Marrelli, sei anni da Preside

Preside di Economia per due mandati, Massimo Marrelli, si è trovato a dover traghettare la Facoltà nel momento più difficile, quello dell’entrata in vigore della riforma universitaria. “Il bilancio di questi sei anni è fatto di luci e ombre e, in tutta sincerità, devo dire, non poche ombre” dice l’ex preside. Gestire un processo di riforma è più difficile di quanto non sia costruire dal niente, perché esistono dei vincoli, determinati dall’esistente. “Se avessi dovuto disegnare una facoltà partendo da una tabula rasa, l’avrei fatto diversamente. Non sento di aver innovato la facoltà ma di essere riuscito, almeno in parte, a difenderci dagli aspetti negativi dell’innovazione. Abbiamo giocato in difesa”. Secondo il professore, la nuova formula ha favorito un’eccessiva proliferazione di corsi ‘inventati’ senza aver prima compiuto un’analisi approfondita, solo perché questo attraeva studenti. “La nostra offerta didattica è una delle migliori che ci sia in Italia ma non basta”. Agli occhi del Ministero, la facoltà ha avuto un grande successo perché in sei anni il numero degli immatricolati è passato da 780 ad oltre 2000. “Questo è un male. Il Ministro non ha consentito, benché io sia ideologicamente contrario, di istituire dovunque il numero chiuso. Noi non abbiamo le risorse per seguire tutti questi ragazzi” insiste Marrelli. La Facoltà di Economia della Federico II, con i suoi 150 docenti, è la più grande del Mezzogiorno ma relativamente all’utenza studentesca, ne servirebbe un numero tre volte superiore. Probabilmente il decreto 270, recentemente approvato, che prevede la revisione delle classi, potrà incontro alle università che avranno modo di riflettere su quanto fatto finora. “Questo sistema mi ha costretto, contro la mia volontà, a diversificare l’offerta didattica in quella di massa, della quale non sono affatto contento, e in quella di qualità della quale sono molto orgoglioso”, dice Marrelli riferendosi ai due master, il MEF ed il CER, riconosciuti a livello internazionale (in un recente articolo Il Mondo li classificava al quinto posto in Europa) e che attirano studenti anche dall’estero. “Senza dimenticare che abbiamo chiamato studiosi di altissimo livello, che tutti ci invidiano. Queste cose sicuramente ti rinfrancano”. Resta il problema della formazione di massa, per la quale si dovrebbe ricorrere a soluzioni radicali. “Dovremmo fare un vero coordinamento tra le università campane e creare un’offerta regionale composita, in cui ciascuno si specializzi in un settore. Così potremmo distribuire meglio le persone.  È  l’unico modo per evitare il numero chiuso. Ho provato più volte ma non è possibile” dice con amarezza il professore che, per gli studenti, ha  solo parole affettuose “qui ci sono dei ragazzi bravissimi, davvero il meglio del meglio” e mostra la lettera di un suo ex allievo, ora vice presidente a New York della Merrill Lynch, “vuole che gli mandi dei miei studenti, perché sostiene che le conoscenze matematiche di un ottimo laureato napoletano, sono superiori a quelle dei laureati di Harvard o Princeton”. Nonostante le punte di eccellenza, il livello però resta basso. “Quello che fa forte il paese è la media elevata delle persone, un genio si trova sempre, ma di un genio solo che te ne fai?”. La qualità di quello che viene insegnato è proprio uno dei temi che più frequentemente gli studenti sottopongono ai professori, “si lamentano della superficialità dei programmi e della ripetitività delle nozioni da un corso all’altro è chiaro che c’è un problema di coordinamento serio dei programmi”. 
Ora che gli impegni da preside sono terminati è tempo di tornare a dedicarsi alle passioni della vita professionale, “avrei voluto trasferirmi ma purtroppo mio figlio non è stato ammesso all’università inglese. Lavorerò al master e al dottorato, mi occuperò di ricerca e dei ragazzi. Sono quelli che mi appassionano, mi sento bene ora e sono contento di essere tornato a parlare con i dottorandi”. 
Nelle settimane scorse, si era vociferato di una possibile candidatura di Marrelli alla presidenza del Polo delle Scienze Umane e Sociali.  “E’ quello che vorrebbero. Sono convinto che l’università abbia ancora bisogno di impegno per cambiare, però  gli accordi si prendono sulla base di un patto di ferro, senza compromessi, per lavorare ad una università di livello europeo”. Le competenze del Polo riguardano principalmente la ricerca, “se ci sono le condizioni per fare tre grossi centri interdipartimentali, che richiamino persone da tutto il mondo, va bene, sono pronto a lavorare con qualsiasi incarico, altrimenti lasciamo stare”, dice il prof.Marrelli spiegando le sue motivazioni: “occorre una seria valutazione della ricerca e dare fondi solo a chi produce ricerca di livello internazionale, serve una sferzata anche a rischio di travolgere interessi particolari”. Gli anni intensi vissuti da Preside lasciano, sicuramente, ricordi molto belli, legati soprattutto al rapporto con gli studenti, “con i rappresentanti ho avuto un rapporto molto amichevole,  ci siamo detti le cose in faccia, ma ci siamo anche fatti delle belle e grasse risate”.
Simona Pasquale
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