Le sei storie raccontate per immagini

La prima si chiama Aral Citytellers ed è stata girata sul lago d’Aral, che era un immenso specchio d’acqua, tra i più grandi del mondo, al confine tra Uzbekistan e Kazakistan. “In epoca sovietica si decise di deviare i fiumi che affluivano in quell’immenso lago. Fu una programmazione finalizzata a irrigare grandi campi di cotone. Ebbene, oggi il lago d’Aral è praticamente scomparso. Desertificato. È stata una catastrofe ecologica di proporzioni enormi. Su questo lago c’erano cittadine da 40 – 50 mila persone, con porto, molo, ristoranti. Adesso affacciano sul deserto”. 
Ubai Citytellers è un altro dei documentari che saranno proposti agli studenti che ripercorre la costruzione di questa città completamente artificiale, nata su iniziativa di uno sceicco: “una metropoli quasi priva di petrolio, a differenza di quello che si immagina, ma che ha attirato capitali da tutto il mondo perché considerata un porto sicuro. Una città, inoltre, in forsennato divenire, a causa di una tumultuosa attività edilizia”. Che si basa, peraltro, quasi esclusivamente sulla manodopera straniera, che lavora in condizioni estremamente dure e di sfruttamento. 
It’s Countryside, il terzo dei sei documentari, è stato girato nella valle del Nilo durante la rivoluzione e presentato alla Biennale di Architettura di Rotterdam. “Sono stato lì durante la rivoluzione – racconta Pesapane – ed ho cercato di rappresentare con le immagini come la rivolta contro Mubarak abbia cambiato la città”. 
Dall’Egitto alla Siberia, un altro documentario racconta una vicenda che è avvenuta sempre in epoca sovietica. “Nella Siberia orientale fu scavata nel dopoguerra una immensa miniera di diamanti. Nacque una città di circa 40 mila abitanti, Mirny, ai margini di quell’enorme buco, il più profondo che sia mai stato realizzato dall’uomo sulla terra. La cittadina è nata solo in funzione della miniera, perché non avrebbe avuto senso andare a vivere in un posto così inospitale, con temperature che possono scendere decine e decine di gradi sotto lo zero. Eppure, esauritasi la miniera, le persone sono rimaste lì, in quella che era la loro casa”. 
Il Palazzo del Soviet, soggetto di un altro documentario, non è mai nato a Mosca. “All’epoca di Stalin c’era un progetto di costruire un centro amministrativo e di congressi in prossimità del Cremlino. Fu progettato un grattacielo che sarebbe stato il più alto del mondo. Si pensava di collocare alla sommità una statua di Lenin che avrebbe superato, in altezza, quella della Libertà di New York. I lavori partirono alla fine degli anni Trenta, ma furono rallentati dalla mancanza di fondi e poi bloccati dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra le fondamenta furono trasformate in una immensa piscina all’aperto, la più grande che sia mai esistita nel mondo. Ora lì è stata ricostruita la cattedrale che fu abbattuta all’epoca dell’Unione Sovietica”.
New York, in particolare la zona del South Bronx dove alla fine degli anni Settanta nacquero i germi dell’hip hop che avrebbe poi conquistato il mondo, e Los Angeles, la metropoli che fu teatro, nel 1992, di una rivolta della popolazione nera, gli altri due documentari del corso di Pesapane.
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