Giurisprudenza continua ad avere due anime. Pur essendosi concluso il primo ciclo del nuovo ordinamento, pur essendo ormai collaudati la semestralizzazione, il sistema dei crediti e tutte le innovazioni introdotte con la riforma didattica del 3+2, pur avendo spinto il piede sull’acceleratore della laurea per i fuori corso, la Facoltà continua ad essere scissa. Da un lato gli studenti del vecchio ordinamento quadriennale, dall’altro i triennalisti. A dividerli c’è il diverso ordinamento didattico di appartenenza, ma anche la diversa percezione della vita universitaria e la sofferenza per problematiche che spesso non sono comuni.
Strage di bocciati per delirio di onnipotenza?
Quel delirio di onnipotenza…Era usuale sentirsi raccontare da fratelli maggiori, cugini e amici più grandi che a Giurisprudenza ci sono professori ‘pazzi’. Sedute di esami con decine e decine di candidati e il numero di promossi che si conta sulle dita di una mano. Libretti scagliati contro il malcapitato che non riusciva a rispondere all’ennesima domanda, bocciature a tappeto accompagnate da sorrisetti ironici (celebri quelli del giovane Sandro Staiano al tempo in cui era assistente di Diritto Costituzionale). A quanto pare di tutto questo agli studenti di Scienze giuridiche è arrivato nulla di più che l’eco. “Mi dicevano che i professori tendono a bocciare parecchio, ma io questa cosa non l’ho riscontrata – dice Francesca Marino, 19 anni, iscritta al secondo anno- magari i voti non sono altissimi, ma del resto se uno non studia…”. Secondo Federica La Rocca, 20 anni, “il vero problema di Giurisprudenza non sono i professori ma l’eccessivo numero di iscritti, che rende difficile organizzare bene i corsi e gli esami. Ormai è una delle poche facoltà che non ha il numero chiuso, si dovrebbe almeno tentare di introdurre dei meccanismi di selezione in itinere”. C’è qualcuno, come Antonio Salvetti, iscritto al secondo anno, che ha bene in mente i nomi dei docenti più tosti dei primi anni, “Scudiero, Melillo, Jossa”. Ma spesso rigore e severità vengono interpretate in maniera errata dai ragazzi. In genere sono semplicemente lo strumento necessario per portare gli studenti a un livello di preparazione elevato. “La regola non è quella della strage di bocciati per delirio di onnipotenza, come ci hanno raccontato tante volte i colleghi più grandi – dice Mariangela, studentessa del secondo anno- la regola è quella per cui a ogni seduta, immancabilmente, si presenta una percentuale altissima di persone che non hanno studiato”.
Quando però ci si avvicina ai ragazzi del vecchio ordinamento la musica cambia. Giovanna e Diana, entrambe ventiquattrenni fuori corso, qualche caso di cattiva gestione degli esami ce l’hanno in mente. “L’esame di Diritto penale del professore Moccia è terribile- dicono- Le sedute non sono organizzate bene, il professore concentra centinaia di prenotazioni nell’arco di due o tre giorni e poi, essendo i candidati in troppi, li fa aspettare dalla mattina alla sera prima di sostenere l’esame, quando invece potrebbe benissimo suddividere le matricole con anticipo, evitandogli un’agonia. Dei bocciati non ne parliamo, sono sempre tantissimi”. Immancabili le lamentele su mostri sacri come Diritto processuale civile o Diritto commerciale. “Gli esami di procedura sono importanti, d’accordo, ma non è detto che ci dobbiamo impiegare necessariamente anni per superarli – affermano Elisabetta Pinto e Giacomo De Maria, fuori corso- Pretendono che ci ricordiamo delle sottigliezze che si imparano solo con anni di esperienza. L’importante è conoscere l’ossatura della materia…Intanto le bocciature non diminuiscono: forse i professori credono di dimostrare in questo modo quanto sia importante la loro disciplina?”. Problemi che appaiono ancora più gravi quando certi episodi si verificano con discipline complementari o minori. “Sostenere l’esame di Diritto urbanistico con la prof. Giuliana Di Fiore è come affrontare Diritto amministrativo per la seconda volta: assurdo”, dice Emanuela Quaranta. “La professoressa di Storia del diritto italiano Cristina Vano mi ha abbassato il voto da 26 a 22 perché non ho risposto bene a una mezza domanda…”, ricorda Simona. Episodi che gli studenti del nuovo ordinamento non possono raccontare perché è diverso il loro modo di studiare o perché sono ancora troppo giovani? Qualche fuori corso azzarda che verrà anche per loro il tempo di scontrarsi con certi comportamenti, hanno ancora la specialistica davanti!
