D’Ambrosio, uno scienziato gentiluomo

Campi elettromagnetici e Biosistemi,  questo il titolo del seminario che si è svolto giovedì 17 maggio presso l’Aula Magna di Ingegneria, dedicato alla memoria di Guglielmo d’Ambrosio, docente di Microonde, grande scienziato scomparso prematuramente due anni fa. “Era un uomo di grande cultura e molto schivo. Abbiamo deciso di dedicare questa giornata di studi alla memoria di un collega che ci ha lasciato una Scuola. Non dimentichiamo i nostri maestri. Lo facciamo in occasione di importanti celebrazioni, per ricordare, in primo luogo a noi stessi, che la nostra ricerca non vive in una torre d’avorio, ma è sempre in prima linea”, dice il Preside Edoardo Cosenza, mentre ricorda un’esperienza lavorativa, vissuta insieme a d’Ambrosio e Rita Massa, una docente membro del suo gruppo di ricerca. “Apparteniamo ad ambiti diversi, ma quando furono scelti i suoli sui quali sarebbe sorto il nuovo Ospedale del Mare di Ponticelli, fummo chiamati a risolvere un problema complicato. Il terreno si trovava accanto alla linea della Circumvesuviana e nacquero dispute terribili tra le varie istituzioni, per stabilire se si trattasse di un sito sicuro o meno. Facemmo misure di campi elettromagnetici ed acustici, per ore sotto il sole. Alla fine stabilimmo che il sito era sicuro ed il primo ospedale costruito a Napoli negli ultimi quarant’anni, un esempio in Europa, da tutti i punti di vista, sarà pronto fra pochi mesi”. 
“Oggi è una di quelle giornate che Guglielmo amava molto perché ci si poteva scambiare informazioni in maniera molto informale”, afferma la prof.ssa Massa, che legge un breve messaggio dei ricercatori che collaboravano con d’Ambrosio (Antonio Scaglione, Marco Donald Migliore, Maria Rosaria Scarfi, Bruno Bisceglia). La commozione prende il sopravvento. “È difficile parlare di una persona cara, soprattutto se questa ha impostato tutta la sua vita sulla discrezione e sul rispetto del proprio e dell’altrui privato”, la lettera comincia così e traccia, in poche righe, affettuosamente, l’immagine di una persona che “in altri tempi sarebbe stata definita un gentiluomo”: con la passione per le auto sportive, affetto da una pignoleria quasi maniacale e con il vezzo per le borse da lavoro troppo piccole, quasi da medico. Un pensiero viene anche dal prof. Giorgio Franceschetti: “era un professore universitario esente dall’arroganza che spesso li caratterizza. Non apparteneva ad alcuna lobby e non aveva modi da prima donna. Con il sorriso smorzava le tensioni con commenti appena un po’ più caustici”. Rievocando il loro primo incontro, alla fine degli anni ’60: “erano gli anni della contestazione. Il movimento nacque negli Stati Uniti, ma una volta arrivato in Europa, soprattutto in questa parte d’Europa, la parte contenutistica si smorzò e quella formale si esaltò e il movimento assunse la forma dell’opera buffa. Si vedevano girare i giovani con i capelli lunghi, le barbe non rasate e atteggiamenti non convenzionali”. In questo contesto, un giorno, il professore sente bussare alla sua porta. “Vidi entrare un giovanotto perfettamente abbigliato, rasato e pettinato, che, con fare estremamente gradevole e appropriato, veniva a chiedermi la tesi di laurea. Ne fui immediatamente conquistato”. Questo giovane studente aveva già iniziato a lavorare con un altro docente ma voleva cambiare. “Disse che il professore era bravo, ma lo obbligava ad usare simboli che non gli piacevano, perché non erano eleganti. Non lo giudicai un damerino, perchè questa eleganza esteriore era una manifestazione di una eleganza interiore.  È cominciata così una collaborazione durata una ventina d’anni, in quella che potremmo definire una vera e propria bottega d’arte”. 
A lui si deve il dialogo tra Scuole 
di est ed ovest 
Tra le doti principali di d’Ambrosio, più volte ricordate in aula, la sua grande capacità di precorrere i tempi e di battere nuove strade, facendo dialogare tra loro professionalità e culture scientifiche diverse. È stato il primo in Italia, e tra i primi al mondo, a dare il via alla scuola di Bioelettromagnetismo, riuscendo a trovare il modo di far incontrare la scuola occidentale e quella orientale, che mutuamente si ignoravano. Accadde a Capri, alla fine degli anni ’70. Allora, gli scienziati dei due blocchi, erano rigidamente schierati su posizioni contrapposte, riguardo i presunti effetti termici della conduzione elettromagnetica. d’Ambrosio dimostrò, senza ombra di dubbio, che il primo a fare degli esperimenti, che negavano il coinvolgimento degli aspetti termici in questo processo, era stato, negli anni ‘30, un italiano. Da quel momento, gli scienziati dell’est e dell’ovest iniziarono a parlarsi e la scuola estiva fu un successo. 
“Era un uomo mite ma non debole. Non sapevi mai come prenderlo, era sempre assorto. Abbiamo lavorato insieme alla realizzazione del Corso di Laurea di Ingegneria Biomedica. Credo che, oltre alla cultura, occorra una predisposizione umana particolare, per far parlare tra loro con rigore lingue diverse, e questi scambi con lui avvenivano soventemente”, dice il prof. Marcello Bracale. 
“Abbiamo condiviso un’amicizia quarantennale, fatta di curiosità per tante cose e ancora oggi mi trovo a chiedermi cosa ne avrebbe pensato lui”, commenta in chiusura il prof. Mario Corona. 
Esami 
con la tombola
L’affetto e la nostalgia, sono condivisi anche dagli ex allievi del prof. d’Ambrosio. “Era un’eccellente persona e un bravo professore. Partiva sempre dalle cose più semplici, con esempi di facile comprensione, per spiegare argomenti via via più complicati. Dal punto di vista scientifico è stato un precursore, con grandi competenze scientifiche ed una grande capacità di relazionarsi con gli altri. Era una persona molto leale, come non se ne trovano facilmente”, afferma Maria Lucia Calabrese, dottoranda in Ingegneria Elettronica. “Un maestro di umiltà, modestia e professionalità. Mi costrinse a rifiutare l’esame ed aveva ragione. Avevo studiato molto, ma ero andato nel pallone. Aveva capito che non mi ero espresso a pieno a causa della tensione”, aggiunge Michele Gaglione, studente di Ingegneria Biomedica. “È stato un docente veramente professionale, pur essendo flessibile perché concordava con noi le domande d’esame. Lo ricordo con molto affetto”, dice Antonio Fiorentino. “Prima degli esami distribuiva la lista delle domande; a ciascuna era associato un numero e l’estrazione avveniva con un sorteggio, usando i numeri della tombola. Veniva addirittura in aula con il panariello”,  conclude Claudia Brancaleone.
Simona Pasquale
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