Novità agli esami di Lingua Inglese II Non c\’è più il colloquio con il lettore

Cambiano le modalità dell’esame di Lingua Inglese II. Alcuni docenti di Anglistica hanno comunicato l’eliminazione del colloquio con i lettori madrelingua previsto all’esame orale a partire dal prossimo appello di giugno. Pareri contrastanti da parte degli studenti dei Corsi di Laurea Triennali. “La conversazione con il docente madrelingua è una fase essenziale di un esame di Lingua, per quanto breve e simbolico possa essere. Invece, anno dopo anno, l’esame di Inglese è stato semplificato per permettere a quanti più studenti di superare la prova a causa di un numero altissimo di bocciature agli scritti”, dice Rosanna, iscritta al secondo anno di Lingue e Culture Comparate. “Molti studenti esultano davanti a ogni facilitazione per il superamento degli esami. Ma chi ha davvero una voglia spassionata di ricevere un’adeguata preparazione è consapevole del fatto che dovrà affrontare un percorso pieno di ostacoli. Un quarto d’ora di conversazione orale è il minimo per noi. Ovviamente, una lingua non si impara dialogando un po’ con il lettore all’esame. Però, è l’unico che può realmente dire allo studente quanto sa parlare bene in inglese”, fa presente la collega Marcella Altobelli. “I lettori dovrebbero avere maggiore peso, perché le esercitazioni linguistiche sono un assaggio dell’esperienza sul posto, dove si è circondati da una precisa comunità di parlanti. Il lettore è lo strumento reale che può sollecitare l’ascolto e la capacità di esprimersi in lingua. Ma a molti non interessa che passare l’esame e avere una laurea, non studiare una lingua”, sostiene Giacomo Rizzo. Un’ulteriore questione è la scarsa frequenza ai lettorati. Giacomo continua: “secondo me, sopprimere il colloquio con il lettore non vuol dire semplificare l’esame. Il problema, invece, è che quasi nessuno segue i loro corsi. È assurdo che le persone più preparate nell’insegnamento, nella pronuncia, nella grammatica della lingua debbano avere un ruolo così marginale. Noi paghiamo le tasse, compriamo i libri, studiamo per anni e dovremmo pretendere di essere valutati dalle persone che hanno la massima competenza. Sono loro che dovrebbero preparare le prove d’esame, correggerle e interrogarci all’orale”. Valorizzare maggiormente le lezioni dei lettori dovrebbe rientrare nei propositi cardine di uno studente di Lingue. “Per me era gratificante dopo un anno di lavoro essere giudicato anche da un madrelingua. Per qualcuno è una manna dal cielo, dopo anni in cui gli studenti si sono lamentati per il livello troppo alto dell’esame di Inglese. Per altri è una cosa insensata. È vero che con un colloquio di dieci minuti scarsi non si dimostra la propria conoscenza. Sarebbe forse più opportuno aumentare le ore di esercitazioni linguistiche in itinere”, replica l Francesca Amirante. A questo punto, c’è chi contesta l’introduzione del test d’ingresso obbligatorio per coloro che scelgono l’inglese come lingua curriculare. “Non sostengo che fare un esame con i lettori ci renderà pronti per affrontare una conversazione in UK o USA, ci mancherebbe. Però, non ha senso facilitare un esame che non ci permette di acquisire nessuna abilità in più, se abbiamo una laurea in Lingue e poi non sappiamo nemmeno spiccicare due parole di fila in inglese. Non ha senso nemmeno introdurre un test selettivo, se il nostro livello del secondo anno resta simile a quello in entrata”, sottolinea nuovamente Marcella. “Io trovavo divertente confrontarmi con i madrelingua durante gli esami e penso che sia proprio in quel momento che lo studente si renda conto di quanto vale. Ho preso 19 allo scritto di Inglese I, il lettore mi ha messo 26 e la mia docente ha tenuto conto della sua valutazione nel voto finale. Non si tratta di una pura formalità”, ribadisce Rosanna. Anche alcuni studenti fuoricorso, non ammessi più volte allo scritto di Inglese, ritengono che sia giusto mantenere il colloquio con il lettore. “Il miglior modo per praticare una lingua è esercitarla continuamente. Il problema resta allo scritto. Conoscere la grammatica inglese non garantisce assolutamente il superamento della prova. E neanche mi sembra giusto affermare che chi viene bocciato non sappia l’inglese. Basti pensare che all’appello di gennaio su 92 candidati ci sono stati solo 13 promossi. Io sono già al terzo tentativo”, afferma   Giusi. Lo scoglio dell’esame scritto è in gran parte attribuito agli esercizi di Linguistica (fonetica, fonologia, morfologia, lessico, sintassi). “Tanti sono convinti di conoscere l’inglese ma non è così, perciò non si passano gli esami. Proprio allo scritto, gli anni di inglese di scuola non servono a niente, perché il test verte su nozioni di Linguistica, che è la parte più decisiva di tutto il triennio e, a mio parere, dovrebbe rientrare in un esame a parte, data la sua complessità”. Soprattutto gli studenti di Lingue e Culture Comparate ritengono che sia prematuro sostenere un esame di Linguistica Inglese al primo anno, “quando non abbiamo nemmeno idea di cosa sia la linguistica, dal momento che noi – a differenza degli iscritti a Mediazione Linguistica e Culturale – abbiamo solo al secondo anno l’insegnamento di Linguistica generale”. D’altro canto, “la lingua si impara sul posto, non in un’aula. Quindi, è inutile complicarci la vita ulteriormente e frammentare un esame di Lingua in tre parti quando, evidentemente, ne bastano solo due”, fa notare Carolina Albano di Lingue e Culture Orientali e Africane. Gli studenti di questo Corso di Laurea appoggiano, infatti, anche una semplificazione dell’esame scritto al primo anno. “Abbiamo già due lingue orientali nel nostro curriculum, nel mio caso giapponese e coreano, mentre l’Inglese è obbligatorio. L’esame di Linguistica al primo anno già ci crea molti problemi, a partire dalla fonetica e l’analisi logica, che spesso nemmeno gli inglesi conoscono. Sarebbe giusto che ci fossero corsi di lingua e programmi didattici differenti per chi proviene da Corsi di Laurea diversi e distinguere chi ha scelto l’inglese liberamente da chi ce l’ha come materia imposta”, aggiunge Carolina. “Per noi di Lingue e Culture Orientali e Africane sarebbe giusto sostituire l’esame vero e proprio con un Laboratorio di Inglese, ad esempio, per convalidare almeno le conoscenze basilari, soprattutto perché questa lingua non ci viene riconosciuta, sebbene siamo posti dinanzi alle medesime difficoltà di chi si vedrà un giorno laureato in inglese”, conclude Francesco Manfredi.  
Sabrina Sabatino
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