Si è concluso il ciclo di incontri dedicato alla presentazione dello Spin – off universitario organizzato dal gruppo di lavoro del Polo delle Scienze e Tecnologie coordinato dal professor Eugenio Corti, il quale insegna ad Ingegneria Economia ed Organizzazione Aziendale. Ne fanno parte anche il dottor Giuseppe Festinese, la dottoressa Patrizia Savarese e la dottoressa Daniela Seccia. Le ultime due sono distaccate presso gli uffici amministrativi del Polo; Festinese lavora presso il Dipartimento di Ingegneria Navale e cura per il Polo delle Scienze la comunicazione con l’esterno. Al professor Corti il compito di chiarire, in via preliminare, cosa significhi spin off. “E’ quella attività per la quale chi prima svolgeva attività di ricerca in campo universitario o comunque di alta tecnologia realizza una impresa a partire da un’idea che scaturisce proprio dalla ricerca. E’ quel qualcosa per cui lo studente, il borsista, il ricercatore universitario, il dottorando od il laureando si sveglia una mattina, realizza che quell’aspetto dell’attività di ricerca al quale sta lavorando può avere un valore commerciale, si mette in proprio e crea una impresa. Il che significa poi che crea occupazione”. La promozione dello Spin off universitario nasce nell’ambito di un accordo tra il Ministero per l’Università e Sviluppo Italia, la società pubblica che incorpora la Ig Italia. Sviluppo Italia ha realizzato a sua volta un accordo con quattro atenei tra i quali, appunto, la Federico II. “Dopo un incontro generale a Monte S. Angelo, nel quale abbiamo illustrato l’accordo tra il Polo delle Scienze e Sviluppo Italia, abbiamo svolto tre seminari- sottolinea Corti- Uno ad Ingegneria, uno ad Architettura – il meno affollato – ed uno a Scienze – quello più affollato.. Complessivamente sono intervenute un centinaio di persone, tra docenti, ricercatori borsisti e studenti. Abbiamo illustrato loro le tappe del passaggio dalla ricerca all’impresa, le difficoltà, gli ostacoli. Ci siamo avvalsi delle testimonianze di alcuni tra coloro i quali questo salto lo hanno già fatto: un ricercatore del Navale, per esempio, il dottor Ranieri, il quale con alcuni amici e colleghi ha fondato la Geolab, una società di grande interesse. Oppure l’ingegner Bonocore, il quale lavora da qualche anno al Dipartimento di Produzione e Materiali su questioni che hanno a che fare con particolari stampi di alluminio e sta per costituire una società”. Corti crede nel progetto e non lo nasconde. “In Inghilterra, Francia ed Olanda si è visto che, data una collettività di 35.000 persone – il Polo raccoglie 33000 studenti e 2000 tra docenti e ricercatori – alla fine il 2-3% l’impresa la fa. Potenzialmente sarebbero centinaia di nuove realtà produttive. La situazione odierna è invece di zero assoluto. Significa che i margini ci sono, ma per realizzarli è indispensabile entrare in un ordine di idee del tutto diverso. Credo che ne valga la pena, perché con un effetto a valanga si verrebbe a creare occupazione anche per chi non è direttamente coinvolto negli aspetti squisitamente tecnici”. A riprova delle potenzialità che ritiene siano legate al progetto Spin -off, cita un esempio, quello dei dottorandi di ricerca. “Al Polo ne abbiamo circa 400, che è davvero un bel numero. Gli sbocchi di carriera universitaria non sono così ampi, tuttavia sono tutte persone altamente qualificate dal punto di vista della ricerca. Terminato il dottorato possono essere assunte da imprese già esistenti, ma sarebbe davvero bello ed utile se provassero a creare essi stessi impresa”. Sulla base di queste considerazioni il gruppo di lavoro sullo spin off universitario organizzerà al più presto altre iniziative: seminari, dibattiti, tavole rotonde e testimonianze.