Quando però ci si avvicina ai ragazzi del vecchio ordinamento la musica cambia. Giovanna e Diana, entrambe ventiquattrenni fuori corso, qualche caso di cattiva gestione degli esami ce l’hanno in mente. “L’esame di Diritto penale del professore Moccia è terribile- dicono- Le sedute non sono organizzate bene, il professore concentra centinaia di prenotazioni nell’arco di due o tre giorni e poi, essendo i candidati in troppi, li fa aspettare dalla mattina alla sera prima di sostenere l’esame, quando invece potrebbe benissimo suddividere le matricole con anticipo, evitandogli un’agonia. Dei bocciati non ne parliamo, sono sempre tantissimi”. Immancabili le lamentele su mostri sacri come Diritto processuale civile o Diritto commerciale. “Gli esami di procedura sono importanti, d’accordo, ma non è detto che ci dobbiamo impiegare necessariamente anni per superarli – affermano Elisabetta Pinto e Giacomo De Maria, fuori corso- Pretendono che ci ricordiamo delle sottigliezze che si imparano solo con anni di esperienza. L’importante è conoscere l’ossatura della materia…Intanto le bocciature non diminuiscono: forse i professori credono di dimostrare in questo modo quanto sia importante la loro disciplina?”. Problemi che appaiono ancora più gravi quando certi episodi si verificano con discipline complementari o minori. “Sostenere l’esame di Diritto urbanistico con la prof. Giuliana Di Fiore è come affrontare Diritto amministrativo per la seconda volta: assurdo”, dice Emanuela Quaranta. “La professoressa di Storia del diritto italiano Cristina Vano mi ha abbassato il voto da 26 a 22 perché non ho risposto bene a una mezza domanda…”, ricorda Simona. Episodi che gli studenti del nuovo ordinamento non possono raccontare perché è diverso il loro modo di studiare o perché sono ancora troppo giovani? Qualche fuori corso azzarda che verrà anche per loro il tempo di scontrarsi con certi comportamenti, hanno ancora la specialistica davanti!
Tesi e attese
Tesi tradizionale o a modello differenziato. Cambiano i tempi anche per quanto riguarda la tesi di laurea. Il pathos da assegnazione della materia sembra essere scemato. Vero è che gli studenti del nuovo ordinamento sono chiamati a chiudere il loro percorso di studi triennale con una relazione finale cui vengono attribuiti di regola tre crediti. Vero è anche che finora coloro che hanno chiesto o sono in procinto di chiedere la tesi per conseguire la laurea di primo livello sono un po’ pochini. I ragazzi del nuovo ordinamento insomma non sono molto preoccupati per l’argomento in questione. Ancora una volta i fuori corso si ritrovano ad affrontare un problema soltanto loro. Interminabili liste d’attesa per l’assegnazione e difficoltà nell’ottenere la tesi a modello tradizionale quando si ha una media bassa. Raramente chi non ha voti alti riesce ad ottenere la tesi nella disciplina che vorrebbe, a meno di non ripiegare su un modello differenziato, che consente di aggiungere al massimo tre punti al voto di partenza con cui ci si presenta in seduta di laurea. “Avrei voluto svolgere la tesi in Diritto della previdenza sociale- racconta Antonio, laureando ventiseienne- La prof. Alfonsina De Felice mi disse addirittura che non era un problema il fatto che non avessi sostenuto il relativo esame, ma appena l’informai che avevo la media del 24 mi consigliò di lasciar perdere la tesi tradizionale e chiedere una differenziata”. Maria Fiore racconta di essere stata più di un anno e mezzo in lista d’attesa per la tesi in Diritto Civile con il prof. Biagio Grasso. “Ho aspettato finché ho potuto – dice- Ogni tanto andavo al dipartimento a controllare