scritte di tutti i professori delle varie Triennali: è vero che gli studenti sono di Corsi di Laurea differenti, ma lo scheletro della prova è più o meno lo stesso. Se si colmano le lacune di grammatica, il resto – come la linguistica – basta studiarlo”, sostiene la dott.ssa Iacobone.
La prova scritta di Inglese è sempre la stessa, cambia solo il livello di difficoltà degli esercizi: si tratta di esercizi di comprensione di un testo non letterario, di grammatica, di lessico e di riscrittura guidata (trasformazione di frasi, correzione di errori di ortografia, punteggiatura o registro) per maturare una language awareness, ossia una consapevolezza del linguaggio. La tipologia di esame scritto per il secondo e il terzo anno è ispirata ai noti esami internazionali ‘Cambridge’- in particolare FCE (First Certificate in English) e CAE (Certificate in Advanced English) sia come contenuto sia come livello.
Inglese III ha il maggior
numero di fuoricorso
numero di fuoricorso
“La prova è mescolata ogni anno in salse diverse: io sono rimasta bloccata all’ultimo anno. Avevo frequentato il corso di Lingua e Linguistica III, ma i docenti non facevano altro che presentarci video sulla storia linguistica, sociale e politica della Lingua Inglese dalle sue origini, video inutili ai fini dello scritto. Mi ero anche appassionata al programma, sia alla sociolinguistica sia allo studio delle varietà e dei codici dell’inglese contemporaneo, ma per me la data dell’orale è tuttora un miraggio”, commenta Elisa, studentessa di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe. Prosegue la collega Martina: “anch’io ho letto quattro volte la scritta Fail, cioè rimandata, accanto al mio nome. Una vera delusione, avevo studiato ma l’ansia ha sempre il sopravvento. La quinta volta non ci credevo, finalmente avevo superato il test di Inglese II. E l’anno successivo, di nuovo: bloccarsi ad Inglese III!”.
È l’esame di Inglese III ad aver raggiunto il numero maggiore di fuoricorso, perché mira a portare le competenze linguistiche degli studenti dal livello upper intermediate di B2 (intermedio) a quello advanced di C1 (avanzato) attenendosi al Quadro comune europeo di riferimento: “Ho sostenuto questa prova scritta di Inglese III almeno dieci volte. Mi sono iscritta nel 2003 al Corso di Laurea in Traduzione e Interpretariato per usi linguistici speciali, che ormai non esiste più. Tutte le matricole TI si sono laureate anni addietro, ma io non ci riesco perché mi manca l’ultima annualità di Lingua. Ogni volta in cui non ho superato l’esame è stata una tragedia: passava il tempo, cambiava il docente e ogni anno altri libri e altri soldi da spendere. Poi ho preso una decisione: dovevo emanciparmi e curare le spese di quello che credevo fosse il mio fallimento. Il colmo? Oggi la laurea non è più un traguardo, lavoro già come traduttrice per un’azienda operante nel settore ortofrutticolo import-export. Non credo di avere delle lacune così grandi in materia e il mio problema non è certo il colloquio. Se potessi sostenerlo, almeno avrei la possibilità di riscattarmi: questo corso per me è l’ultima spiaggia”, racconta Marzia, 28 anni.
È l’esame di Inglese III ad aver raggiunto il numero maggiore di fuoricorso, perché mira a portare le competenze linguistiche degli studenti dal livello upper intermediate di B2 (intermedio) a quello advanced di C1 (avanzato) attenendosi al Quadro comune europeo di riferimento: “Ho sostenuto questa prova scritta di Inglese III almeno dieci volte. Mi sono iscritta nel 2003 al Corso di Laurea in Traduzione e Interpretariato per usi linguistici speciali, che ormai non esiste più. Tutte le matricole TI si sono laureate anni addietro, ma io non ci riesco perché mi manca l’ultima annualità di Lingua. Ogni volta in cui non ho superato l’esame è stata una tragedia: passava il tempo, cambiava il docente e ogni anno altri libri e altri soldi da spendere. Poi ho preso una decisione: dovevo emanciparmi e curare le spese di quello che credevo fosse il mio fallimento. Il colmo? Oggi la laurea non è più un traguardo, lavoro già come traduttrice per un’azienda operante nel settore ortofrutticolo import-export. Non credo di avere delle lacune così grandi in materia e il mio problema non è certo il colloquio. Se potessi sostenerlo, almeno avrei la possibilità di riscattarmi: questo corso per me è l’ultima spiaggia”, racconta Marzia, 28 anni.
