I “mostri” di bravura si raccontano

– Gerardo Maria Mauro ha 21 anni, è di Benevento. Figlio di un ingegnere civile, è iscritto al secondo anno di Ingegneria Meccanica. Ha tutti 30 agli esami ed è uno dei sei vincitori della borsa. “Per ottenere questi risultati bisogna studiare, non come Leopardi in modo matto e disperatissimo, ma con fiducia in se stessi”, dice. E poi racconta un episodio relativo al suo primo esame, Fisica: “avevo conseguito 26 al test, ma ero convinto di aver fatto bene ed ho contestato il voto. Al termine della correzione, il professore mi ha dato ragione e una bella lode”. La fiducia in se stessi, però, non deve sfociare in superbia: “bisogna essere sempre disponibili al colloquio e avere tanta curiosità”. Individuare il settore di interesse è indispensabile: “mi sono diplomato con 100 e lode, al liceo ero bravo, ma mi sono sempre piaciute la Matematica e la Fisica. Mi affascinava il problema dell’energia, per questo ho scelto un Corso che prevede un curriculum apposito. All’Università di Benevento è attivo un Corso di Laurea, ma mi sono iscritto a Napoli per lavorare in un contesto più alto. È facile emergere tra 20 persone, tra 200 è diverso, più difficile ma anche più formativo, insegna quel po’ di ‘cazzimma’ che non guasta”. Dopo un simile prologo, la risposta alla domanda sui sogni del futuro appare scontata: “la mia ambizione è cercare di essere il migliore, coltivando però anche la vita privata. Non sogno di lavorare alla Ferrari, ma vorrei essere utile agli altri”. 
– Giovanni Montefusco, napoletano, 20 anni, è al secondo anno di Ingegneria Edile. La media del 29,50 gli ha consentito di vincere la borsa. “Ho sempre avuto l’attitudine per il Disegno, la Fisica e l’Architettura, gli altri indirizzi di Ingegneria erano interessanti, ma non mi solleticavano come questo”. I corsi degli Edili sono particolarmente impegnativi, con orari ininterrotti dalle otto del mattino alle sette di sera. Racconta: “abbiamo fin dal primo anno esami molto specifici, ma grazie a professori come Audaci, o Iucolano, che è bravo e giovane, riesci ad apprezzarli. Le lezioni non sono mai noiose e il clima è sempre leggero, anche alle sette di sera”. All’inizio ha seguito i consigli della sorella: “studia Giurisprudenza e mi ha suggerito di studiare subito con buon passo, altrimenti mi sarei ritrovato a gennaio con tantissime cose da fare. Così, la sera cerco sempre di ripetere. Per fortuna al primo semestre del primo anno non ci sono esami di progetto, che richiedono molto tempo”. Altro consiglio importante non andare a ‘provare’ l’esame, ma prepararsi per bene. “Solo una volta ho ripetuto un esame. Era Analisi II, la professoressa voleva darmi un voto che mi avrebbe abbassato la media, ho rifiutato e sono tornato dopo una settimana. Ne è valsa la pena perché ho preso 30”. Anche uno studente molto bravo ha le sue difficoltà: “la nuova riforma, per fortuna, ha ridotto gli esami. Invece noi quest’anno abbiamo tredici esami, sette solo al primo semestre; è impossibile sostenerli tutti, fino ad ora ci è riuscita solo una persona”. Per studiare Giovanni ha rinunciato al calcio – “ero portiere nella squadra di Eccellenza dell’Internapoli, ma mi impegnava praticamente tutti i pomeriggi”-. Nei suoi progetti anche un’esperienza Erasmus ma la rinvierà alla Specialistica perché al terzo anno: “c’è la tesi e abbiamo validissimi professori, tra cui Cosenza, che non perderei per nulla al mondo. Ci penserò alla Specialistica”. Il suo futuro lo immagina all’estero, “perché l’Italia offre poco in termini di tranquillità lavorativa e clima umano”. Sogna di progettare un giorno un grande albergo. 
– Claudio D’Avino, 20 anni, di Somma Vesuviana, è iscritto al secondo anno di Ingegneria Biomedica. Con tutti 30, ha sfiorato, per una sola lode, l’assegno dell’Unione Industriali. La sua decisione di iscriversi a Biomedica, dopo il diploma conseguito presso un Istituto tecnico, la motiva così: “ero indeciso, poi fra i vari indirizzi ho scelto quello che mi sembrava più nuovo. Mi piace l’idea che gli studi ingegneristici possano aiutare la vita delle persone e contribuire al miglioramento sociale”. Alla domanda su come si fa a conseguire negli studi risultati così eclatanti, risponde semplicemente: “sapevo che il percorso era difficile, perciò dal primo momento mi sono messo in testa di lottare per avere buoni voti”. ‘L’Università è come un lavoro’: è la sua massima, in nome della quale ha interrotto drasticamente molte attività extra. “Non me ne pento, ne è valsa la pena. Oggi vedo molto meno i miei amici, pratico meno sport e tengo alta la concentrazione sullo studio che spesso mi impegna intere giornate”. Proseguirà gli studi. Spera “che in futuro il mio lavoro potrà conservare ancora un aspetto biomedico”. A chi volesse intraprendere un cammino simile, consiglia di impegnarsi, senza perdere però contatto con altri interessi: “serve anche svagarsi un po’, avere degli amici e non lasciare da parte gli affetti. Ma per fare tutto questo bisogna imparare ad organizzarsi e occorre un po’ di tempo”.
