Antonio Tramontano, nove mesi in Cina con lo staff di Fabio Cannavaro, ora è alla Fiorentina calcio

Adattabilità, capacità di problem solving, mente aperta, propensione al lavoro sodo, sono tante le skills che deve acquisire un giovane che voglia trovare una collocazione professionale nel mondo dello sport. In questi termini si racconta anche Antonio Tramontano, Match&Player Analyst presso la società calcistica (ACF) della Fiorentina. “Lavoro a supporto della direzione sportiva della ACF Fiorentina da gennaio 2020. Mi occupo di relazionare su eventuali profili di giocatori che potrebbero essere acquistati dalla mia società. Se all’inizio della carriera mi occupavo dello studio del collettivo, della squadra, oggi la mia attenzione va sul singolo”, spiega. Allenatore di giovani calciatori, laurea in Scienze Motorie alla Parthenope – Triennale nel 2015 e Magistrale nel 2018 – collaboratore tecnico degli allenatori, varie esperienze come match analyst, anche all’estero, al momento segue un percorso formativo per diventare Direttore Sportivo: questo contesto professionale è il sogno di tantissimi ragazzi. “Io sono di Striano, un piccolo paesino della provincia di Napoli di ottomila abitanti. Ho imparato pian piano a conoscere il mondo del calcio e dei calciatori, sia nazionale che internazionale – prosegue il dott. Tramontano – Chi vuole lavorare in questo ambiente deve avere sì una forte passione, ma non dimenticare che il calcio è fatto anche di grossi interessi economici e, soprattutto quando si arriva ad un certo livello, non si può pensare di viverlo solo come fosse un gioco. È un lavoro che richiede enorme impegno e che porta spesso ad essere sotto pressione”. Nel mondo del calcio “ci sono tanti bei principi, dallo stare insieme al lavoro in team – questo lo ha guidato anche nella scelta del suo percorso universitario – Quello che mi interessava era principalmente capire come funzionasse la macchina calcio, come si muovesse un’azienda di questo settore, come venisse costruita, guardavo a ciò che accadeva sia nel campo che fuori dal campo, in termini di relazioni umane, rapporti con le varie figure presidenziali, ma anche conoscenza degli aspetti manageriali e finanziari dell’azienda”. Più si punta in alto, “più l’asticella si alza, più chiediamo a noi stessi. Durante gli studi, forse, i ragazzi danno poca importanza a quelle soft skills, come capacità di relazionarsi, di adattarsi, di saper leggere e interpretare ogni situazione, che invece sono fondamentali quanto le conoscenze tecniche”. Nel 2017 un’esperienza profondamente significativa è stata la partenza per la Cina, come match analyst, nello staff con Fabio Cannavaro, chiamato ad allenare una squadra del campionato cinese: “Avevo un contatto con Cannavaro. In Cina sono rimasto per nove mesi e lì ho capito davvero quanto fosse fondamentale imparare ad essere flessibili, nella professione, ma soprattutto sotto il profilo umano. È naturale che un lavoro come questo porti lontano, in realtà che non si conoscono”. Il calcio, del resto, “è un mondo fortemente globalizzato e lo dimostrano i tanti giocatori stranieri nel campionato italiano così come gli italiani all’estero. E questa mobilità riguarda, chiaramente, anche tutti gli altri professionisti che compongono un’azienda calcistica”. È un mondo, oltretutto, in cui le differenze culturali sono significative. Qualche esempio: “Ogni nazione ha il suo modo di vivere questo sport. In alcuni paesi lo si vive solo al momento della partita. A Napoli si parla della squadra ogni giorno della settimana. In Cina si è più tifosi del singolo calciatore, nel nostro Paese, invece, della squadra tutta. La differenza non è solo dentro il campo, cambia anche il modo in cui il tifoso fruisce della partita”. Conoscere questi aspetti “è fondamentale proprio perché, ribadisco, questo sport è estremamente globalizzato e, nella stessa squadra, ci sono giocatori di nazionalità diverse”. Ma quanto è accessibile il mondo del calcio? “Immagino che lo consideri estremamente inaccessibile. Io suggerirei, piuttosto, di studiarlo per bene e scoprirlo. L’errore più comune che si fa è ridurlo ai soli giocatori, allenatori, presidenti. Non è così. Intorno ad una squadra ruota un altissimo numero di professionisti. Le più grandi e importanti arrivano a 350 o 400 dipendenti. Dall’addetto stampa a chi si occupa di marketing o dei bilanci, ci sono tante figure a supporto dell’attività dei calciatori”. Che cosa dà ad un aspirante professionista del settore una laurea in Scienze Motorie? “Sicuramente tante conoscenze tecniche oltre che uno sguardo a 360 gradi. Consiglio agli studenti di non sottovalutare mai quegli esami che possono sembrare più lontani dai propri interessi. Chi vuole lavorare nel mondo dello sport deve saperne di economia, giurisprudenza, psicologia e tanto altro. Non si può ragionare per compartimenti stagni, ma bisogna avere una formazione trasversale e approfondire una serie di discipline che si intersecano tra loro”. Un invito, in ultima battuta, “a migliorarsi giorno dopo giorno e non tralasciare nulla”.
C.S.

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