Lo scoglio della morfologia
“I ragazzi mi hanno esposto le loro difficoltà a proposito dell’esercizio di trasformazione delle frasi”. Gli esercizi di sentence trasformation sono mirati alla creazione di frasi semanticamente equivalenti ma diverse dal punto di vista sintattico. Sono i verbi a determinare il maggior numero di errori nella prova. Il punto non è la coniugazione, ma la confusione che si fa con le sfumature di significato: “se non si ha una padronanza linguistica sia di vocabolario sia sintattica, ovviamente l’esercizio morfologico diventa molto complesso, perché non richiede delle competenze meccaniche, ma implica una visione a tutto tondo della lingua”, afferma la dott.ssa Iacobone.
“Ci manca esplorare la lingua al di là dell’applicazione concreta di una regola: magari conosciamo a memoria i participi dei verbi irregolari, ma ci blocchiamo dinanzi ad un esercizio che prevede la loro riformulazione. Si potrebbe magari dividere il lettorato in base al livello: ad esempio, io studio anche Lingua Francese e lì i madrelingua ci hanno suddiviso dal primo anno in débutants (principianti) e avancés (esperti). Un’organizzazione mirata del lettorato avrebbe forse risparmiato l’introduzione di corsi extra. I nostri lettori di Inglese spiegano qualche regola grammaticale ma non fanno che assegnare esercizi dal workbook, più che altro puntano sulle esercitazioni in listening (ascolto), pronunciation (pronuncia) e speaking (parlato). Quando correggiamo gli esercizi in aula sono perfetti, ma campati in aria”, sostiene Paolo, studente di Mediazione linguistica e culturale. Aggiunge la collega Annamaria: “abbiamo pochi stimoli. Ad esempio, non siamo incentivati ad allenarci per conto nostro con le esercitazioni messe a disposizione dall’aula virtuale, perché il Cila (Centro Interdipartimentale di servizi Linguistici e Audiovisivi) non è obbligatorio ai fini dell’esame. Durante il primo semestre ho seguito il corso di Inglese, ho provato tre volte l’esame e non l’ho superato. Sono una fuori sede e, per questioni di comodità, da allora ho deciso di recarmi all’università solo per gli esami. La frequenza non implica il superamento dell’esame: Lingua Inglese è sempre un terno al lotto. Mi pento di non essermi iscritta a Lingue, Lettere e Culture Comparate, dove almeno il corso si tiene per tutto l’anno”.
“Ci manca esplorare la lingua al di là dell’applicazione concreta di una regola: magari conosciamo a memoria i participi dei verbi irregolari, ma ci blocchiamo dinanzi ad un esercizio che prevede la loro riformulazione. Si potrebbe magari dividere il lettorato in base al livello: ad esempio, io studio anche Lingua Francese e lì i madrelingua ci hanno suddiviso dal primo anno in débutants (principianti) e avancés (esperti). Un’organizzazione mirata del lettorato avrebbe forse risparmiato l’introduzione di corsi extra. I nostri lettori di Inglese spiegano qualche regola grammaticale ma non fanno che assegnare esercizi dal workbook, più che altro puntano sulle esercitazioni in listening (ascolto), pronunciation (pronuncia) e speaking (parlato). Quando correggiamo gli esercizi in aula sono perfetti, ma campati in aria”, sostiene Paolo, studente di Mediazione linguistica e culturale. Aggiunge la collega Annamaria: “abbiamo pochi stimoli. Ad esempio, non siamo incentivati ad allenarci per conto nostro con le esercitazioni messe a disposizione dall’aula virtuale, perché il Cila (Centro Interdipartimentale di servizi Linguistici e Audiovisivi) non è obbligatorio ai fini dell’esame. Durante il primo semestre ho seguito il corso di Inglese, ho provato tre volte l’esame e non l’ho superato. Sono una fuori sede e, per questioni di comodità, da allora ho deciso di recarmi all’università solo per gli esami. La frequenza non implica il superamento dell’esame: Lingua Inglese è sempre un terno al lotto. Mi pento di non essermi iscritta a Lingue, Lettere e Culture Comparate, dove almeno il corso si tiene per tutto l’anno”.
