Appelli e aule studio, le priorità

L’Udu muove i primi passi a Giurisprudenza. E a quanto pare li muove nel migliore dei modi, presentando all’assemblea congressuale dello scorso 20 aprile un documento definito dal coordinatore provinciale dell’Unione degli Universitari Andrea Genovese “migliore di quello che è stato presentato a Firenze all’assemblea nazionale”. Un lavoro pregevole a detta di tutti i partecipanti all’incontro, membri dell’Udu nelle facoltà fridericiane e negli atenei partenopei. A esporlo con grande chiarezza è intervenuta la coordinatrice di Udu Giurisprudenza Roberta Laurini, studentessa al primo anno, preceduta dall’introduzione della responsabile organizzativa Mariella Zaccaria. “Questo congresso legittima all’interno dell’Udu Napoli la nuova base associativa nata nella facoltà di Giurisprudenza- ha detto la Zaccaria- Sono cinque mesi che stiamo lavorando, partendo da zero ma con una grandissima voglia di risolvere i problemi: diritto allo studio, didattica e ruolo dello studente nel contesto socio-politico italiano”. E ha aggiunto: “da noi a Giurisprudenza c’è una realtà complessa, variegata, a volte anche un po’ sorda. Sapevamo che non sarebbe stato facile e che ci sarebbe voluto anche quel pizzico di incoscienza che anima il coraggio, ma abbiamo voluto fortemente iniziare questo cammino”. Roberta Laurini ha poi illustrato motivazioni e progetti del neocostituito gruppo Udu, inserendole in un quadro storico che parte da lontano: “era il 1968 e si poteva già parlare di associazionismo spontaneo…”. Passando per le riforme Ruberti e Zecchino, per il 3+2 e la famigerata Y, la coordinatrice di Udu Giurisprudenza ha ribadito con forza che l’università deve essere pubblica, gratuita, laica e democratica. “Oggi c’è il rischio di mettere in crisi la condivisione dei saperi e delle possibilità – ha detto- Le logiche della competitività stanno prendendo il sopravvento”. Un accenno alla legge regionale, “deludente perché i fondi stanziati sono in realtà destinati ai centri di eccellenza”, al problema del numero chiuso, alla novità dei requisiti minimi che le università dovranno avere per garantire la sopravvivenza ai loro corsi di laurea. Infine, l’attenzione puntata su Giurisprudenza. “Vogliamo costruire un’università a misura di studente, una facoltà più vivibile”. Il tragitto da percorrere per raggiungere quest’obiettivo è già ben definito. “Lavoreremo per avere delle aule studio proporzionate al numero degli iscritti, perché ci sia consentito l’accesso ai computer per tutte le nostre esigenze di ricerca e non solo per sostenere l’esame di Informatica, per indebolire il baronato contando sulla figura di un difensore civico degli studenti con poteri vincolanti. E poi c’è la questione degli appelli: vogliamo che il regolamento che prevede la riduzione degli appelli da 8 a 5 sia abrogato e che sia recuperato l’appello di maggio. Attualmente stiamo assistendo semplicemente a una proroga del regolamento precedente, ma questa proroga non può durare in eterno”. Su quest’ultimo punto l’Udu si sta già impegnando attivamente con una raccolta firme iniziata pochi giorni prima dell’assemblea congressuale. Al 20 aprile ne erano state raccolte più di 600. Un primo, notevole risultato il sindacato studentesco che attraverso la voce di Roberta Laurini annuncia senza mezzi termini le sue intenzioni: “l’Udu Giurisprudenza lotterà con tenacia fin quando non avrà ottenuto tutto quello che chiede, null’altro che ciò a cui noi studenti abbiamo diritto!”. Una conclusione che è tutta un programma, avallata dal saluto conclusivo della responsabile didattica del gruppo Teresa Polese e del coordinatore provinciale dell’Udu Andrea Genovese, il quale ha ricordato: “l’Unione degli Universitari nasce dagli studenti per gli studenti, non ha niente a che vedere con le giovanili di partito. E tutti sanno bene quanto è difficile trovare nella politica universitaria dei gruppi realmente indipendenti dalle forze partitiche”.
Sara Pepe
- Advertisement -




Articoli Correlati