Gli studenti: “non lasciateci soli!”

I rappresentanti degli studenti di Confederazione della Facoltà di Architettura ai primi di maggio hanno interrogato i candidati su punti programmatici. In 200, per quattro ore, ascoltano i loro programmi e pongono quesiti sui temi di assoluta importanza per la vita universitaria dei ragazzi. Con riflessioni alte. 
Delia Evangelista ne è la Presidente. “Abbiamo fatto gli struzzi per anni. Oggi chiediamo che le nostre istanze siano ascoltate”: formazione professionale, didattica, rapporto con l’Europa, la 270 che crea problemi, i temi scelti dai rappresentanti degli studenti da sottoporre ai candidati a Preside. 
Apre Roberta Amirante. “Come si svolge la professione di architetto? Con che tipo di formazione? Con quale paragone rispetto ai laureati altrove?”. Cita il Sole 24 ore. Primo punto: “Gli architetti italiani sono moltissimi e moltissimi i giovani”. Secondo punto: “non c’è certezza sui tempi di laurea: siamo passati da una media di 8 – 10 anni, agli attuali 6 – 7, comprese le attività di stage, come formazione professionale”. Ritiene che “la laurea attuale va difesa, anche in Europa”. “Tengo a precisare che i nostri 5 anni non completano la formazione dell’architetto. Ci sono poi i Master, le scuole di formazione, i corsi degli ordini professionali”.  Continua Rolando Scarano. “Sono entrato ad Architettura nel 1961. Mi sembra che nulla sia cambiato. La Facoltà laurea disoccupati. Noi dobbiamo realizzare rapporti con l’esterno: le imprese, il mondo della professione. La formazione va cioè concertata con il mondo del lavoro. Di questo non si è mai parlato. Eppure la 270 lo prevede”. “Si parla nel mondo di degrado ambientale: un problema ormai di sopravvivenza. E questo chi può farlo? Gli architetti. La Comunità Europea ha previsto nei prossimi anni 300.000 posti di lavoro nel campo del risparmio energetico. Dunque, ambiente ed innovazione tecnologica. Ma questi temi vanno inseriti nella didattica delle Facoltà di Architettura”. Ancora: “non so perché la nostra Facoltà non ha mai istituito un Osservatorio sul Mercato del Lavoro”. Poi Alessandro Baratta. Sul mondo del lavoro afferma: “attenzione, non tutti potranno andare nella grande progettazione”. Il titolo di studio dev’essere “più rapportato con il mondo del lavoro; vanno rivisti i Corsi di Laurea, spesso stravolti in velocità sotto la pressione delle continue riforme”. Ritiene un errore “la cancellazione del Corso di Laurea in Arredamento”. “Innovazione”, altra parola chiave “nella didattica. Che però necessita di docenti, di aule con sedie e tecnologie” tuttora in parte mancanti. 
Claudi: “Corsi di Inglese e un box di simulazione”
Claudio Claudi si muove sulle corde degli studenti: “Tra le motivazioni che mi hanno indotto a candidarmi, l’esperienza di Presidente di Corso di Laurea del vecchio ordinamento di Architettura. Nel 2002 gli studenti erano 5.500, nel 2007 in 700. Sono riuscito a farne laureare 4.800, con corsi aggiuntivi su corsi particolarmente ostici, nel 2005 ho eliminato gli sbarramenti ”. Propone: “momenti di apprendimento operativo, sui cantieri, con gli studenti”. “Mi impegno a realizzare nella sede di via Monteoliveto un box 3 metri x 3 di simulazione dell’attività degli architetti” e promette: “sarò un Preside che non rinvia ma che prende le decisioni”. Ancora: “un Museo dell’edilizia: molti di voi non conoscono neppure taluni manufatti fondamentali del costruire”. Fondamentale la conoscenza dell’inglese: “se eletto, proporrò dei corsi estivi”. Infine “un migliore utilizzo degli spazi vuoti della sede di Forno Vecchio”.
Le domande degli studenti
Enrico Borrelli (Corso di Laurea in Urbanistica): “Non si scherza sulla pelle dei ragazzi. Tutti pensano ad Architettura come laurea unica. Invece ci sono anche i Corsi di Laurea di Urbanistica e di Design, che però rischiano di essere eliminati”. Claudi: “La Facoltà ha aperto più Corsi di Laurea sulla classe 17. È stato un errore”. Baratta: “lo studente ha ragione: vanno rispettati gli impegni presi all’atto dell’iscrizione”. Amirante: “Sia il Corso di Laurea in Edilizia che quello in Arredamento sono stati eliminati per legge, la Facoltà però deve pensare alla sua unitarietà e non ad ogni Corso di Laurea come compartimenti stagni”.  Scarano: “Sono due Corsi di Laurea di forte interesse, non solo culturale, ma anche a livello occupazionale”. 
Antonio Esposito (Corso di Laurea in Arredamento). “Con la legge 509 noi studenti – oggi al I e II anno – abbiamo un contratto con la Facoltà per conseguire una laurea triennale in Arredamento, specializzati in architettura d’interno. Dopo che fine faremo? Il nostro è un titolo finito? Dopo a quale specialistica potremo iscriverci?”. Amirante: “Chiunque di noi sarà Preside, si  impegnerà a risolvere il vostro problema”. Claudi: “Non c’è dubbio, ancora una volta gli studenti fanno le cavie delle riforme dell’Università. Attenzione, però, a chi promette chimere senza poterle mantenere”. 