La valutazione finale
“Servono strategie di time management”
“Servono strategie di time management”
La valutazione dell’esame in termini di voto esegue una media in tre parti: se la prova scritta valuta l’accuratezza e l’appropriatezza linguistiche nella comprensione, composizione e traduzione di testi, la prova orale col lettore madrelingua prevede la discussione di un testo. Infine, è previsto un colloquio in lingua con il proprio docente sui contenuti culturali e argomentativi del corso, in seguito al quale è assegnato un voto globale.
“Il mio consiglio è suddividere l’esame in diversi step: per superarlo, non occorre solo lo studio, servono strategie di time management. Capire come impiegare il tempo a disposizione. Occorre pianificarsi e andare mirati sugli esercizi che si conoscono meglio. Ad esempio, anche al terzo anno, c’è l’esercizio di language comprehension and production per mettere alla prova le proprie abilità ‘olistiche’ di comprensione e produzione. È quello che richiede più tempo, chiaramente non si conoscono tutti i vocaboli e, a tradurre parola per parola, le due ore volano. Credetemi, non serve una traduzione letterale, basta cogliere il senso generale. Una volta compreso il brano, avete nella tasca i prossimi esercizi che lo riguardano: vocabulary per apprendere il lessico, textual inference per ricavare informazioni dal testo, un riassunto e, infine, un esercizio di text reordering per riordinare le sequenze testuali. Sulla comprensione del brano entra in gioco anche la fortuna e gli esercizi relativi al testo sono quelli che danno più punti. Generalmente il punteggio complessivo si aggira intorno ai 90-100 punti, e, se totalizzi almeno 60 punti, superi l’esame. Ma i calcoli dei professori sono svizzeri, estremamente precisi”, spiega Giovanna, studentessa in corso, iscritta al terzo anno di Mediazione linguistica e culturale.
I voti delle prove pratiche fanno media e i calcoli sono matematici, ma i docenti seguono scuole diverse di pensiero nella valutazione: alcuni non consentono l’uso di alcun tipo di dizionario, mentre altri prevedono il monolingue almeno durante la composizione. “Ho capito troppo tardi quanto fosse importante cronometrarsi a casa anche sulla produzione. Al terzo anno l’abilità di scrittura dovrebbe essere matura ed estesa per la stesura di un saggio argomentativo (essay writing) o di una lettera di presentazione lavorativa (job application cover letter). Ma senza dizionario italiano-inglese come si fa?”, sottolinea Marzia.
Altri studenti, invece, hanno dovuto fare i conti con giudizi diversi da parte degli insegnanti. Ne parla Vittoria, iscritta a Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe: “Con il compito di Inglese II sono stata sfortunata, l’avevo superato. Voto C – – e ne ero felicissima. Ma presi tempo per l’orale, perché avevo un rifiuto verso la linguistica. L’anno dopo cambiò il docente e quando andai a ricevimento per chiedere informazioni sul programma, lui visionò il mio compito e mi rimandò. È vero che esiste una tabella ufficiale per la valutazione, ma i docenti hanno una concezione diversa a proposito di quali siano gli errori gravi. Nel mio caso, l’esercizio determinante era di text reordering: per un docente era accettabile anche l’ordine che avevo proposto, per l’altro la sequenza corretta era univoca e mi scalò 10 punti. Inglese II ormai è un punto cruciale del mio piano carriera, per fortuna la prof.ssa Iacobone è molto disponibile e mi dà la possibilità di seguire entrambi i corsi, per il secondo e il terzo anno. Ho considerato tante volte di cambiare lingua ma penso ai sacrifici fatti per sostenere la prima annualità. Sicuramente non lo riprenderò alla Magistrale: studiare la lingua inglese è stato il mio incubo. Speriamo bene almeno per questo corso di recupero”.