– Martina Salzano De Luna, 21 anni, napoletana, è al terzo anno di Scienze e Ingegneria dei Materiali. Con la media del 29,29 e 7 lodi ha ricevuto per il secondo anno di seguito la menzione di merito. “Rispetto all’anno scorso la media si è un po’ abbassata perché ci sono tanti esami”, confessa. Ha scelto questo Corso di Laurea “perché è nuovo, è applicativo e dà una maggiore completezza di conoscenze”. Racconta di essersi trovata benissimo: “non ho ripensamenti, anche perché i docenti sono molto disponibili. Spero di riuscire a laurearmi entro la fine dell’anno e di proseguire con la Specialistica, all’indirizzo Funzionale, il più vicino alla parte microscopica dei materiali”. Ad altri studenti consiglia di dare sin dall’inizio grande importanza alla frequenza e di confrontarsi. “Al nostro Corso siamo pochi, è come stare a scuola; se tieni il passo un po’ alla volta hai il quadro completo della materia. Sponsorizzo molto lo studio con gli altri, il confronto migliora l’esposizione e così il lavoro è più leggero”. Sottolinea: “non sono la classica secchiona che studia sempre, quello che conta è la qualità dello studio. Non servono tantissime ore, ma bisogna essere concentrati al 100%”. Sogna di restare all’Università e di continuare a studiare la Fisica e la Chimica. Ora sta preparando la tesi in Tecnologia dei Polimeri, relatore il prof. Filippone, “uno dei settori più avanzati a Napoli, di livello internazionale”. 
– Roberto Riviera, 20 anni, napoletano, è, per così dire, un ‘semplice’ bravissimo studente, iscritto al terzo anno di Ingegneria Meccanica con la media del 29,26. Figlio di un ingegnere chimico, dice di aver sempre avuto la passione per le macchine. “Soprattutto per la progettazione. Ho frequentato il liceo scientifico e questo, rispetto ad altri, mi ha forse un po’ avvantaggiato”. Ciò che fino ad ora l’ha appassionato di più sono state le lezioni di Meccanica Applicata alle Macchine del prof. Della Pietra e il corso di Dinamica e Stimolazione dei Sistemi Meccanici (“riguarda il comportamento meccanico dei sistemi e sviluppa le equazioni del moto in alcuni casi pratici, grazie a delle simulazioni al computer”). A meno di proposte lavorative interessanti – “che non credo arriveranno” – pensa di continuare gli studi. Consigli per far bene: scegliere studi per i quali ci si sente portati, seguire le lezioni, stare sempre al passo senza argomenti arretrati. La molla che lo spinge a studiare è la curiosità di capire come funzionano le cose che usiamo tutti i giorni e come si è arrivati agli attuali livelli tecnologici. Dopo la laurea “mi piacerebbe lavorare all’estero, viaggiare per lavoro, magari nell’ambito della progettazione edile, ma è ancora presto per pensare già ad un settore specifico… forse, chissà, potrei intraprendere la libera professione o avviare un’impresa. Potrebbe anche essere interessante la ricerca, ma le prospettive non mi sembrano delle più felici”. In passato ha giocato a pallacanestro ma adesso ha smesso perché ha meno tempo libero. 
– Paolo Valerio Testa, cresciuto a pane e Superquark, studia al terzo anno di Ingegneria Elettronica, ha 21 anni, è di Nocera Inferiore. Ha ricevuto la menzione di merito per la sua media: 29,72. Una passione dichiarata “per l’Informatica e la Fisica”; “il desiderio di riscatto e l’interesse per la scienza che è bella”, le ragioni del suo successo negli studi. Pensa di continuare con la Specialistica ma anche di prendere una seconda laurea in Fisica, dopo aver trovato lavoro (“mi interessa l’ambito nucleare, che in Italia non è molto sviluppato”. Alla domanda sui suoi progetti lavorativi, risponde semplicemente: “vorrei fare l’ingegnere. Mi piacerebbe anche la carriera universitaria ma non ci spero più di tanto. In Italia il ruolo del ricercatore non è gratificato, non c’è stabilità, si va avanti mal pagati e con contratti atipici”. Gli piacerebbe anche trasferirsi all’estero ma “la famiglia e gli affetti sono qui e non sarebbe una cosa facile”. Come altri, anche Paolo ha abbandonato un interesse per seguire con profitto gli studi: “giocavo a pallacanestro in serie D, ma non avevo grandi obiettivi”.  Promuove a pieni voti la Facoltà (“mi fa sentire che sto facendo un cammino, che c’è un progetto e che tutte le materie puntano verso un obiettivo”) e i docenti (“mi è piaciuto moltissimo il libro sui Campi elettromagnetici scritto dal prof. Bucci il quale fa certi paragoni che rivelano come abbia ragionato sulle cose, quasi una poesia”; “un altro docente che mi ha dato tanto è Luciano Rizzo di Trasmissione Numerica: sono sicuro che fra cinquant’anni anni ricorderò ancora le cose che mi ha insegnato”). Sottolinea: “spesso si dice che le nostre Università sono pozzi in cui si buttano soldi, ma alla Federico II si produce tanto. Non bisogna avere paura di impegnarsi, i risultati arrivano e il sistema è meritocratico. A volte un esame è difficile più per la condizione mentale con cui si affronta che per le reali difficoltà”. L’ultimo pensiero è per la sua classe universitaria: “un bell’ambiente, siamo una quarantina di persone. Ci sono rispetto e confronto”.
Simona Pasquale 
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