Altri studenti di Arredamento denunciano: “45 esami. E siamo solo in 200 studenti, una minoranza. Non vorremmo essere schiacciati”. “Abbiamo avuto pareri contrastanti. Chiediamo garanzia su una nostra Magistrale”. Claudi: “C’è un problema legislativo. Siamo però alla follia pura: mentre noi stiamo chiudendo il Corso di Laurea in Arredamento, stanno litigando: Rettore, Presidente della Municipalità e il Preside Gravagnuolo per una sede alla Sanità dove dovrebbe andare un Corso di Laurea che non c’è più. Lo stesso problema c’è per il Corso di Laurea in Edilizia a Cava, che non ha una Specialistica”. Scarano: “Purtroppo, in Consiglio di Facoltà spesso non abbiamo una adeguata istruttoria ai colleghi sulle questioni su cui ci tocca decidere. E dunque non c’è dialettica. Le colpe? Deve finire questa visione, di taluni colleghi di Corsi di Laurea visti come piccoli feudi”. 
Sara Palmieri. Con altri promotrice di un libro bianco sulla Facoltà di Architettura parla di: “logiche clientelari in Facoltà, carenza di panchine, questione rifiuti, e rapporto con la città”. Amirante: “è una sollecitazione che apprezzo. Credo che la Facoltà debba prestare attenzione verso l’esterno, come istituzione, e  dare un contributo culturale”. Scarano: “dobbiamo avere il coraggio di affrontare con umiltà tutti i problemi”. 
Giovanni Avvisati. “Quali decisioni intendete prendere nei confronti dei docenti che sulla didattica non attuano certe decisioni?”. Scarano e Amirante: “Tutti e 4 i candidati ci impegniamo in azioni che garantiscano l’integrazione della didattica”. “C’è un Osservatorio sulla didattica. Il nostro sarà un impegno etico e culturale”. Una studentessa va via urlando a Scarano: “Lei di etica non può parlare!”. E scappa. La Evangelista, da moderatrice: “è una scossa per tutti noi”. Scarano: “Sono stato accusato di nepotismo: mia figlia ha vinto solo un dottorato. Stop. Mia moglie è diventata professore associato dopo 40 anni. Qualcuno mi spiegherà prima o poi perché tanta veemenza contro di me? Forse perchè non ho mai avuto una consulenza da nessuno?”. Si prosegue. Claudi: “Quando la didattica è di qualità, gli studenti rispondono in modo eccellente”. 
Didattica, ma anche rifiuti e ruolo della Facoltà
Massimo. Uno studente dello ‘Spazio Autogestito – Collettivo di Arkitettura’. Dice: “Master e corsi di perfezionamento servono solo a fare altri docenti e tanti soldi, con iscrizioni da 1.200 – 1.400 euro l’anno. La verità, come 20 anni fa, bastano 20 esami per la laurea e non 30 – 40. Perché voi docenti non lo dite? Perché la Facoltà non ha mai detto nulla sulle speculazioni sui piani paesaggistici delle amministrazioni locali? L’Università è schierata con questo sistema che dai rifiuti, alle discariche, ci sta assassinando. Noi studenti, invece, difendiamo la terra dei cittadini di Chiaiano, erigendo anche le barricate”. Amirante: “La Facoltà deve dare anche un contributo politico, sull’urbanistica come su altri temi. Ma deve farlo come istituzione, su principi culturali e scientifici”. Scarano, citando Altusser: “Non possiamo, come docenti universitari, non intervenire su alcuni grandi temi della città. Ma, come ha detto Masullo: ci sono 5 Università a Napoli e nessuno ha detto la sua”. Claudi: “è vero che la Facoltà manca di una coscienza critica, è appiattita, ha troppi individualismi. E non è possibile che la Facoltà, su taluni temi importanti, non dica la sua”. Baratta: “la Facoltà è un insieme di docenti, non un pensiero unico. Rappresenta le forze che sono al suo interno, è una sintesi. Se non c’è un prendere voce, il Preside può fare ben poco”. 
Chiude Delia Evangelista: “Siamo una Facoltà unica, però con più Corsi di Laurea. Ma se i progetti perseguiti non sono unici, meglio separarsi. Diciamo no allo studio di temi che non hanno né capo né coda, distanti dal mondo del lavoro, perché poi, da laureati in architettura, andremo a sbattere il naso. Non si possono fare studi separati dai grandi temi e dalle emergenze della città”. “Bisogna garantire a tutti gli studenti di poter accedere a tutte le strutture della Facoltà, è una ignavia che da 10 anni attendiamo ancora 10 mila euro per i plotter. Chiediamo una formazione dignitosa, all’esame di stato ci dicono che non sappiamo progettare, ma solo disegnare, che sappiamo fare di tutto e nulla. Non lasciateci soli: voi vi siete già laureati, noi ancora no”. Applausi dei presenti. (P.I.)
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