Il Rettore Trombetti in visita a Scienze

“Siamo tutti contenti della sua disponibilità, sapendo benissimo che lui qui non viene a chiedere voti”, dice il Preside della Facoltà di Scienze Alberto Di Donato introducendo alla platea riunita per il Consiglio del 27 aprile il Rettore Guido Trombetti venuto ad esporre, praticamente in casa, il programma elettorale. “Ringrazio tutti e in particolar modo il Nucleo di Valutazione dell’Ateneo che assiste, fatto abbastanza raro, al mio intervento – dice in apertura il Rettore e mostra una serie di diapositive relative al piano triennale perché “un programma per il prossimo quadriennio che non tenesse pesantemente conto del piano triennale, mi sembrava una contraddizione in termini e, per certi aspetti, un’ipocrisia”. Il piano per i prossimi anni è diverso dal passato, perché il MIUR fornirà delle linee guida e degli indici in base ai quali sarà valutato l’operato degli atenei.  “La strategia è lasciata alla totale libertà dell’Università. Il Ministro valuterà la percorribilità e la coerenza del comportamento dell’Ateneo, con meccanismi sempre più forti”, spiega Trombetti. La programmazione triennale presenta cinque aree di intervento, ciascuna con degli indicatori specifici. L’Università può scegliere in che percentuale intervenire sulle singole aree e il peso da attribuire a ciascuna di esse. Alla fine si costruisce un valore generale, somma degli indici complessivi, ponderati rispetto alle singole aree e si riporta tutto a livello nazionale. La prima area riguarda il miglioramento della quantità dei percorsi formativi. Gli indicatori sono i posti di lavoro prodotti. Nell’impianto iniziale della riforma era previsto che tutti avrebbero dovuto istituire le lauree triennali, ma solo alcune Università avrebbero istituito anche le specialistiche. La capacità di attrarre studenti che si sono laureati presso altri atenei è, quindi, un dato rilevante. La seconda area di intervento è relativa alla didattica e stabilisce dei processi di valutazione dei singoli docenti e di analisi degli iscritti a partire, soprattutto, dal secondo anno in poi. “Sono previsti il controllo capillare dell’efficacia dei percorsi di laurea e un confronto nazionale che tenga anche conto delle percentuali rispetto agli anni precedenti – commenta il Trombetti che aggiunge – il principio della valutazione attraverso l’autonomia sta diventando sempre più interessante. La cosa più difficile è capire dove si deve andare a incidere. C’è un dato positivo in questa impostazione: si andrà a valutare lo sforzo di miglioramento. In questo modo l’incidenza del dato territoriale diventa determinante”. La soddisfazione del mondo del lavoro è un altro importante indicatore. La Federico II ha un potenziale di più di 600 dottorandi l’anno e, negli anni migliori, può assorbire circa 100-120 ricercatori. Il vero obiettivo del dottorato, quindi, dovrà essere una sorta di spendibilità presso le imprese. Non a caso una delle aree di intervento è proprio il Sostegno alla Comunità, in termini sia produttivi che culturali, promuovendo l’incremento della presenza degli studenti stranieri, soprattutto nei percorsi di Laurea specialistici. “Su questo punto ci stiamo impegnando per attivare l’International House. Il vero ostacolo all’ingresso di studenti stranieri non è la robustezza dell’offerta formativa ma la scarsa accoglienza. La città si deve attrezzare” prosegue il Rettore. L’internazionalizzazione è, infatti, una delle priorità dell’Ateneo, “le nostre facoltà devono attivare dei corsi in inglese così come sta facendo Ingegneria. Dobbiamo scommettere su questo versante sul quale siamo ancora carenti” conclude. Rispondere al fabbisogno di personale è l’ultimo dei settori sui quali intervenire per migliorare la propria posizione nella graduatoria della valutazione ma Trombetti ha delle richieste precise da avanzare in termini politici. “In prospettiva, la CRUI non dovrà fare sconti a nessun Governo, nemmeno a questo. L’Università e la Conferenza dei Rettori, devono sapersi proporre come sistema” dice e richiama i punti del programma dell’Ulivo che riguardano l’Università. In primo luogo il riconoscimento dei livelli stipendiali. Poi la defiscalizzazione del personale socio-sanitario dalle casse degli atenei, un progetto che riguarda le Facoltà di Medicina di tutta Italia. Il terzo provvedimento prevede di stabilire una programmazione non più distribuita su tre anni ma su sette. “Potrebbero essere tutti argomenti per un piano dei primi cento giorni. Spero di avervi dato il sapore del cambio di scenario che si respira in questi giorni”, conclude il Rettore. 
(Si. Pa.)
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