Vita in reparto per gli studenti napoletani all’estero

Erasmus è un progetto che mette d’accordo tutti. Il periodo di studi che molti studenti italiani decidono di trascorrere presso un’Università estera si rivela ricco di sorprese piacevoli. Ne abbiamo parlato con gli studenti di Medicina, i quali hanno l’opportunità di studiare all’estero per un intervallo di tempo che va dai sei ai dodici mesi e che, cosa molto importante, dichiarano di non avere alcun tipo di problema con la convalida degli esami, dei crediti e con i piani di studio. Grazie anche al lavoro dei professori Sabino De Placido e Bianca Maria Veneziani, delegati Erasmus della Facoltà, e alla dott.ssa Anna Puca, i ragazzi sono ospiti solo di sedi universitarie disponibili a convalidare qualsiasi attività didattica. Grazie ad un sistema di accumulazione e trasferimento dei crediti formativi – ECTS –, si ha la possibilità di acquisire conoscenze e competenze trasferibili e, allo stesso tempo, è facilitato il riconoscimento del periodo di studio all’estero. 
Ciò che più fa gola ai futuri medici partenopei sono le ore di pratica – tra reparto, ambulatorio e contatto con i pazienti – che si svolgono presso le Università straniere.
“E’ stata un’esperienza molto formativa – racconta Giulia Apicella, ventitré anni, di Capri, studentessa al quinto anno di Medicina che ha studiato per undici mesi presso l’Université Libre de Bruxelles – tanto che terminato il mio periodo di studio, ho chiesto un prolungamento di un altro mese, in quanto mi sono resa conto che, a Bruxelles, mi venivano offerte opportunità che non avevo mai avuto a Napoli”.  “Ho fatto tantissima pratica –sottolinea- I quattro mesi di lezione sono seguiti da quattro mesi intensivi di attività pratica nell’ospedale. Ciò significa: avere contatto con i pazienti, imparare a fare prelievi venosi e arteriosi, gestire le cartelle d’ingresso dei malati, mettere punti di sutura, fare un elettrocardiogramma. La cosa ancora più entusiasmante è che potevamo anche cambiare reparto: sono stata a Ginecologia dove ho seguito addirittura un parto! Poi a Medicina d’urgenza, a Chirurgia generale e oncologica, dove ho potuto assistere ad operazioni all’ernia e alla colonna, ho trascorso una notte in ambulanza a ventilare un paziente con un’emorragia cerebrale. Addirittura gli studenti che fanno le guardie notturne vengono pagati…”. Insomma un altro mondo, un’altra metodologia di studi, un responsabilizzare pienamente lo studente. “In questo modo, si va al cuore del problema. Si studiano libroni per apprendere la Farmacologia e spesso capita di ricordare poco anche ad una settimana dall’esame. Se, invece, ogni giorno ci si confronta con pazienti e con la loro lista di medicinali, si comprendono le loro funzioni e, di conseguenza, si memorizza”. Giulia, frequentando vari reparti, ha avuto anche modo di comprendere le sue attitudini: “mi piacerebbe specializzarmi in Chirurgia Oncologica. Mi ha colpito molto l’infinita dolcezza con la quale venivano trattati i pazienti”. Un periodo molto intenso: “sì, è stata dura, soprattutto all’inizio ma la passione mi ha fatto sempre andare avanti”. 
Anche in Germania viene riservato molto spazio all’attività pratica. Vincenzo Simonelli, venticinque anni, di Teverola, laureando a luglio con una tesi in Ginecologia, ha studiato per dieci mesi presso l’Università ‘Heinrich Heine’ di Dusseldorf, racconta: “l’ordinamento degli studi tedesco è diverso ed anche l’organizzazione: dopo le lezioni frontali, venivamo divisi in piccoli gruppi e si procedeva con la pratica in ospedale. Insomma, al contrario di come siamo abituati in Italia, molta pratica integrata dalla teoria. Forse, al Federico II, si punta più sulla formazione dei ricercatori”. Per Vincenzo, l’Erasmus ha rappresentato un po’ una svolta: “a Dusseldorf, ho conosciuto la mia ragazza, è francese e anche lei era in Germania per l’Erasmus. E da lì, ho cominciato a pensare alla mia specializzazione in Francia, dove, in giugno, parteciperò al concorso nazionale…”. 
