Invecchiamento e dinamiche demografiche, quale impatto sulle nuove generazioni?

In Italia cresce l’aspettativa di vita. In previsione, il popolo dello Stivale dovrebbe essere sempre più anziano e sano, per effetto delle politiche di prevenzione e dei progressi medici. Dal fronte lavoro, a breve gli ultra65enni potrebbero riposare. Molti ultra30enni, invece, potrebbero varcare le soglie del mondo del lavoro, ma con quali prospettive future? Ne parla il professor Nicola Ferrara, ordinario di Medicina Interna e Geriatria, Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria e Coordinatore del Corso di Laurea in Infermieristica alla Federico II.
Professore, cos’è l’invecchiamento?
“È un fenomeno caratterizzato dal progressivo declino delle riserve funzionali e delle funzioni osservabile in tutti gli organismi viventi. Non è una malattia di per sé, però con l’età si incrementa la cosiddetta vulnerabilità alle malattie e la mortalità”.
Gli sviluppi nel recente passato.
“Negli ultimi 150 anni, e in particolare nella seconda metà del secolo scorso, il miglioramento delle condizioni ambientali e delle abitudini alimentari e comportamentali, nonché il trattamento e la prevenzione delle malattie infettive hanno determinato un incredibile incremento dell’aspettativa di vita”.
È possibile definirlo un fenomeno globale?
“Sicuramente. Nel mondo tra il 2000 ed il 2030 è atteso il raddoppio della popolazione di anziani. L’invecchiamento interesserà anche i Paesi attualmente in via di sviluppo che vedranno incrementati sia in termini percentuali sia in termini assoluti il numero di anziani e si accompagnerà a una ‘femminilizzazione’ delle società in tutto il mondo, vista la maggiore longevità delle donne”.
Il trend…
“Nell’ambito dei Paesi sviluppati, l’Italia è da tempo tra i paesi più longevi al mondo. Sta crescendo sensibilmente anche l’aspettativa di vita in buona salute. Oggi un 65enne ha performance fisiche e cognitive non diverse da quelle di un 55enne di qualche decennio fa. Il dato relativo alla aspettativa di vita, insieme alla riduzione degli indici di fertilità, alle migrazioni internazionali, in uscita fino agli anni ’70 del secolo scorso e ora moderatamente in entrata, hanno disegnato una struttura della popolazione italiana come una tra le più vecchie nel mondo”.
L’impatto sulle giovani generazioni?
“Sarà notevole per effetto delle necessità socio-sanitarie e previdenziali di una popolazione invecchiata. I giovani dovranno affrontare la situazione durante tutta la loro vita lavorativa per mantenere la coesione sociale e il patto generazionale che ha contribuito alla crescita solidale del nostro Paese”.
Con quali problematiche dovranno fare i conti?
“L’attuale andamento di invecchiamento demografico porterà inevitabilmente all’incremento della spesa pubblica. I settori più interessati saranno quello pensionistico, l’assistenza sanitaria e l’assistenza di lunga durata. Le nuove generazioni da una parte dovranno farsene carico in termini di contributi previdenziali e di tassazione diretta e indiretta, dall’altra dovranno immaginare e costruire un modello sociale e sanitario che possa cogliere le sfide che la transizione demografica imporrà”.
A proposito di previdenza. Il suo pensiero su Quota 100?
“Premesso che ogni governo democraticamente eletto è assolutamente legittimato a modificare le politiche previdenziali per l’attuazione del proprio programma politico, non va sottaciuto che con Quota 100 si accelererà il previsto sbilanciamento tra lavoratori attivi e pensionati, incrementando la spesa pubblica per previdenza che, rispetto al Prodotto Interno Lordo, è tra le più alte del mondo. Non intravedo una qualche utilità per la previdenza dei giovani. Il lavoro stabile con contribuzione idonea a costruire una pensione dignitosa è l’unica vera assicurazione per il loro futuro previdenziale. Un aspetto positivo potrebbe essere l’apertura di spazi occupazionali nel pubblico impiego e nel mondo del lavoro dipendente privato. Per il primo l’effetto positivo non sarà immediato in considerazione della necessità di effettuare concorsi e di superare eventuali blocchi del turnover. Nel privato le assunzioni potrebbero essere più a breve termine se la congiuntura economica e politica stimolerà gli imprenditori all’acquisizione di nuove figure professionali. Nel mondo della sanità pubblica e privata sicuramente ci saranno crescenti opportunità di lavoro per i laureati in Medicina e nelle Professioni sanitarie”.
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