Gli studenti mentori raccontano…

È da due mesi che L’Orientale ha lanciato una nuova edizione del progetto ‘Mentorship – Verso una Rete Italiana di Università Inclusive’, promosso dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e finanziato dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno in collaborazione con la Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane). Ne è referente la prof.ssa Adele Del Guercio, docente di Diritto dell’Unione Europea. Questo progetto “è volto alla creazione di una rete tra le università italiane aderenti – attualmente una decina – che le renda il più possibile accoglienti e multiculturali, favorendo l’integrazione degli studenti stranieri iscritti presso il nostro Ateneo”, spiega Marzia Frigerio, studentessa di Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa. “L’Università – dice – è uno dei primi luoghi di emancipazione per i ragazzi”, che “devono misurarsi non solo con gli esami ma anche con i primi iter burocratici, scadenze e tasse universitarie”. Un processo che “può essere ostico alle volte, in particolar modo per le matricole o per gli studenti stranieri, richiedenti e beneficiari di protezione internazionale e nazionale o con background migratorio”. Da qui l’idea di istituire all’interno dell’Ateneo un modello di mentorship ‘peer to peer’ da parte degli studenti iscritti a vari Corsi di Laurea Magistrale, il quale possa fungere da “punto di riferimento per il supporto amministrativo-legale oltre che didattico”. La finalità ultima: creare un ponte tra studenti stranieri e non, e includerli all’interno di un’ampia community 2.0 di supporto. È la volontà che ha ispirato, pertanto, molti studenti ad aderire a questa iniziativa di networking che risulterà come tirocinio formativo all’interno dei loro curricula. “Abbiamo scelto questo tirocinio – sottolinea Marzia – poiché abbiamo maturato in questi anni una forte curiosità per culture diverse dalla nostra e volevamo mettere a frutto le nostre conoscenze linguistiche e culturali. Abbiamo così riscoperto nell’Orientale un luogo di integrazione ricco di stimoli e compreso l’importanza di fare rete, ancora di più in questo particolare anno accademico che, a causa della pandemia, ha reso impossibile la socializzazione e la condivisione di emozioni nel contesto universitario”. Un’esperienza ancora più significativa, dato che “sappiamo quanto quest’anno sia stato complicato conoscere persone nuove provenienti da altri paesi e instaurare rapporti di amicizia”. Ed è per questo che lo spazio degli incontri organizzati dagli studenti rappresenta “un cortile virtuale in cui cerchiamo di replicare la spensieratezza di una chiacchierata sulle panchine di Palazzo Corigliano o di una passeggiata per Spaccanapoli. Un ambiente in cui nessuno abbia da insegnare qualcosa ad altri, ma dove tutti possano arricchirsi reciprocamente”, osserva Antonella Pica.
I tre team
Il Comitato di Mentorship che ha concluso l’esperienza a fine gennaio lasciando il posto ai nuovi mentori appena nominati è composto da 15 studenti, suddivisi in tre team per ambito di riferimento. Marzia appartiene al team didattico che offre sostegno agli studenti stranieri per la preparazione di esami o per eventuali difficoltà linguistiche. Negli ultimi mesi, racconta ad esempio Alessandro Scopelliti che ne fa parte, “abbiamo incontrato studenti stranieri che non riuscivano a reperire materiali, altri che non avevano ricevuto dai loro studi pregressi gli strumenti di base per affrontare alcune prove o che avevano bisogno di delucidazioni sulla presentazione di un paper”. Vi è poi il team comunicazione, che si occupa della gestione del sito, delle pagine Facebook, Instagram e Twitter relative al progetto. “In quest’anno difficile, i social sono stati lo strumento per ricreare un senso di comunità, data l’impossibilità di incontrarsi fisicamente. Abbiamo perciò condiviso delle schede di presentazione, così da dare subito un volto ai mentori”, illustra Silvia Cupo. E continua: “Ogni settimana abbiamo programmato un piano editoriale e creato post che coinvolgessero gli studenti, al fine di instaurare una relazione con loro e renderli partecipi delle nostre attività”. Infine, lo sportello amministrativo–legale, incaricato di rispondere tempestivamente alle mail, redigere documenti utili per iter burocratici, come ad esempio la ‘guida dello studente in pillole’, una rubrica volta a esplicitare in modo semplice i dubbi più comuni. E poi ancora: “ricordare scadenze, fornire contatti utili agli studenti e indirizzarli verso gli uffici preposti”, aggiunge Silvia. Per portare avanti il progetto – che quest’anno viene realizzato, per la prima volta, a distanza in ragione dell’emergenza sanitaria – tutto il gruppo ha ricevuto un’adeguata formazione dai referenti dell’OIM, oltre al sostegno della prof.ssa Del Guercio e della dottoranda Anna Fazzini. “Le figure di riferimento non sono mai mancate. Al tempo stesso, siamo riusciti a mettere nel progetto le nostre idee e la nostra creatività”, prosegue Serena Di Maria.
Quali competenze occorrono?
Ma quali sono le competenze necessarie per diventare mentori? “Un mentore è semplicemente uno studente – risponde Sabrina Gallo, di Letterature e Culture Comparate – Uno studente interessato allo scambio culturale, all’inclusione di studenti stranieri nelle Università italiane, alla creazione di una comunità studentesca variegata ed eterogenea”. Certo, “è necessario conoscere l’inglese ed è preferibile conoscere altre lingue”. Inoltre, “bisogna pensare che questo scambio non apporta benefici solo agli studenti stranieri, ma anche al mentore stesso, che si misura con le sue capacità, stringe relazioni e arricchisce il suo bagaglio culturale”. Molti tra gli studenti sono, peraltro, già impegnati in associazioni di volontariato, nel servizio civile internazionale o hanno approfondito nei propri studi il tema dell’integrazione sociale e della comunicazione interculturale. “E quasi tutti noi abbiamo svolto un periodo di soggiorno studio all’estero, che ci ha fatto capire in prima persona quanto sia importante integrarsi nella comunità studentesca di un altro Paese”, fa presente Nicki Anastasio, di Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa. Per tutti “una grande opportunità di crescita personale”, rafforzata dal lavoro di squadra e dai costanti feedback, e che ha insegnato molto a ciascuno dei partecipanti. “La sinergia tra noi mentori, le capacità di problem solving del Comitato e la comune volontà propositiva si sono rivelate indispensabili per sensibilizzare la comunità accademica sui messaggi di inclusione – insiste Ludovica Corsi – E crediamo che per valorizzare questa rete possa essere un buon punto di partenza garantirne la continuità”. Vista l’ottima adesione degli studenti, “finora siamo molto contenti dei risultati raggiunti”, soprattutto “di aver aiutato gli studenti stranieri nella preparazione degli esami”, dice Angelica Milzi, di Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea. In questo modo, il progetto “potrà sicuramente tornare utile anche in futuro, contribuendo alla nascita di quella Università inclusiva, solidale e dinamica che noi mentori auspichiamo. Università che non sia rinchiusa tra le pagine di enormi tomi da studiare, ma attenta al mondo che la circonda”. E, conclude Rachela Contarino, “speriamo che i colleghi che ci sostituiranno a partire dal mese di febbraio capiscano il valore del progetto e riescano a valorizzarlo con lo stesso entusiasmo”.
Sabrina Sabatino

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