Matematica, Fisica e Chimica: la base di tutte le azioni di un ingegnere

Ottime prospettive occupazionali: è questa l’opinione più diffusa associata agli studi di Ingegneria. Un’idea tanto radicata da aver portato, in dieci anni, le immatricolazioni alla soglia delle 3mila unità. Ma, raccomanda il prof. Giuseppe Del Giudice, delegato all’orientamento della Facoltà, “non vi iscrivete solo perché dopo la laurea si trova lavoro. Se le discipline non vi piacciono, è inutile”. Il docente mette in guardia anche gli appassionati della matematica: “è molto diversa da quella studiata a scuola. Certamente Matematica, Fisica e Chimica rappresentano i mattoncini indispensabili, alla base di tutte le azioni di un ingegnere”. Una parola chiave per vivere l’università è ritmo: “seguire le lezioni, studiare, superare l’esame e ricominciare da capo. Questo è il ritmo, acquisirlo costa fatica ma è determinante”. Inoltre, può essere d’aiuto studiare con un’altra persona o con un piccolo gruppo di colleghi: “il confronto dialettico aiuta a chiarirsi le idee, allevia la pena dello studio e la sana competizione induce comportamenti positivi. Diversamente, si può restare indietro, perdere il traino. Da noi vale ancora la meritocrazia, ma bisogna imparare ad autogestirsi”. Decisivo il primo mese: “se siete veramente interessati, non spaventatevi per le folle oceaniche. Settimana dopo settimana, fisiologicamente, le aule si svuotano”. Scegliere fra i diversi ambiti può essere complicato: “per fortuna all’interno di una stessa area, il primo anno è strutturato grosso modo allo stesso modo ed i passaggi da un Corso di Laurea all’altro sono agevoli”. Altri aspetti importanti da curare, le capacità relazionali e comunicative: “l’ingegnere, oggi, lavora spesso in gruppo e deve sapersi confrontare con persone diverse per cultura e formazione”. Un incoraggiamento per le ragazze: “da tempo ormai, questa non è più una Facoltà di soli uomini. Le ragazze sono moltissime, spesso anche più studiose e precise dei loro colleghi e conseguono ottimi risultati”. 
Dopo tante fatiche, i risultati sono confortanti: “i dati ISTAT precedenti a questo periodo di crisi sono incoraggianti. A tre anni dalla laurea, il 90% dei laureati trova uno sbocco, anche stabile. Oggi i ragazzi sono sempre più disposti a muoversi. Il mercato del lavoro è diventato grande quanto il mondo e la forma mentis acquisita durante la formazione è facilmente rivendibile in molti ambiti, compresi il management e l’imprenditoria”.
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