I tre esami che valgono la laurea

Ogni studente di Giurisprudenza che si rispetti sa che prima o poi, nell’arco della carriera universitaria, dovrà fare i conti con esami per i quali una semplice preparazione non basta. Per superare ‘gli impossibili’ occorre: pazienza, buona volontà e un pizzico di fortuna. Il trio più famoso della Facoltà comprende: Diritto Privato (I anno), Diritto Commerciale (II anno) e Procedura Civile (III anno). Le paure degli studenti, alimentate da leggende metropolitane, rendono sempre più terribile la fama di queste discipline. E’ possibile sfatare l’aura di terrore che attornia questi esami? 
Diritto Privato. Spiega il prof. Ferdinando Bocchini, titolare della IV cattedra S/A: “L’esame viene studiato come una serie di norme aride, non calate nel tessuto sociale. Gli istituti giuridici, invece, non nascono dal nulla. Se lo studente riesce ad averne consapevolezza, la lezione diventa istruttiva perché viene integrata da una riflessione radicata nelle esperienze quotidiane”. Le matricole, però, incontrano da sempre difficoltà notevoli. “Consiglio sempre ai neo iscritti di non dismettere gli studi filosofici e letterari intrapresi negli anni precedenti. Da qui parte la comprensione di come si sia formato il diritto e la storia che è alla base delle scelte operate dal legislatore. Sbaglia lo studente che dà per scontato esami come Storia e Filosofia, che sono al primo anno. La lezione poi è indispensabile, come studiare di pari passo con il corso, porre domande, frequentare il Dipartimento”. Ed il futuro? “Il futuro è oggi, comincia frequentando la prima lezione universitaria”. “Per riuscire negli studi – conclude il professore – si deve costruire la propria vocazione giorno dopo giorno, orientandosi verso quelle discipline che rispecchiano le proprie aspettative lavorative”. 
Diritto Commerciale. “Una collocazione del tutto naturale quella al secondo anno – spiega il prof. Massimo Miola, docente della II cattedra E/N – perché dopo Privato occorre integrare il restante diritto positivo”. Materia ostica? “Dipende da come ci si pone nei confronti della disciplina. Ma circolano “profili non veritieri che tendono a creare una sudditanza psicologica inesistente. Commerciale è un esame come un altro, basta solo studiare seriamente per avere risultati”. E per una buona riuscita: “Frequentare corsi e seminari”. Il primo esercizio: “leggere quotidianamente la pagina economica di un quotidiano, per rendersi conto che la materia è pienamente penetrata nell’opinione pubblica, tanto che un buon giurista non può esimersi dal sottolinearlo”. C’è chi lamenta i testi troppo voluminosi: “Tante pagine sono utili per capire bene i concetti”. La disciplina è una chiave per l’accesso alle professioni: “specializzarsi in un esame come Commerciale, pur se difficile, permette di costruire già dal II anno un piccolo gradino verso la meta lavorativa futura”, conclude il professore.
Procedura Civile: è l’esame più difficile del Corso di Laurea. Data la vastità della materia è possibile sostenerlo in due tranche, sdoppiando il programma. Dice il prof. Salvatore Boccagna, I cattedra A/D: “L’esame racchiude tutte le conoscenze acquisite e presuppone quelle difficoltà tipiche a cui uno studente ben preparato saprà far fronte. Purtroppo, la materia si scontra con la fama di esame terribile. In realtà uno studente che abbia seguito con profitto il percorso formativo troverà divertente lo studio, in quanto vi è l’applicazione pratica degli istituti conosciuti dapprima solo in teoria”. Il consiglio per chi si appresta ad intraprendere gli studi giuridici: “Bisogna pensare di essere ancora a scuola e quindi studiare costantemente tutti i giorni”. Necessaria la frequenza, si sfata così “il luogo comune che vuole i giuristi fermi a memorizzare il manuale di turno”. Al primo anno, sottolinea il professore, “un’opportunità irripetibile: si parte da zero senza avere strascichi di esami passati, e quindi il primo semestre è decisivo per dare il meglio e non rimanere indietro. Negli anni a venire diventerà più difficile sostenere il ritmo, perché i semestri ed i corsi tendono ad accavallarsi. Quindi meglio una partenza sprint che permetta di affacciarsi al mondo lavorativo il prima possibile”.
Susy Lubrano
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