Roberta: “ero a 
Tenerife. Con i malati maturi prima”
Meta da vacanza – si potrebbe pensare – per Roberta Pisanti, ventiquattrenne napoletana, al quinto anno di Medicina, che è stata presso l’Universidad de La Laguna a Tenerife per dieci mesi.  “Per la prima volta, – dice Roberta – ho capito cosa significa essere un medico. Ho osservato, ma anche messo in pratica: seguivo i pazienti nell’anamnesi, collaboravo in ambulatorio, in sala operatoria passavo i ferri al chirurgo. E c’è da dire che la pratica ti motiva molto”. Senza alcuna difficoltà con l’approccio verso i pazienti? “All’inizio ero un po’ in ansia, non parlando lo spagnolo fluentemente. Dopo un po’, sono riuscita a comunicare senza difficoltà…”. Al di là degli aspetti legati strettamente alla didattica e alla professione, c’è altro da imparare da questa esperienza? “Si matura tanto. Si acquisisce una maggiore capacità di relazionarsi agli altri, un’apertura mentale. Io sono tornata cambiata. A Napoli, ho dovuto riadattarmi… ed è stato tragico!”. Apertura mentale, capacità di adattamento e di confronto sono caratteristiche di cui parla anche Emmanuele Di Sergio, venticinque anni, di Agropoli, laureando a breve con una tesi in Chirurgia plastica. “Ho studiato per un semestre (da febbraio 2007 a settembre 2008) – dice Emmanuele – presso l’Akademia Medyczna di Varsavia, in Polonia. Mi affascinava l’idea di un’esperienza di studio all’estero ma, sinceramente, quando ho appreso la destinazione, ho pensato che avrei trovato un paese arretrato rispetto al nostro, in senso generale e non solo a livello accademico”. E invece? “Mi sono dovuto ricredere: oltre a Varsavia, nel tempo libero, ho visitato anche altre città come Cracovia e Wroclaw e devo dire che sono rimasto colpito, in quanto si percepisce un’aria di sviluppo economico che mai mi sarei aspettato…”. E all’Università? “L’Università è divisa in due canali: uno polacco e uno inglese del quale facevo parte e dove erano iscritti ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto del nord Europa. Per ogni disciplina di studio, viene organizzato un corso che dura, di solito, tre settimane. Giornate che risultano molto intense, tra lezioni teoriche e molta pratica, alla fine delle quali si sostiene l’esame. E, se vogliamo, è un metodo che semplifica le cose a noi studenti in quanto ci si dedica completamente ad una disciplina per volta…”. Insomma, caduti i pregiudizi iniziali, Emmanuele ha persino chiesto un prolungamento di un altro mese. “E’ stato un periodo molto piacevole, che mi ha fatto maturare molto…”. Poche ore di pratica sono, invece, toccate a Francesco Smeraglia, ventitré anni, di Napoli, al quinto anno di Medicina, che è stato all’Università di Kuopio, in Finlandia. “Sono stato davvero poco in reparto, con i pazienti – dice Francesco – perché era praticamente impossibile imparare la lingua Finlandese… all’università, si comunicava in Inglese. Ho sostenuto otto esami, sempre tutti in inglese che avevo già pianificato, prima di partire, nel mio learning agreement con la dott.ssa Puca”. Non deve essere semplicissimo per un napoletano trascorrere dieci mesi in Finlandia: “personalmente, mi sono trovato benissimo. Sì, il clima era freddo e i finlandesi un po’ chiusi, ma sono stato bene. È un’esperienza che consiglierei a tutti”.
Maddalena Esposito
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