la mia posizione nella lista, ma non mi muovevo da dov’ero, così alla fine ho deciso di fare il giro di tutte le materie: farò la tesi con chi mi dirà di sì per primo, non importa se l’insegnamento mi piace o no, io devo laurearmi”. E non si creda che queste problematiche siano comuni solo agli studenti tardoni che ancora parcheggiano all’università dopo anni dall’entrata in vigore del nuovo ordinamento. Le cose a Giurisprudenza hanno sempre funzionato così. Daniela, laureatasi nei tempi regolari con un voto brillante, ricorda di essere stata a lungo nella lista d’attesa per l’assegnazione della tesi in Diritto del lavoro con il prof. Fabio Mazziotti. “Mi mossi per tempo: i tempi stimati per l’assegnazione erano di due anni. La cosa strana: ad ogni controllo ero sempre allo stesso numero di lista. Una volta addirittura mi ritrovai due posti più in basso. Fu allora che dissi basta e mi decisi a rivolgermi altrove. Ebbi la tesi in Diritto romano, e oggi posso dirlo: io la romanistica l’ho sempre odiata”.
Le cose in comune. Alcuni fenomeni di malcostume diventano particolarmente evidenti quando una facoltà ha numeri elevati come quelli di Giurisprudenza. A lamentarsene sono indifferentemente sia gli studenti del vecchio ordinamento che quelli del nuovo, accomunati da un sentimento di fastidio e a volte di disprezzo. “Che dire di certi ragazzi che vanno a fare gli esami con alcune parti soltanto del libro sottolineate? – chiede Alessio, iscritto al terzo anno di Scienze giuridiche- Poi vedi che l’assistente gli fa domande proprio su quegli argomenti del programma…”. “Non riuscivo a capire come la mia amica avesse potuto superare l’esame di Diritto costituzionale mentre eravamo alle prese con le dure Istituzioni del diritto privato – racconta Elena, al secondo anno di Scienze giuridiche- fino a quando non ho scoperto che scriveva delle e-mail a professori e assistenti su carta intestata del padre, un famoso medico di un’altra provincia campana”. Luigi, neolaureato del vecchio ordinamento, finalmente se la sente di fare un’osservazione: “basta sfogliare la guida dello studente per rendersi conto che tra docenti, assistenti e ricercatori circolano sempre gli stessi cognomi. Giurisprudenza è il perfetto esempio di ciò che significa concezione dinastica dell’università”.
Sara Pepe
Le cose in comune. Alcuni fenomeni di malcostume diventano particolarmente evidenti quando una facoltà ha numeri elevati come quelli di Giurisprudenza. A lamentarsene sono indifferentemente sia gli studenti del vecchio ordinamento che quelli del nuovo, accomunati da un sentimento di fastidio e a volte di disprezzo. “Che dire di certi ragazzi che vanno a fare gli esami con alcune parti soltanto del libro sottolineate? – chiede Alessio, iscritto al terzo anno di Scienze giuridiche- Poi vedi che l’assistente gli fa domande proprio su quegli argomenti del programma…”. “Non riuscivo a capire come la mia amica avesse potuto superare l’esame di Diritto costituzionale mentre eravamo alle prese con le dure Istituzioni del diritto privato – racconta Elena, al secondo anno di Scienze giuridiche- fino a quando non ho scoperto che scriveva delle e-mail a professori e assistenti su carta intestata del padre, un famoso medico di un’altra provincia campana”. Luigi, neolaureato del vecchio ordinamento, finalmente se la sente di fare un’osservazione: “basta sfogliare la guida dello studente per rendersi conto che tra docenti, assistenti e ricercatori circolano sempre gli stessi cognomi. Giurisprudenza è il perfetto esempio di ciò che significa concezione dinastica dell’università”.
Sara Pepe








