Concorso per Associato Esposto in Procura

Un caso di “malauniversità” nella Federico II ai danni di uno dei concorrenti: è quello che, sembrerebbe, vedere oggi protagonista il Dipartimento di Ingegneria Navale della Federico II presso il quale è stato bandito un concorso per la fascia di professore associato. Settore disciplinare: “Costruzioni e Impianti”. Ateneapoli ha dunque cercato di ricostruire l’atto d’accusa. Partendo dall’esposto denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Napoli il 22 novembre n. 4944/05, assegnato al P.M. Alessandra Cataldi con numero di registrazione 55063/05.
“C’è il rischio che abbiano già preparato tutto” – dice l’ing. Franco Quaranta, ricercatore di Ingegneria Navale, membro del Senato Accademico, leader dei ricercatori, e candidato al concorso, sentito da Ateneapoli – “per potermi far fuori quale candidato indesiderato”. E perciò ha presentato istanza di ricusazione al Rettore Trombetti, il 23 novembre, del componente napoletano della Commissione di Concorso, il prof. Antonio Campanile, ordinario di Ingegneria Navale. 
Quando gli chiediamo come faccia a sapere che il concorso (per ora soltanto bandito e con la commissione nominata: 5 docenti, due di Genova, due di Trieste e uno di Napoli) sarebbe “truccato”, storce il naso e ci rivela: “ho presentato un’istanza di ricusazione del commissario interno Campanile basata su un esposto alla magistratura (il 22 novembre, n.d.r.) in cui riferisco delle azioni che si starebbero organizzando ai miei danni”. “E pensare che nel mio Settore Scientifico Disciplinare (SSD) di ricercatori (quelli che a maggior titolo competono per il posto di associato, n.d.r.) ci siamo soltanto io, il collega Flavio Balsamo ed un genovese, giovanissimo, neppure ancora confermato”, un certo Rizzo. “Per potermi negare l’idoneità, visto che sono il concorrente di gran lunga più titolato sia dal punto di vista scientifico che didattico – 49 anni ed è ricercatore dal 2 ottobre 1991, – mi è stato detto che avrebbero ben pensato di “invitare” altri colleghi addirittura da altri SSD per appoggiarli ai miei danni”. Forse anche un altro genovese. “Il bello è che il collega che mi ha parlato di tutto ciò mi ha anche riferito che sono sfilati in processione da lui, con l’intento di coinvolgerlo, ben quattro ordinari sui cinque del Dipartimento: Cassella, Russo Krauss, Campanile e Mandarino”. Insomma, sembrerebbe, la cautela è d’obbligo, proprio un’azione combinata per bloccare la sua carriera; ma poi perché? “È proprio questo che non riesco a capire e che, se quanto mi è stato detto dovesse essere confermato, costituirebbe, a mio giudizio, l’aspetto più grave della faccenda: sono ricercatore da ormai 14 anni, ho tenuto un’infinità di corsi per supplenza – dando una mano preziosa alla didattica del Dipartimento – ed ho realizzato un numero notevole di lavori scientifici presentati a congressi internazionali o pubblicati su riviste di rilievo nel campo navale. E quando mi presento ad un concorso nel quale mi pare di avere il sacrosanto diritto di essere giudicato con imparzialità, mi viene detto che praticamente i giochi sono fatti e mai e poi mai potrà essermi attribuita l’idoneità per la quale concorro, mi pare, a pieno titolo; insomma, parrebbe proprio un caso di “grave inimicizia” giustificata solo da antipatie personali”, afferma, anche perché, sui 17 concorsi nazionali banditi a maggio 2005, quello napoletano è l’unico a non fissare i requisiti scientifici per i partecipanti. “Lascio immaginare in che razza di clima siamo costretti  a vivere nel nostro Dipartimento e come il nostro lavoro di ricerca e di didattica possa essere condotto in questo clima di disagio se non di aperta ostilità”.
Quaranta: “un clima
ostile contro di me”
La situazione che l’ing. Quaranta lamenta non costituisce certo il primo caso di irregolarità (vere o presunte) nella gestione delle procedure di valutazione comparativa: la Magistratura (sia quella amministrativa che quella penale) ha dovuto spesso occuparsi dei concorsi universitari e non mancano gli scandali anche gravi che vedono protagoniste commissioni che invece di fare il proprio dovere di valutatori imparziali dei candidati, per attribuire le idoneità, si muovono secondo accordi di potere preconfezionati. “Tutto ciò dipende”, prosegue Quaranta, “dal fatto che ormai nell’Università, a causa della sfrenata autoreferenzialità e dell’assoluta assenza di controlli sulla moralità dei comportamenti, i rapporti tra i docenti sono divenuti molto difficili: basta essere simpatici o antipatici a chi è nella posizione giusta per riuscire o meno nel tentativo di fare carriera, indipendentemente da meriti e titoli oggettivamente maturati”. “E dire che in particolare noi ricercatori lo stiamo urlando da tempo ai quattro venti: in occasione del dibattito aperto dalla presentazione del DDL sullo stato giuridico della docenza universitaria, abbiamo più volte fatto presente che, per poterci sottrarre al malcostume che impera nel campo dei concorsi, occorre prevedere dei meccanismi di progressione di carriera alternativi che permettano a tutti di essere valutati in  modo non comparativo ma semplicemente in base alla qualità dell’attività svolta e dei risultati conseguiti, senza doversi “scannare” con altri candidati, motivo principe delle forti ingiustizie che oggi si perpetrano nell’Università. Si è espresso in questi termini persino il Presidente della Conferenza dei Rettori prof. Piero Tosi quando, in occasione della presentazione della relazione sullo stato dell’Università, ha parlato della necessità di distinguere l’ingresso dalla progressione di carriera; con ciò intendendo, evidentemente, che – dal momento che l’ingresso non può essere regolato da concorsi – per l’avanzamento dovremo pensare a qualche meccanismo alternativo meno esposto ai comportamenti arbitrari che sempre più frequentemente registriamo nell’Università”. 
“Chiedo serenità
e imparzialità”
Cosa accadrà? “Non ne ho la minima idea” dice ancora Quaranta, “io mi sono esposto non certo mosso da desiderio di vendetta o rivalsa ma semplicemente perché mi pare assolutamente illegittimo e vergognoso che certe cose accadano e, per giunta, alla luce del sole; tutti le sappiamo benissimo ma nessuno ha la possibilità di farci niente. Quello che io chiedo al mondo universitario ed alla Magistratura è un intervento che, previe le necessarie verifiche, tuteli la mia carriera che, a causa della carenza cronica di risorse, è già in notevole ritardo; in questo desidero non essere frainteso: non pretendo di vincere il concorso a tutti i costi, bensì la garanzia che questo si svolga in condizioni di serenità e di imparzialità. Non è la prima volta che vedo situazioni di questo genere e so benissimo che è possibile perpetrare ingiustizie anche gravissime senza che alcuno possa opporsi con efficacia e che, anzi, chi lo fa rischia ulteriori danni”.
Sull’intera vicenda, come sull’istanza di ricusazione di un componente della Commissione di Concorso, dal rettorato massimo riserbo. Probabilmente il rettore ha chiesto ulteriori elementi di riflessione.
Nel clima di incertezza che vive l’Ingegneria Navale del Federico II, si inseriscono anche le dimissioni dello scorso dicembre, del Presidente di Corso di Laurea, il prof. Paciolla. Motivo? La continua assenza del numero legale nelle sedute del C.C.L., che rischia di far saltare anche la nascita, a Pisa, di un Corso di Laurea di Ingegneria Navale con l’Accademia di Livorno.
Paolo Iannotti
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