Diplomi Universitari ed equipollenza, c’è chi ricorre al Tar

Identica durata, ma diversa valenza: i vecchi diplomi universitari, il cui corso legale era di tre anni, non sono equipollenti ai nuovi corsi di laurea triennali introdotti dalla riforma. Lo dice la legge, lo rimarca il Ministero dell’Università e Ricerca rispondendo ad un’istanza presentata qualche tempo fa da un diplomato dell’Università Parthenope. “Secondo il DM 270/2004 – si legge nella nota ministeriale – i diplomi universitari sono equipollenti ai titoli di laurea triennale solo ai fini del proseguimento degli studi”. Unica via di fuga, un’azione politica, “una leggina che risolva giuridicamente la questione”, le parole di Claudio Quintano, preside della Facoltà di Economia del Parthenope.
Insomma, a conti fatti col diploma universitario ci si può iscrivere solamente ad una laurea specialistica, ma non è un titolo legalmente abilitante per la partecipazione ai concorsi e per l’iscrizione agli albi professionali. Un caso nazionale, dunque, che coinvolge non solo il Parthenope ma tutti gli Atenei d’Italia. Università che, nel frattempo, hanno provato ad aggirare la normativa e, per ottenere l’equipollenza dei diplomi alle lauree triennali, hanno spinto gli studenti ad integrare – in itinere – il loro percorso di studi con altri esami. “Anche al Parthenope – dichiara il preside Quintano – abbiamo adottato questa soluzione. Tuttavia, la legge attuale non ci consente di trasformare i diplomi già conseguiti in lauree di primo livello”. 
Un veto legislativo, quindi, aggravato dalla riforma degli albi professionali che pure impedisce ai vecchi diplomati l’accesso alla libera professione. Insomma, un’ingiustizia bella e buona non riconoscere l’equipollenza dei diplomi alle lauree triennali, si dice da più parti, “anche se – fa notare Quintano – si tratta di due titoli diversi, istituiti all’interno di ordinamenti diversi e che dal punto di vista giuridico non si potranno mai incontrare”.
Che fare, allora? I diplomati annunciano ricorso al Tar. Il Parthenope appoggia (“sebbene come ente gerarchico inferiore non possiamo associarci all’istanza”) e rilancia: “Che intervenga il Governo o la Commissione istruzione con un provvedimento normativo ad hoc che sancisca l’equipollenza dei titoli”. Nel frattempo, lo stesso Quintano si fa carico di esporre la questione in seno alla prossima Conferenza dei Presidi di Economia.
(P.M.)
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