Come diventare notaio

“Sogni di essere tu un attento e scrupoloso fiduciario dello Stato? Allora ascolta i consigli e i suggerimenti di chi è già riuscito in tale impresa”. Lo slogan di una locandina che annunciava il “Colloquio di Orientamento Professionale sulla professione di Notaio” organizzato da Elsa Napoli – l’associazione europea degli studenti di diritto – lunedì 14 novembre alla Facoltà di Giurisprudenza in via Porta di Massa.
“All’ultimo concorso notarile, su 200 posti i primi 80 sono stati assegnati a candidati napoletani”, ha affermato il Preside prof. Michele Scudiero prima di presentare gli ospiti dell’incontro: i notai, nonché ex allievi della Federico II, Tommaso Gaeta, Diomede Falconio e Antonio Areniello. 
“I notari sono ufficiali pubblici istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie i certificati e gli estratti”: si serve dell’articolo 1 della Legge Notarile, Tommaso Gaeta, Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Notai di Napoli, per definire i contorni della professione.  Il notaio non svolge una funzione meramente certificatoria ma deve porsi come traduttore delle parti. I notai vengono assegnati ai diversi Distretti (che equivalgono alle province) oltre i quali non possono stipulare.  È rigoroso il sistema di controllo: sanzioni fino alla sospensione. Ma come si diventa notaio? Tocca a Diomede Falconio, docente di Diritto Commerciale presso la Scuola per le Professioni Legali del Federico II, illustrarne il percorso. Alla laurea in Giurisprudenza, seguono due anni di pratica presso uno studio notarile. “La pratica è fondamentale al pari dello studio teorico” afferma il giovane notaio Falconio. Conclusi i due anni di pratica, si può accedere alla preselezione informatica introdotta al fine di ridurre i partecipanti alla prova scritta. Quesiti? 70. Errori concessi? 0. Attenzione: anche se per legge il concorso dovrebbe essere bandito ogni anno, non è sempre così, quindi capita di fare anche tre o quattro anni di pratica. Superata la preselezione informatica, si accede alla prova scritta, costituita da un atto inter vivos, un atto mortis causa e un ricorso di volontaria giurisdizione. Il primo prevede un contratto od un atto/verbale societario, il secondo un testamento e il terzo un ricorso all’autorità giudiziaria per ottenere l’autorizzazione a compiere un determinato atto. Superate le prove scritte si accede all’orale. Giunti a questo punto, sostenere un esame su materie di ambito civilistico, non risulta particolarmente difficile ai candidati. 
“Io e i miei due colleghi non siamo figli di notai”. Illustrando un piccolo campione statistico, Antonio Areniello, segretario del Consiglio Notarile di Napoli, sfata la leggenda metropolitana dell’ereditarietà della professione. “E’ fondamentale che il praticante si appassioni e non timbri il cartellino. Il mestiere è in continua evoluzione”.
Sul finire dell’incontro, largo alle domande degli studenti. 
Ci sono sbarramenti di media? “No. Il concorso è per esami e non per titoli. I voti entrano in gioco per quanto riguarda i trasferimenti, che avvengono invece per titoli”. 
Perché la professione di notaio è a numero chiuso? “È una pubblica funzione e richiede quindi una ferrea selezione per assicurare un alto livello di preparazione”.
A cosa serve la Scuola di Specializzazione? “La Scuola di Specializzazione dura due anni (un anno generale e un anno caratterizzato da un particolare ambito) e consente di fare un solo anno di pratica. È sicuramente consigliata, soprattutto quella napoletana”.
Mimmo De Maio 
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