Il CoffeeLab finanziato da Kimbo

Un laboratorio da 120 metri quadri dove poter studiare il caffè in tutte le sue fasi, dalla pianta fino alla bevanda tradizionale. È il CoffeeLab, arrivato nel 2014 all’edificio 81 di via Università, a Portici, per effetto di una sinergia tra il Dipartimento di Agraria e Kimbo. Ha un sito web: coffeelab.unina.it e un responsabile, il professor Fabrizio Sarghini, docente di Meccanica agraria. Cos’è il CoffeeLab? “È un laboratorio congiunto tra il Dipartimento di Agraria e Kimbo ed è specializzato sul mondo del caffè. Permette di processare la materia prima, seguirne il percorso di maturazione, controllare la macinazione e analizzare le componenti aromatiche. È completamente attrezzato per seguire tutte le tematiche connesse a questa bevanda. Abbiamo diversi lavori in via di pubblicazione. Altri non sono pubblicabili perché fanno parte del know-how industriale”. Per quale scopo è stato pensato? “Nasce da una collaborazione con Kimbo perché la società voleva sistematizzare le proprie conoscenze, quindi non solo fare bene il caffè, ma capire perché con certe miscele o con certe provenienze il caffè risulta migliore. L’obiettivo è arrivare alla progettazione del caffè, per elaborarlo secondo i gusti di un determinato pubblico”. Cosa offre la struttura? “È grande circa 120 metri quadri. Ha macchine per la tostatura, granulometri laser per l’analisi della granulometria, macchine per l’erogazione del caffè espresso professionali, macine da bar e da laboratorio. Kimbo ha investito in questo progetto circa un milione di euro, di cui metà in attrezzature”. Come lo hanno utilizzato gli studenti? “Sono transitati lì una decina di tesisti che hanno acquisito una formazione specifica sul caffè. Kimbo sta pensando di assumere qualcuna di queste figure formate da noi. Abbiamo anche svolto tirocini da loro. Sicuramente per i ragazzi è stata una buona esperienza perché sono stati inseriti nell’ufficio ricerca e sviluppo di una grande azienda per mansioni attinenti ai propri studi. Anche per Kimbo è stata una cosa positiva perché ha potuto conoscere persone e valutarne la preparazione”.
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