Gli studenti-musicisti si raccontano

Alessandro, Carmine e Michelangelo sono amici di vecchia data che condividono una passione sfrenata per la musica. Oltre che compagni di tanti palchi, è all’Università che si sono incrociati nuovamente i loro percorsi, accomunati da una forte propensione per le discipline umanistiche. Musica e Letteratura: qual è il legame? “L’arte”, rispondono senza esitazione. “Tutte le manifestazioni artistiche sono dei linguaggi, mezzi di comunicazione che esprimono concetti, idee, passioni, emozioni”, dice Carmine Scialla, iscritto al Corso di Laurea Triennale in Archeologia e Storia delle Arti. Se è vero che numerosi sono i punti di contatto tra le due arti, “la musica si può spiegare con la letteratura e viceversa, così come analizzando le espressioni artistiche di un determinato periodo storico si può risalire alle dinamiche sociali che l’hanno caratterizzato”. Il discorso si fa ancora più complesso, “se è relazionato
alla musica antica, campo in cui è necessario maturare competenze d’ordine storico-letterario, condividendo spesso gli approcci tipici della filologia classica”, afferma Alessandro De Carolis, anch’egli studente di Archeologia. Si conoscono e suonano insieme da dieci anni e da un paio hanno fondato il
gruppo ‘Ai vis lo lop, lo rainard, la levre’, nome che evoca un’antica ballata di origine provenzale. In occasione dell’Open Day i due musicisti incontrano Michelangelo Bencivenga, chitarrista del duo Blindur, ritrovandosi a improvvisare una jam session. “Ci siamo divertiti molto. Abbiamo suonato un po’ di musica irlandese, qualcosa di medioevale e anche un brano blues. Un concerto abbastanza variegato, perché abbiamo adattato i nostri rispettivi repertori, e chi ci ha ascoltato sembrava apprezzare molto”, racconta Michelangelo. Dopo Lettere Classiche, il musicista ha conseguito nel febbraio scorso la Laurea Magistrale in Filologia, Letterature e Civiltà del mondo antico. Come conciliare la vita da universitari con la vocazione musicale? “Di certo è molto difficile preparare esami di greco e latino quando si hanno all’attivo 150 date in 3 anni in tutta Europa. Ma si sa ‘volere è potere’, perciò mi sono sempre rimboccato le maniche e ho lavorato sodo”, replica. Per lui da autodidatta a polistrumentista il passo è stato breve. “Ho cominciato ascoltando dischi e tirando giù le canzoni che mi piacevano a orecchio. Poi a 17 anni ho deciso di iniziare a studiare per approfondire”. Oltre alla chitarra, “amando la musica country, ho imparato un po’ di tempo fa a suonare il banjo 5 corde e da qualche anno le percussioni. Cerco sempre di tenere attiva la curiosità e la
voglia di cimentarmi in cose nuove”. Prova tangibile ne sia la musica dei Blindur, frutto di contaminazioni e interazioni diverse, dal folk al post-rock. “Per adesso stiamo programmando le ultime date del tour estivo. Ma a settembre di novità ce ne sarà qualcuna davvero forte”. Anche nella musica di Alessandro e Carmine sono tante le esperienze musicali che si fondono insieme dialetticamente. “Non abbiamo un singolo riferimento a cui ispirarci, sicuramente cerchiamo di rielaborare ciò che ci piace in forma personale, sia con le musiche antiche che con i brani inediti”, spiega Carmine. “Io, ad esempio, sono da sempre un appassionato di world music e musica etnica e attualmente suono chitarra classica, acustica e battente, mandolino, mandola e bouzouki greco”. Il suo amore per la musica è ‘innato’, ma nel vero senso del termine. “Credo sia cominciato nel grembo di mia madre, pianista e docente di educazione musicale, e con l’aiuto di mio padre, chitarrista e autore di canzoni e spettacoli musico- teatrali. Giusto per completare il quadretto familiare, qualche anno dopo di me è arrivata mia sorella, percussionista e cantante”. Anche per Alessandro la passione per il flauto dolce è giunta molto presto, “già nel periodo delle scuole medie. Più tardi mi resi conto che fosse un vero strumento, non solo un giocattolo di plastica, e ho iniziato a studiarlo in parallelo al flauto traverso, dopodiché mi sono interessato alla musica moderna, jazz, improvvisazione e in particolare alle musiche folk Irish”. Attualmente, invece, “concentro i miei studi nel campo della musica antica (medievale, rinascimentale e barocca) e sto completando il percorso al Conservatorio”. Non è sempre facile coniugare lo studio di uno strumento con quello universitario, “molto spesso perché la disciplina richiesta da un assiduo lavoro giornaliero assorbe tutte le energie del musicista. Occorre trovare il giusto equilibrio e avere pazienza”. Tra le novità in vista del gruppo, “ci sono un po’ di progetti in cantiere e forse un disco all’orizzonte. Per ora qualche concerto in giro per l’Italia”. Ragazzi colmi di ambizioni che coltivano il sogno nel cassetto di proseguire la carriera musicale da professionisti e diffondere la propria musica facendo cultura. “Un’utopia nel mondo di oggi”, dice Alessandro, soprattutto “se si tende a dare più importanza all’hype, ai like su facebook, alle mode e ai trend che alla musica stessa”, aggiunge Michelangelo. Tuttavia, è vero, “Napoli è una città in fermento di idee interessanti, progetti e talenti musicali incredibili”, conclude Carmine. “L’importante
è andare avanti e contribuire a far emergere il nostro potenziale”.
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