Astrobiologia, un corso in videoconferenza

A partire dal 30 ottobre gli studenti di Scienze e Tecnologie avranno la possibilità di addentrarsi nei meccanismi di un’indagine affascinante: scoprire qual è l’origine della vita, capire attraverso quale evoluzione si è formata nel sistema solare, individuare le interazioni attraverso cui le forme biologiche si sono distribuite sui pianeti. Inizierà infatti il corso di Astrobiologia, una scienza emergente che studia l’intero percorso di sviluppo della vita nell’universo, e che abbraccia una tale varietà di campi disciplinari da imporre un particolare sistema di somministrazione del Corso, quello del network. Per superare il problema della indisponibilità, presso le singole università, di tutte le competenze necessarie a coprire un corso di Astrobiologia, le università europee hanno concordato di unirsi nell’“Astrobiology Lecture Corse Network”, un circuito che coinvolge un gruppo di atenei in Europa presso i quali si tengono lezioni trasmesse in videoconferenza. L’iniziativa, organizzata e condotta in cooperazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed il Centro Erasmo dell’ESA, è partita l’anno scorso e soltanto da quest’anno l’Italia vi ha aderito con la partecipazione dell’Università Parthenope e dell’Università di Viterbo. Gli allievi dei corsi di Scienze e Tecnologie della Parthenope potranno seguire le lezioni dal 30 ottobre, tutti i martedì dalle 14.00 alle 15.30 nell’aula 9 della sede al Centro direzionale. Le lezioni saranno in tutto 17 e si svolgeranno in lingua inglese; coloro che le frequenteranno si vedranno riconosciuti tre crediti nell’ambito delle ulteriori conoscenze. “Gli studenti hanno già manifestato entusiasmo – dice la prof.ssa Alessandra Rotundi, coordinatrice del corso per la Parthenope – ero un po’ preoccupata, invece pare che l’iniziativa sia di interesse per i ragazzi”. Temeva forse che l’argomento non fosse attraente per loro? “No, solitamente queste tematiche suscitano molta curiosità. Il fatto è che le lezioni si tengono necessariamente in inglese e pensavo che gli studenti si sarebbero lasciati scoraggiare. Non è necessario prenotarsi per seguire il corso, ma ho invitato le persone interessate a scrivermi e ho ricevuto finora una ventina di e-mail, dunque un buon riscontro di partecipazione. Ne sono contenta, perché da un lato credo che lo studio dell’astrofisica apra la mente, dall’altro sono convinta che agli studenti faccia molto bene seguire un corso in lingua inglese, dico sempre loro che l’inglese si impara più ascoltandolo che studiandolo sui libri”. Lo studio dell’astrofisica apre la mente. Perché? E in cosa consiste la sua interdisciplinarietà?. “Io svolgo attività di ricerca proprio in questo campo. L’astrofisica studia lo sviluppo della vita sul nostro pianeta senza però limitarsi ad esso come luogo in cui se ne formano gli ingredienti. Guarda oltre, all’intero sistema solare, e per farlo si serve di una molteplicità di discipline. Danno il loro contributo i fisici, gli astrofisici, i chimici, i biologi, geologi, i paleontologi”. Dunque le lezioni partiranno dalla terra per poi spostarsi al di fuori o viceversa? “Durante la prima lezione è previsto un quarto d’ora introduttivo della tematica, poi si passerà a parlare del big bang, cioè delle origini dell’universo. Ciascuna lezione durerà un’ora, più mezz’ora dedicata alle domande degli studenti. Grazie al sistema di videoconferenza, ognuno potrà ascoltare le domande poste da coloro che stanno seguendo nelle altre università europee e ascoltare ovviamente le risposte. Anche se terrò una sola lezione (l’11 marzo 2008, ndr), sarò presente ogni martedì, sia per introdurre gli allievi all’argomento del giorno che per fornire loro spiegazioni dopo la lezione”. La particolarità tecnica del corso è stata resa possibile dalle strutture della nuova sede della vostra Facoltà? “La nuova sede ci ha facilitato, ma il grosso del supporto tecnico viene dal centro di calcolo dell’ateneo, al quale va un grandissimo ringraziamento”. 
Professoressa, lei è un po’ il simbolo dell’Università Parthenope per quanto riguarda le ricerche nel settore dell’Astrobiologia, poiché lo scorso anno ha riportato un successo importante. Ce ne parla? “Certo. L’anno scorso c’è stato il coronamento di tutta l’attività di ricerca che ho svolto finora. Assieme al mio team sono stata selezionata dalla Nasa per analizzare le particelle della polvere di cometa portata sulla terra dalla sonda StarDust. Noi eravamo tra i duecento ricercatori selezionati in tutto il mondo per questo lavoro e ne abbiamo curato l’aspetto puramente astrobiologico, analizzando la componente organica delle polveri. La nostra ricerca è stata portata avanti grazie al laboratorio di Fisica cosmica e Planetologia dell’Università Parthenope e al laboratorio Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica, ndr) presso l’Osservatorio astronomico di Capodimonte. L’appoggio dell’Università e del Rettore Ferrara sono stati molto importanti per la realizzazione del progetto”. Siamo partiti dal corso di Astrobiologia e siamo arrivati a parlare del suo successo come ricercatrice. Magari qualcuno degli studenti che seguiranno il corso si appassionerà alla materia e un giorno entrerà a far parte del suo team. “Speriamo! Dico sempre che nella vita si deve fare ciò che piace. Io, per esempio, dopo essermi iscritta a Economia e Commercio per seguire consigli saggi, non ho potuto fare a meno di cambiare per Fisica, visto che le mie vere passioni erano due, il cielo e il mare. Alla fine ho scelto di dedicarmi solo alla prima, sebbene mi sia occupata anche di Oceanografia fisica”. La prof.ssa Rotundi, che attualmente insegna Fisica 2 alla triennale in Scienze Nautiche e alla Magistrale in Informatica, a suo tempo si trasferì da Roma, dove viveva e si è laureata, a Napoli, vincitrice di un dottorato di ricerca in Ingegneria aerospaziale prima e del concorso per ricercatore alla Parthenope poi. Il suo consiglio ai ragazzi è di non seguire i “consigli saggi”, ma solo ciò che appassiona davvero. Chissà che seguire il corso di Astrobiologia non possa essere per molti studenti la scoperta di una nuova passione.
Sara Pepe
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