Sabrina Sabatino
“Il mio consiglio è suddividere l’esame in diversi step: per superarlo, non occorre solo lo studio, servono strategie di time management. Capire come impiegare il tempo a disposizione. Occorre pianificarsi e andare mirati sugli esercizi che si conoscono meglio. Ad esempio, anche al terzo anno, c’è l’esercizio di language comprehension and production per mettere alla prova le proprie abilità ‘olistiche’ di comprensione e produzione. È quello che richiede più tempo, chiaramente non si conoscono tutti i vocaboli e, a tradurre parola per parola, le due ore volano. Credetemi, non serve una traduzione letterale, basta cogliere il senso generale. Una volta compreso il brano, avete nella tasca i prossimi esercizi che lo riguardano: vocabulary per apprendere il lessico, textual inference per ricavare informazioni dal testo, un riassunto e, infine, un esercizio di text reordering per riordinare le sequenze testuali. Sulla comprensione del brano entra in gioco anche la fortuna e gli esercizi relativi al testo sono quelli che danno più punti. Generalmente il punteggio complessivo si aggira intorno ai 90-100 punti, e, se totalizzi almeno 60 punti, superi l’esame. Ma i calcoli dei professori sono svizzeri, estremamente precisi”, spiega Giovanna, studentessa in corso, iscritta al terzo anno di Mediazione linguistica e culturale.
I voti delle prove pratiche fanno media e i calcoli sono matematici, ma i docenti seguono scuole diverse di pensiero nella valutazione: alcuni non consentono l’uso di alcun tipo di dizionario, mentre altri prevedono il monolingue almeno durante la composizione. “Ho capito troppo tardi quanto fosse importante cronometrarsi a casa anche sulla produzione. Al terzo anno l’abilità di scrittura dovrebbe essere matura ed estesa per la stesura di un saggio argomentativo (essay writing) o di una lettera di presentazione lavorativa (job application cover letter). Ma senza dizionario italiano-inglese come si fa?”, sottolinea Marzia.
Altri studenti, invece, hanno dovuto fare i conti con giudizi diversi da parte degli insegnanti. Ne parla Vittoria, iscritta a Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe: “Con il compito di Inglese II sono stata sfortunata, l’avevo superato. Voto C – – e ne ero felicissima. Ma presi tempo per l’orale, perché avevo un rifiuto verso la linguistica. L’anno dopo cambiò il docente e quando andai a ricevimento per chiedere informazioni sul programma, lui visionò il mio compito e mi rimandò. È vero che esiste una tabella ufficiale per la valutazione, ma i docenti hanno una concezione diversa a proposito di quali siano gli errori gravi. Nel mio caso, l’esercizio determinante era di text reordering: per un docente era accettabile anche l’ordine che avevo proposto, per l’altro la sequenza corretta era univoca e mi scalò 10 punti. Inglese II ormai è un punto cruciale del mio piano carriera, per fortuna la prof.ssa Iacobone è molto disponibile e mi dà la possibilità di seguire entrambi i corsi, per il secondo e il terzo anno. Ho considerato tante volte di cambiare lingua ma penso ai sacrifici fatti per sostenere la prima annualità. Sicuramente non lo riprenderò alla Magistrale: studiare la lingua inglese è stato il mio incubo. Speriamo bene almeno per questo corso di recupero”.
Sabrina Sabatino








