Un’assemblea caratterizzata da una partecipazione che non si vedeva da anni, organizzata dai rappresentanti degli studenti sull’onda delle proteste anti Gelmini. Nel pomeriggio di giovedì 23 ottobre, nel cortile del Dipartimento di Fisica, gli studenti di Monte Sant’Angelo, la gran parte iscritti a Scienze, si sono riuniti per discutere i criteri generali della legge e decidere le azioni da intraprendere. Tra applausi, timidezze e slogan, sono fondamentalmente due le posizioni a confronto. Da un lato c’è chi sostiene la linea dura, in accordo con le posizioni già assunte dall’assemblea permanente di Lettere, che ha temporaneamente bloccato la didattica, e dell’Università L’Orientale che ha occupato l’ateneo. Dall’altro c’è chi non vuole bloccare i laboratori, la ricerca e, soprattutto, le lezioni, ma sente la necessità di creare un movimento di opinione intorno alla protesta, portandola fuori dalle mura universitarie. “Tutte le riforme degli ultimi quindici anni vanno in una sola direzione: la privatizzazione dell’università. È chiaro che senza fondi pubblici, non c’è altra soluzione che trasformarsi in Fondazione. L’università pubblica è oltre il baratro, non possiamo stare a cercare cavilli. Le legge Gelmini deve essere ritirata. Dobbiamo lottare e basta, bloccare la didattica e portare avanti azioni radicali”. Mario Martone, dottorando in Fisica non usa mezzi termini. Per tutti di azione ‘radicale’ ce n’è solo una: l’occupazione. A nessuno, però, sfugge che portare avanti un’occupazione a Monte Sant’Angelo, non è logisticamente possibile. Il campus è troppo grande e articolato per pensare di gestire in maniera efficace e sicura un’occupazione prolungata. Inoltre ci sono le ricerche, gli esperimenti e la didattica da portare avanti, perdere anche un solo giorno può essere grave. “Il punto fondamentale per il quale dobbiamo batterci è che l’università deve diffondere sapere. Usciamo dai ghetti e facciamo sapere quello che succede. Va bene l’appoggio dei docenti, perché anche loro devono protestare, ma non dimentichiamoci che in questi anni non hanno fatto altro che avallare il processo” dice nel suo intervento Marco Serpico, ricercatore precario a Fisica. Altri propongono di fare pressione sulle massime autorità dell’ateneo. C’è chi addirittura suggerisce di bloccare le elezioni per il Senato Accademico finché il Rettore e i senatori non avranno preso una posizione ufficiale. “Il decreto è già stato approvato, ormai è legge, a che serve manifestare?” si sente dire da alcuni, ma la risposta degli organizzatori non si fa attendere. “È stato approvato solo alla Camera con voto di fiducia, non è ancora arrivato al Senato e, soprattutto, il grosso è inserito nella finanziaria. Due anni fa, in Francia, una legge già approvata, è stata ritirata grazie agli scioperi”. L’assemblea si scioglie solo dopo aver votato un programma di iniziative. “Prepareremo un volantino. Vogliamo diffondere la notizia che anche gli studenti di Monte Sant’Angelo in generale, non solo quelli di Scienze, hanno iniziato a muoversi e vogliono unirsi al resto della protesta napoletana e nazionale. Terremo ancora delle assemblee e prepareremo delle proposte da portare al Consiglio di Facoltà di Scienze” dice Antonio Caso rappresentante degli studenti di Scienze. Per saperne di più: www.napolidicenoalla133.net. ( Si.Pa.)








